fbpx

Uova e colombe: Pasqua amara per le aziende siciliane

Il fatturato delle aziende che producono prodotti pasquali è in calo. Le analisi delle siciliane Bacco, Fiasconaro, Condorelli, Dolfin e Fabbrica Finocchiaro

Affari a rilento, fatturato più che dimezzato. Le aziende produttrici di prodotti pasquali, dalle uova di cioccolato alle colombe, sono in difficoltà. La quarantena obbliga a casa le persone e riduce gli acquisti in occasione della festa religiosa. La seconda dopo il Natale in termini di fatturato per aziende specializzate in questi tipi di prodotti. Tutte stanno pagando un grosso prezzo, in milioni di euro, a causa della pandemia da Covid-19. In alcuni casi la grande distribuzione aiuta a limitare le perdite, in altri, l’àncora di salvezza è l’e-commerce. La vendita al dettaglio è ferma. C’è chi propone di tenere i prodotti sugli scaffali anche dopo Pasqua ma i problemi comunque non mancano.

Bacco perde un milione di euro

Claudio Luca, amministratore unico di Bacco, quantifica la perdita in circa un milione di euro, tra ordini annullati o dimezzati. La diffusione della pandemia ha radicalmente cambiato le carte in tavola per l’azienda della provincia di Messina. L’anno, infatti, “era partito veramente molto bene, si prospettavano dei numeri record, ma con l’esplodere dell’emergenza sanitaria si è fermato un po’ tutto”. Sono oltre 350 i clienti che vendono al dettaglio che hanno chiuso, tra bar, pasticcerie, enoteche, ristoranti e hotel. L’azienda si affida alla grande distribuzione e all’e-commerce (non direttamente). Ed ha anche fatto beneficenza: aiuti economici agli ospedali di Catania ma anche l’invio di prodotti, anche al Nord. “Una colomba di speranza a chi è in prima linea”, dice Luca. Se l’e-commerce va abbastanza bene, “almeno finché reggono i trasporti”, la gdo ha qualche problema: “è oberata di lavoro e non ha neanche il tempo di mettere in vetrina i prodotti pasquali. Vendono più la granella o la farina di pistacchio o la spalmabile che non uova e colombe, anche se il dato varia da catena a catena”. Bacco però continua a sfornare prodotti, benché la produzione sia al minimo. I 45 dipendenti riescono a lavorare a una distanza di sicurezza, con guanti e mascherine: “se ci fermiamo saremo costretti a lasciare qualcuno a casa. Agli stagionali, ad esempio, non abbiamo rinnovato”. Nonostante il grosso danno economico, la speranza di Claudio Luca è che l’emergenza sanitaria finisca presto “altrimenti – dice – quel poco di liquidità che hai costruito negli anni si erode”. Tenere la merce sugli scaffali per più tempo “potrebbe essere un’opzione, ma vendere a prezzo pieno o con uno sconto dopo le feste “non cambia” anche perché “da azienda artigianale non siamo vincolati dal reso”.

Leggi anche – Il panettone terrone, Fiasconaro: “Mi prendevano per matto”

Fiasconaro punta sull’e-commerce

A tentare di far volare le colombe pasquali c’è anche Fiasconaro. “La colomba è simbolo della rinascita e quindi bisogna fare in modo che tutti gli italiani ne abbiano una a casa”, afferma Nicola, titolare insieme ai fratelli Fausto e Martino, dell’omonima azienda di Castelbuono. Per riuscire nell’impresa ha dovuto cambiare il suo metodo di distribuzione: “i nostri soliti canali sono quelli piccolissimi, dei negozi specializzati. Oggi tutti chiusi. Il prodotto è quindi rientrato”. Una parte “la diamo in beneficienza”, il resto si vende online sia sul mercato italiano, predominante, che estero. Per riuscirci è stato potenziato il canale e-commerce. “Da qualche anno ci siamo affidati a delle agenzie che si occupano di questo metodo di vendita perché il futuro è quello, ma da un mese abbiamo intensificato”. Nicola Fiasconaro ci tiene a dare sicurezza ai dipendenti “tutti tutelati e con contratto nazionale del lavoro”. Sono 150, per ora a casa in quarantena. L’ultimo prodotto è stato creato circa quindici giorni fa. Vuole anche mettersi a disposizione della collettività, come già fatto in passato con opere di mecenatismo. “È il momento di dimostrare di essere veri imprenditori e quindi metterci a disposizione delle istituzioni”. Anche per questo, guardando alle perdite economiche legate alla Pasqua, Fiasconaro non ha dubbi: “non me ne frega nulla, non è il momento di piangersi addosso”. E invita a fare squadra. “È il momento di essere realisti, audaci e guerrieri determinati. Solo così voleremo verso un futuro migliore”.

Dolfin, fatturato in calo del 40 per cento

Anche Dolfin sta subendo un calo nelle vendite e in generale nella distribuzione, sebbene il giro d’affari si concentra “al 56 per cento nella settimana di Pasqua” dice il direttore commerciale Paolo Giacca. Per questo è molto difficile quantificare il danno. In genere, comunque, “si vendono anche migliaia di uova in alcuni punti vendita e in Sicilia c’è una realtà importante e consistente”. La stima di Dolfin è quindi negativa con un meno 40 per cento nel mercato italiano e tanti “ordini annullati”. Il lavoro parte però “prima della fine dell’anno” anche perché Dolfin lavora molto con i marchi che più piacciono ai bambini e gli accordi commerciali vanno fatti per tempo. La vendita gira per lo più nella grande distribuzione. Quest’anno l’unica via di vendita per Dolfin. Ma anche la grande distribuzione ha dei limiti in questo periodo: “si dà priorità a quelli che sono definiti prodotti di prima necessità”. Ecco perché da Dolfin propongono una permanenza più lunga dei prodotti pasquali sugli scaffali dei supermercati. “Una grande ambizione che abbiamo”, ma che deve fare i conti con l’organizzazione della Gdo. Due gli aspetti da considerare, secondo Giacca: “non sappiamo quanto il consumatore possa essere interessato, soprattutto in quei clienti che non possono raggiungere i punti vendita fuori dal proprio comune; i clienti distributori hanno le programmazioni commerciali ben definite. Gli spazi, una volta finita la ricorrenza, sono dedicati al giro successivo”.

Leggi anche – Condorelli: “Oggi produrre in Sicilia è un valore aggiunto”

Condorelli, un danno tra 30 e 40 per cento

La situazione “non è delle migliori” anche per la Condorelli “ma non lo è neanche per la famiglie abituate allo scambio di doni per Pasqua” afferma Giuseppe Condorelli, amministratore unico dall’Industria Dolciaria Belpasso. La lavorazione dei prodotti si è fermata il 12 marzo e si stanno gestendo “le tantissime giacenze presso i corrieri”. L’auspicio è che i siciliani diano una mano alle imprese del territorio “e acquistino soprattutto da aziende locali”, nonostante “il nostro uovo di Pasqua non è per bambini, ma sono delle specialità”. Bloccato il mercato al dettaglio, i prodotti sono disponibili nella grande distribuzione. Anche per Condorelli sono saltate tutte le previsioni e la sola grande distribuzione non riesce a coprire tutte le perdite subite. Per questo l’azienda sposa l’opzione di prolungare la giacenza dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Il danno economico stimato da Condorelli “va dal 30 al 40 per cento” sul 15 per cento del valore del mercato pasquale sul totale annuale. La vendita online potrebbe venire in aiuto tanto che “stiamo spingendo su questo metodo”. Una strategia di vendita che l’azienda di Belpasso ha già messo in piedi da tempo e autonomamente.

Leggi anche – Finocchiaro, dalle caramelle alla fabbrica di cioccolato

Cassa integrazione per Fabbrica Finocchiaro

Un po’ diversa è la situazione della Fabbrica Finocchiaro di Giarre che non produce direttamente. Il proprietario, Gaetano Finocchiaro, è anche uno dei soci di Dolfin e accanto a questi prodotti ne vende anche di artigianali di alcune aziende italiane. Il suo punto vendita però è chiuso dall’11 marzo. “Non capisco se posso stare aperto o no”, confessa. D’altronde “è anche vero che non può venire nessuno”. Per Finocchiaro il danno è davvero importante visto che “per le caratteristiche storiche del mio locale il business principale dell’anno è concentrato al 60 per cento nei quindici giorni di Pasqua”. Dopo la ricorrenza “donerò uova e colombe a qualche associazione”. L’e-commerce potrebbe aiutare ma “l’uovo di Pasqua è anche un prodotto fragile, difficile da spedire”. Finocchiaro sta invece cercando di organizzarsi con consegne a domicilio nel vicinato. Secondo Finocchiaro comunque il problema non è legato all’oggi ma al domani. “Adesso pensiamo alla salute, ma prima di ripartire sarà un disastro”. È preoccupato per i suoi cinque dipendenti “per cui sto facendo attivare la cassa integrazione, ma il danno è davvero grande”.

https://www.focusicilia.it/2020/03/25/effetto-coronavirus-meno-merce-estera-prezzi-degli-ortaggi-in-rialzo/
- Pubblicità -
Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,945FansMi piace
511FollowerSegui
337FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli