fbpx

Donne e violenza, Uil: “A Catania paura di esporsi”. Si riparte dalle scuole

Il sindacato catanese si è riunito in occasione della Giornata internazionale della Donna per presentare il progetto per i giovani dedicato a inclusione sociale, violenza di genere e bullismo. Il piano, presentato già nel 2020, era stato stoppato dalla pandemia

Uil Catania tornerà nelle scuole della provincia per presentare ai giovani un progetto su violenza di genere, bullismo e inclusione sociale. Il sindacato lo ha annunciato durante la conferenza “74 anni di rispetto della dignità delle persone” che si è tenuta ieri nel capoluogo etneo. Il piano era stato già presentato ad Acireale ma a Catania non è mai arrivato perchè il primo appuntamento è coinciso con l’inizio del lockdown. Quattro anni dopo tutte le tematiche su cui è stata sviluppata l’iniziativa restano attuali, a dimostrazione del ritardo sociale accumulato negli anni. La segretaria Uil Catania Enza Meli insieme alle responsabili Uil Mobbing & Stalking e Pari Opportunità e Politiche di genere, Agata Giuliano e Serena Vitale, sono ripartite per spiegare l’importanza del progetto proprio in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

L’8 marzo non è “Festa” della donna

La Giornata Internazionale della Donna è erroneamente chiamata Festa della Donna, come ha spiegato la responsabile Uil per le Pari Opportunità e Politiche di genere Serena Vitale durante la conferenza. La mancanza di parità è evidente e come ha ricordato Vitale “la premio nobel per l’economia Claudia Goldin ha ottenuto il riconoscimento grazie ad uno studio sulla disparità di genere”. Ripartire dai giovani è importante perchè c’è un collegamento tra i “difetti culturali” del passato e del presente. “I difetti culturali che alimentavano la disparità ci sono anche adesso – ha detto la sindacalista – e andando nelle scuole con il nostro progetto vogliamo portare ai giovani formazione e informazione su bullismo, violenza e politiche di genere. Parleremo o in assemblea di istituto o a gruppi ristretti in cui faremo colloqui e o anche percorsi interattivi”.

A gennaio già dieci donne allo sportello ascolto Uil

Agata Giuliano è la responsabile dello sportello Stalking & Mobbing di Uil. Settimanalmente offre assistenza alle donne catanesi vittime di stalking o mobbing in famiglia e/o a lavoro. Nel solo mese di gennaio, ha detto Giuliano, già dieci donne si sono rivolte al centro ascolto per ottenere supporto. “A Catania c’è ancora molta diffidenza, c’è un approccio limitato dalla paura di esporsi. Raccogliamo la testimonianza di quante vivono momenti di difficoltà in famiglia, ma anche sul posto di lavoro”. Il 2024 non è iniziato bene per le donne catanesi, considerato il numero alto di richieste di ascolto allo sportello istituito dal sindacato. “Abbiamo toccato numeri importanti – ha dichiarato Agata Giuliano – registrando già dieci richieste di aiuto“. Per migliorare le aspettative future Uil Catania si rivolgerà appunto ai giovani. “Abbiamo pensato a questo progetto perché crediamo che i giovani siano futuro e speranza. Sappiamo quali sono i margini per poter vivere nel rispetto, nell’educazione che spesso manca in famiglia. Ma la famiglia non è la sola a doversi fare carico di questo è anche la scuola che deve farsene carico. Per questo vogliamo incontrare i giovani”.

Essere donne significa rinunciare al lavoro

“Crediamo in una società diversa dove rispetto della dignità e dei diritti esistono – ha dichiarato la segretaria provinciale Uil Enza Meli – combattiamo ogni giorno una battaglia civile a favore delle donne”. Essere donna vuol dire rinunciare al lavoro per coniugare gli impegni in casa. “La Sicilia è agli ultimi posti per “part time involontario”. Alle donne spetta la cura dei figli e gli anziani e non possono dedicarsi a tempo pieno al lavoro”. Il concetto di “soffitto di cristallo” è limitante secondo la segretaria Uil Catania Meli. “Dovremmo parlare di pareti che si assottigliano attorno le donne. Questa società non è capace di sfruttare a pieno le risorse del mondo femminile. Parlo della società mondiale, non solo catanese. Una città è specchio di tante altre”. Il Sud e Catania sono maggiormente penalizzate. “A Catania si vive un po’ peggio perché scontiamo un tasso alto di disoccupazione, ma come nel resto d’Italia le donne hanno una pensione più bassa e stipendi più bassi rispetto agli uomini. Eppure mandiamo anche noi avanti il mondo”.

- Pubblicità -
Chiara Borzì
Chiara Borzì
Sono una giornalista specializzata nei temi di economia, impresa, ambiente, cultura e sport. Attualmente dottoranda di ricerca e cultrice della materia di "Storia Contemporanea" presso l’Università degli Studi di Enna "Kore".

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Social

25,010FansMi piace
712FollowerSegui
392FollowerSegui
679IscrittiIscriviti
- Pubblicità -

Ultimi Articoli