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Vigne dell’Etna, prezzi in ascesa. Ma l’ettaro più caro è tropicale

Secondo i dati del Crea, un ettaro sulle pendici del vulcano arriva a 70 mila euro. Ha superato gli agrumeti e affianca alcune Doc di prestigio. Ma non è la coltivazione più ricca della regione

Comprare un pezzo di terra costa (un po’) di più. Ma dai numeri del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) emerge chiara una cosa: è il momento dei vigneti. Dopo una rincorsa di due decenni, nel 2018 in Italia un ettaro coltivato a vigna è costato più di uno dove cresce frutta. Un traguardo impensabile anche solo vent’anni fa. Si tratta comunque di un dato medio. Significativo, ma che miscela le superstar della bottiglia (a partire dal Barolo) con aree molto meno valorizzate. Oscillazioni che valgono, in piccolo, anche per la Sicilia, dove zone a prezzi contenuti si affiancano a quelle dell’Etna, ormai a livelli di tutto rispetto a livello nazionale. La vigna del vulcano ha superato gli agrumeti, ma non è ancora la coltivazione più preziosa dell’Isola.

La vigna milionaria

Il Crea ha certificato un incremento dei prezzi della terra per il secondo anno consecutivo. I valori fondiari sono aumentati dello 0,2 per cento. Più robusti gli incrementi in Piemonte, Lombardia e Toscana, più contenuti nelle regioni centro-meridionali. Segno negativo, invece, per Umbria, Campania, Basilicata e soprattutto Veneto (-1 per cento). Non c’è quindi grande movimento, fatta eccezione per “i prezzi per terreni adatti a colture di pregio – in primis la vite – dove il successo commerciale crea in molti casi un forte aumento della domanda con conseguente rialzo dei valori fondiari. Le contrattazioni per terreni in zone che hanno saputo avvantaggiarsi del crescente interesse dimostrato dai consumatori per i prodotti di qualità dominano il mercato fondiario e rappresentano i casi, purtroppo abbastanza infrequenti, in cui la domanda supera l’offerta”. Tradotto: in alcune zone c’è poco spazio e tanti produttori che lo cercano. Con il risultato di far lievitare (e in alcuni casi esplodere) i prezzi. Un caso su tutti: per avere un ettaro di vigna nell’area che può utilizzare la Docg Barolo servono almeno 200 mila euro. Ma si arriva di slancio anche oltre 1,5 milioni. Alcune aree trentine e toscane ci si avvicinano, restando però abbondantemente sotto la soglia del milione.

L’ascesa dell’Etna

I vigneti siciliani sono lontanissimi. D’altronde, valutazioni da Barolo o Montalcino sono rare. E poi va guardato anche il punto di partenza: la valorizzazione dei vini isolani è cosa recente. Il dato che emerge dai rilievi del Crea, quindi, non è tanto la distanza dai vertici quanto il balzo dei vigneti per le Doc e Igt sulle pendici dell’Etna. È uno degli areali in maggiore ascesa. E i prezzi reagiscono di conseguenza: un ettaro va dai 35 ai 70 mila euro. Nella lista degli esempi fornita dal Crea, non ci sono valutazioni di pari livello nel sud Italia. Per fare qualche esempio: le zone per produrre Vermentino di Gallura si fermano a 29 mila euro per ettaro; le colline del Vulture arrivano a 38 mila euro; in Puglia, l’area del Primitivo di Manduria tocca i 40 mila euro e i vigneti della Capitanata meridionale (Tra Foggia e Barletta-Andria-Trani) i 55 mila. Ormai l’Etna ha valutazioni superiori alla Cinque Terre (fino 60 mila euro) e simili a quelle dei vigneti di Moscato Doc nella zona di Canelli, in provincia di Asti. Non sono distanti le quotazioni per un ettaro nell’area del Gattinara Docg (fino a 80 mila euro) e della Doc Valtellina Superiore (90 mila euro). Ancora una volta ci ha visto lungo Angelo Gaja: uno dei grandi rivoluzionari del Barbaresco e dell’enologia italiana ha investito sul vulcano già da un paio d’anni.

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Un ettaro tropicale? Come uno in Franciacorta

I vigneti dell’Etna segnano una distanza marcato rispetto ad altre coltivazioni siciliane. Le aree di Marsala si fermano a una valutazione dimezzata (dai 21 ai 35 mila euro), così come quelle di Monreale-Partinico (20-34 mila). Servono invece dai 25 ai 45 mila euro per un ettaro utilizzato per produrre vino da tavola a Naro-Canicattì e in provincia di Caltanissetta. Valutazioni lontane dall’Etna ma comunque superiore alla maggior parte delle altre colture. Con alcune (sostanziose) eccezioni. Un ettaro di “pistacchieti di piccole dimensioni nelle pendici dell’Etna” (cioè Bronte e dintorni) ha quotazioni da vigna: 17-35 mila euro. Su questi livelli sono anche i pescheti di Bivona (Agrigento) e Leonforte (Enna). Gli agrumeti sono ancora più pregiati: nella Piana di Lascari (Palermo), in quella di Catania, nel messinese e nella zona costiera della provincia di Siracusa raggiungono i 50 mila euro. Cifre significative, ancor di più se si pensa che il prezzo medio per un ettaro siciliano è 9.840 euro, dato in costante crescita dal 2013 ma ancora tra i più bassi d’Italia. C’è però un terreno che, in Sicilia, vale davvero oro: per un campo di “frutteti di essenze subtropicali nella Piana di Catania” servono dai 50 ai 120 mila euro. Tra avocado e mango, i prezzi hanno raggiunto quotazioni che – per tornare al vino – valgono quanto un ettaro in Franciacorta.

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Barolo e Montalcino superstar

Come si nota già dagli esempi del Crea, ci sono forti oscillazioni a livello di coltivazioni. Cui si aggiungono quelle regionali. Un ettaro siciliano vale – in media – meno della metà di uno piemontese e meno di un quinto rispetto a uno trentino. Molto dipende, come accennato, dalle superstar della viticoltura: esempi in cui il prodotto di qualità è stato miscelato con marketing e promozione del territorio. Come detto, l’area Barolo Docg fa storia a sé, con ettari dalla valutazione milionaria. Il successo mondiale del Prosecco ha spinto i vigneti della Docg Valdobbiadene tra i 300 e i 450 mila euro. Alcune zone della provincia di Bolzano (lago di Caldaro, bassa Val Venosta e Valle Isarco) arrivano a 690 mila euro. E poi c’è la Toscana: le aree che possono essere etichettate come Chianti Classico (tra Firenze e Siena) possono valere anche 150 mila euro l’ettaro. Per la Doc Bolgheri (in provincia di Livorno) si oscilla tra i 200 e i 400 mila euro. Nulla in confronto alla star toscana tra le star toscane: per un ettaro sulle colline di Montalcino, dove si produce il Brunello, non si scende sotto i 250 mila euro. Con picchi fino a 700 mila.

Perché il vino tira

Il vino, quindi, tira. E dovrebbe continuare a farlo. Nella maggior parte delle altre aree agricole, spiega il rapporto del Crea, “esiste una potenziale offerta molto consistente che non si tramuta in vendita a causa del livello dei prezzi giudicato poco appetibile”. Nonostante i prezzi siano piatti, sono reputati ancora salati rispetto ai guadagni attesi. Inoltre, “i modesti incrementi del prezzo della terra non riescono a recuperare la perdita di potere d’acquisto da circa 15 anni”. Ecco perché “gli operatori del settore non si attendono significative variazioni per il futuro con quotazioni stabili”. Con alcune eccezioni: “L’unico dinamismo riguarda le aree dove le produzioni di qualità assicurano redditi soddisfacenti che spingono gli operatori a consolidare il proprio patrimonio fondiario”, dove “la redditività è assicurata da buone prospettive di mercato, la domanda supera l’offerta e porta al rialzo delle quotazioni”. Vigne, soprattutto. Attenzione, però, sottolinea il Crea. Se comprare diventa caro “è opportuno valutare attentamente l’entità dello sforzo finanziario richiesto per l’acquisto del bene fondiario rispetto alla possibilità di orientarsi verso l’affitto”.

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Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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