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Tributi locali, la Sicilia è tra le più care. I dati della Uil

La rilevazione del Servizio Politiche Territoriali UIL

I tributi locali in Sicilia sono tra i più alti d’Italia secondo la rilevazione del Servizio Politiche Territoriali Uil aggiornata al 26 luglio, e riguarda le tre maggiori imposte e tasse dei comuni: Imu/Tasi, Irpef comunale e Tari. Dopo tre anni di blocco degli aumenti delle aliquote delle imposte e tasse locali, da quest’anno ne è riammessa la facoltà di modifica e, sebbene il quadro sia ancora incompleto, dato che non tutti i comuni hanno pubblicato le aliquote dell’Imu e delle addizionali comunali Irpef sul sito del ministero dell’Economia, secondo la rilevazione Uil non sono molti i municipi che hanno modificato le aliquote e le tariffe, ma si tratta comunque di ritocchi importanti.

Imu/Tasi e addizionale comunale Irpef al massimo

Poche le città capoluogo che hanno apportato modifiche, perché la stragrande maggioranza aveva già portato al massimo il livello della tassazione di Imu/Tasi e Irpef comunale prima del blocco triennale delle aliquote. Il 14 per cento di tutti i comuni italiani ha scelto di aumentare le aliquote Irpef e di rimodulare le esenzioni abbassandone la soglia. Tra i Comuni siciliani c’è Trapani, dove il limite per l’esenzione passa da 13 mila euro a 10 mila euro.

Tariffa Tari la più variegata

Variegata la situazione per quanto riguarda la Tari i cui dati sono i più accurati delle imposte prese in considerazione. A fronte di una media nazionale di 301,98 euro, la media siciliana è di 385,46 euro annui secondo la rilevazione su una famiglia con abitazione di 80 metri quadri e quattro componenti. Nel 2019 la Tari è aumentata in 44 città capoluogo di Provincia. Tra queste tre sono siciliane: Catania, Messina e Palermo.

I dati siciliani

L’aumento percentuale più consistente tra i capoluoghi di provincia siciliani è di quasi 18 punti ed è un primato catanese. La tassa sui rifiuti nella città dell’elefante comunque, non è la più cara della Sicilia, tanto che è al sesto posto. Prima in classifica, primato anche italiano, è Trapani. Qui la Tari costa di 550 euro annui a famiglia sebbene la tariffa si sia abbassata di quasi 17 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Riduzione che rappresenta un altro primato siciliano del capoluogo. Nel 2018 la tariffa era di 660 euro. La seconda città siciliana con la Tari più alta è Agrigento, dove si pagano 470 euro annui. Una riduzione di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno scorso quando si pagavano quasi 478 euro.
Messina occupa invece il terzo posto con 437 euro nel 2019 pari a un aumento di quasi il due per cento rispetto al 2018 quando si pagavano circa 7 euro in meno. Segue Ragusa. Qui si registra un ribasso del 3 per cento rispetto al 2018 quindi la tariffa è passata da 444 a 430 euro. Siracusa, quinta tra le siciliane, e Caltanissetta, settima, non hanno modificato le tariffe. Nella città di Archimede si paga quasi 426 euro all’anno, mentre a Caltanissetta quasi 295. Palermo è tra i capoluoghi in cui si paga meno, 281,87 euro. Il rialzo rispetto all’anno scorso è di 1,5 punti percentuali. Enna, in fine, è il Comune più economico. Era così nel 2018 quando la tariffa era di 282,97 euro annui e si conferma nel 2019 dopo una ulteriore riduzione del 2,4 per cento che ha portato il tributo a 276,26 euro a famiglia.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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