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Veterinari, in Sicilia pochi e precari. Ed è allarme brucellosi

347 specialisti in forza alle aziende sanitarie e all'istituto zooprofilattico lavorano ancora con contratti para subordinati. Una situazione che mette a rischio i controlli anche su randagismo e tubercolosi

“In questo momento la provincia di Messina è ancora una delle più infette d’Europa in termini di brucellosi”. Il dottor Massimo Venza, coordinatore regionale dei medici veterinari per Uil Fpl, non nasconde i rischi per la salute pubblica derivanti dalla situazione dei veterinari in Sicilia. “Ci sono 347 specialisti ambulatoriali costretti a lavorare per le Aziende sanitarie provinciali e per l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Regione solo per metà delle ore necessarie, e con contratti di convenzione atipica”. Lavoratori che vivono in un limbo tra la libera professione e un lavoro para subordinato, e da cui dipendono “tutti i controlli sugli alimenti di origine animale in commercio nei supermercati e negli altri luoghi”.

Brucellosi nel messinese, rischio evidenziato dai bollettini

Il risultato del loro lavoro è riportato mensilmente nei bollettini epidemiologici veterinari per la Sicilia, che riportano a partire dal 2012 un miglioramento nella percentuale di controlli effettuati, con una copertura che oggi sfiora il 100 per cento degli allevamenti. Ma se nell’agosto 2012 gli allevamenti nella provincia di Messina colpiti da brucellosi superavano il 5 per cento, l’incidenza nel messinese nel 2018 è ancora vicina al 2 per cento del totale dei bovini controllati. E la precarietà dei veterinari specializzati non aiuta a risolvere definitivamente “un problema che ci ha visto solo nel 2017 con 132 casi negli uomini”. Nell’ultimo bollettino diffuso, relativo al solo mese di agosto 2019, la percentuale delle aziende controllate con almeno un caso è ancora sopra al 5 per cento. Venza, in un comunicato congiunto con i coordinatori dei sindacati di categoria Fespa, la dottoressa Catia Scollo e di Sumai, il dottor Salvatore Grillo, richiede ora all’Assemblea regionale siciliana l’approvazione di un emendamento alla legge Finanziaria regionale in corso di definizione che consenta “un aumento delle ore di incarico per lo svolgimento di attività sanitarie istituzionali ai fini del contrasto di malattie infettive e diffusive quali tubercolosi, brucellosi ed alla lotta del randagismo”.

Dati dell’assessorato regionale della Salute contenuti nel piano regionale dei controlli 2015-2018

Una richiesta che va avanti da dieci anni

La richiesta di risolvere la situazione con un emendamento al Bilancio regionale è la stessa da dieci anni: nel settembre del 2009 un decreto dell’assessorato regionale alla Sanità, il numero 01799, aveva avuto parere favorevole dal ministero della Salute per porre termine al lavoro para subordinato a partire dal 1 gennaio 2010. Una tipologia che viene dall’applicazione degli accordi collettivi nazionali, ma che non dovrebbe più essere consentita, “e che porta di fatto gli specialisti che effettuano i controlli in Sicilia a lavorare 15 euro l’ora contro i 38 stabiliti dal contratto nazionale. Sulla carta sono quindi diminuite le attività, ma non le competenze e il carico di lavoro, che restano le stesse anche dopo il decreto del 2009”, spiega Venza. Dieci anni in cui il blocco delle assunzioni nella Regione, unito all’invarianza del capitolo dedicato nel Bilancio regionale, “ha fatto figurare il lavoro svolto come servizi, legandolo a progetti obiettivo. Con il paradosso che i medici veterinari devono anche pagarsi l’Iva”.

Già nell’aprile del 2011 la Uil Fpl chiedeva alla Regione siciliana un emendamento risolutivo

Tubercolosi e randagismo da monitorare

La richiesta all’Ars dei sindacati dei medici veterinari è quindi semplice: “Un incremento delle ore riallineando le retribuzioni e i contratti, viste anche le esigenze del territorio da soddisfare. La brucellosi – spiega Venza – è solo uno degli aspetti da considerare”. Tra le emergenze indicate dai sindacalisti vi sono anche la tubercolosi e il randagismo, come evidenziato nel piano regionale dei controlli 2015-2018 dell’assessorato alla Salute. “Del resto – prosegue – i servizi sanitari controllano per interesse pubblico tutti gli animali, non solo gli ovini i bovini o i cani, in funzione delle malattie che possono essere trasmesse all’uomo. La pubblica amministrazione non può permettersi più di avere questa situazione”, conclude il responsabile dei veterinari regionali di Uil Fpl.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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