fbpx

Treni siciliani, “tesoretto” da 14 milioni. Pendolari: dalla Regione numeri illogici

La chiusura per due anni di un tratto della Catania-Palermo libererebbe risorse importanti, che potrebbero essere sfruttate dalla Regione per intervenite sull'annosa questione degli aumenti dei biglietti ferroviari. I dubbi sulle cifre date dall'assessore ai Trasporti

Un “tesoretto” da circa 14 milioni di euro, da spendere sul trasporto ferroviario siciliano. È quanto potrebbe avere a disposizione la Regione, per via della chiusura della ferrovia Catania-Palermo da marzo 2023 a marzo 2025, dovuta al completamento dei lavori di raddoppio dei binari. “Secondo i nostri calcoli, in continuo aggiornamento, saranno soppressi circa un milione di chilometri treno. Al costo dichiarato dall’assessore ai Trasporti Alessandro Aricò di 14 euro per chilometro treno, si arriva a una cifra risparmiata di 14 milioni”, spiega a FocuSicilia Giosuè Malaponti, presidente del Comitato dei pendolari. “Anche considerando il costo del trasporto alternativo via pullman, alla Regione dovrebbero restare diversi milioni”. Risorse importanti, che potrebbero essere sfruttate per intervenire sull’annosa questione degli aumenti dei biglietti ferroviari. Sul punto l’assessore Aricò ha riferito davanti alla Commissione trasporti dell’Assemblea regionale siciliana, ma secondo Malaponti i numeri dati “non hanno alcuna logica”. Né sui 3,6 milioni di euro stanziati in legge di Stabilità per l’azzeramento dell’aumento del 10 per cento scattato dal primo gennaio 2023, “sui quali non abbiamo risposte”, né sul nuovo aumento previsto a partire dal primo gennaio 2024, “su cui Aricò fornisce cifre completamente sbagliate”.

Leggi anche – Sicilia, tornano i treni storici. Turismo di nicchia non finanziato dalla Regione

I fondi stanziati in legge di Stabilità

Per quanto riguarda i 3,6 milioni – “tagliati” in Commissione bilancio rispetto ai 4,5 milioni necessari per coprire tutto l’anno – secondo Malaponti la Regione avrebbe un atteggiamento elusivo. “L’assessore in audizione ha ribadito che sono stati stanziati, ma a oggi non ha messo in pratica la sterilizzazione dell’aumento”. Sulla destinazione alternativa delle risorse, come riportato alcuni giorni fa da questo giornale, non ci sono certezze ma soltanto ipotesi. Tra le altre: detrazioni selettive per studenti, pendolari e altri utenti fissi delle ferrovie. Eppure, ricorda il presidente del comitato, i fondi inseriti nella manovra sono vincolati in modo stringente all’azzeramento dell’aumento, e non ad altre iniziative in materia di trasporto ferroviario. In effetti all’articolo 6 comma 5 della legge regionale numero 2/2023 si legge che “al fine di sterilizzare l’aumento tariffario per il 2023 previsto dal Contratto decennale tra la Regione siciliana e Trenitalia Spa, è autorizzata, per l’esercizio finanziario 2023, la spesa di 3.600 migliaia di euro”. Nessun riferimento a sconti selettivi o altre misure. Peccato che i pendolari “non abbiano visto alcun beneficio”, motivo per cui il comitato chiede al governo “risposte, per comprendere che fine hanno fatto questi fondi”.

Leggi anche – Regione, otto nuovi treni bidirezionali “Pop” in arrivo nei prossimi tre anni

Il nuovo aumento da gennaio 2024

Quanto all’aumento del 10 per cento dal primo gennaio 2024 – previsto sempre dal Contratto di servizio – durante l’audizione Aricò ha affermato che “sono necessari otto milioni e 700 mila euro in più per il prossimo triennio”. Se le risorse non dovessero essere trovate, “Trenitalia opererà un ulteriore incremento delle tariffe ferroviarie”. Secondo il presidente dei pendolari si tratta di parole in libertà. La sterilizzazione del nuovo aumento, infatti, non è una richiesta del comitato. “Noi non abbiamo chiesto di azzerare gli aumenti del prossimo triennio, ma di ristorare l’aumento di gennaio 2023”, spiega. Resta la possibilità che palazzo d’Orléans abbia intenzione di sterilizzare il prossimo incremento di propria iniziativa. Malaponti si mostra dubbioso, sia sulla volontà politica che sulle cifre. “Se anche il governo Schifani volesse farlo, malgrado nessuno l’abbia chiesto, la cifra necessaria sarebbe molto superiore a quella stimata”. Per il comitato infatti “non è vero che servono 8,7 milioni per il prossimo triennio”, visto che prendendo come riferimento la cifra di 4,5 milioni necessaria per l’azzeramento di quest’anno “servirebbero circa 13 milioni”.

Leggi anche – Binari morti e treni dei desideri: Sicilia lontana dalle ferrovie moderne

Le incongruenze sul Contratto di servizio

Per Malaponti, infine, non tornano nemmeno le cifre relative al Contratto di servizio. “L’assessore Aricò dichiara che ‘costa alla Regione circa 166 milioni all’anno’, per espletare 10,9 milioni di km-treno. Numeri che non ci risultano”. Il presidente del comitato cita l’articolo 6 del Contratto (dedicato a “Corrispettivi e modalità di pagamento”), che fino al 2019 prevedeva un costo di 111,5 milioni per 10,3 milioni di chilometri treno, Iva esclusa. Dal 2020, spiega Malaponti, “gli importi sono stati incrementati dell’1,5 per cento, nonostante i chilometri treno previsti annualmente siano rimasti fissi”. Nel 2020 infatti il costo del contratto è salito a 113 milioni per 10,8 milioni di chilometri treno, nel 2021 a 119 milioni per 10,9 milioni di chilometri treno, nel 2022 a 121 milioni, nel 2023 a quasi 123 milioni. Dall’anno prossimo i costi saliranno ancora. Sempre per 10,9 chilometri treno, la regione pagherà 124,7 milioni nel 2024, 126,6 milioni nel 2025 e 128,5 milioni nel 2026. “Come si vede, la cifra di 166 milioni citata da Aricò è molto distante. Anche considerando alcune risorse aggiuntive per l’acquisto di nuovi chilometri treno, stanziate con la finanziaria 2017, di cui si è persa traccia”, conclude il presidente del comitato.

- Pubblicità -
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Social

25,010FansMi piace
712FollowerSegui
392FollowerSegui
679IscrittiIscriviti
- Pubblicità -

Ultimi Articoli