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Vino, l’Etna Doc oltre l’ostacolo Covid: superate le bottiglie del 2019

Nei primi sette mesi del 2021 superati i numeri dell'anno pre-pandemia. Exploit dell'Etna bianco superiore, il vino di Milo cresce del 21 per cento. Le sfide del Consorzio di tutela

Il vino Etna Doc riprende la corsa allo sviluppo e si mette alle spalle l’anno nero del lockdown. I dati sull’imbottigliamento dei vini prodotti nella zona del vulcano a denominazione di origine hanno infatti registrato un incremento drastico sul 2020, l’anno del Covid, ma soprattutto hanno superato quelli del 2019, anno senza pandemia e vero punto di riferimento per il mercato.

Più di tre milioni di bottiglie

Globalmente, per il vino di tutte le tipologie di Etna Doc sì è passati da poco meno di tre milioni di bottiglie nel 2019 (2.974.000 per la precisione) a oltre tre milioni (esattamente 3.093.000) nel 2021, con un incremento del quattro per cento. I dati naturalmente non si riferiscono a tutto l’anno, ma ai primi sette mesi, da gennaio a luglio. Un exploit in particolare nello stesso periodo lo fa registrare l’Etna bianco superiore, vino che secondo il disciplinare può essere prodotto solo da uva del vitigno Carricante coltivato esclusivamente nel territorio del comune di Milo, piccolo centro a 700 metri di quota che si affaccia sul mare Ionio, sul versante est della montagna.

Il caso Etna bianco superiore

Tra il primo gennaio e il 31 luglio del 2021 infatti sono state riempite, tappate ed etichettate oltre 43.700 bottiglie di Etna bianco superiore contro le poco più di 36.100 dello stesso periodo del 2019, con un aumento del 21 per cento. Per dare l’idea del calo nell’anno dei lockdown, nei primi sette mesi del 2020 le bottiglie prodotte erano state appena 18.600. Naturalmente l’Etna bianco superiore rappresenta una piccola nicchia, pari a poco più dell’1 per cento, sul totale dei vini Doc, ma la tendenza incoraggia i tanti produttori che hanno deciso di investire su questa tipologia, impiantando vigneti di carricante nella zona di Milo.  

“I vini dell’Etna hanno un grande appeal”

Dati incoraggianti anche secondo Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di tutela dei vini Etna Doc: “Nonostante il periodo infausto, i numeri ci dicono che il consumatore continua a cercare i nostri vini. E questo ci aiuta ad accelerare la fase di ripresa e uscita dalla crisi dovuta al lockdown”. Lunetta distingue poi tra produttori:”La crisi non è uguale per tutti, e ancora oggi le piccole realtà soffrono maggiormente”. Le aziende più grandi e strutturate infatti beneficiano in misura maggiore della ripresa, soprattutto se riescono a esportare, in Europa o in Usa, “dove un vero e proprio lockdown non c’è mai stato. Di certo però possiamo dire che i vini dell’Etna continuano ad avere un grande appeal sui mercati italiano e internazionali”.

Leggi anche – Sicilia, il Covid non risparmia il vino di qualità, ma i vigneti crescono

Un nuovo presidente per il Consorzio

Dal punto di vista “politico” il Consorzio di tutela in questi mesi è chiamato a sostituire il presidente Antonio Benanti, che ha deciso di non ricandidarsi. Una prima assemblea dei 195 soci (che rappresentano oltre il 90 per cento del vino imbottigliato) non ha trovato una soluzione condivisa. Una nuova riunione si terrà nelle prossime settimane per cercare di arrivare a un accordo ed eleggere presidente e nuovo consiglio di amministrazione all’unanimità o a larga maggioranza.

Tante sfumature di rosa

Dal punto di vista tecnico invece i lavori non sono mai fermati, e tra le novità introdotte di recente ci sono il numero minimo di piante per ettaro (4.600) nei nuovi impianti e la possibilità di ottenere i vini rosati con colorazioni più tenui, assecondando le nuove tecniche di vinificazione e le tendenze del mercato. Precisato anche in modo chiaro nel disciplinare che lo spumante Etna Doc può essere prodotto solo con il metodo classico (con spumantizzazione in bottiglia) e non con il metodo Martinotti-Charmat (spumantizzazione in autoclave).

Docg e spumante da carricante

In discussione anche tanti punti, tra cui l’introduzione del carricante come base per lo spumante doc (attualmente la base deve essere di Nerello mascalese per almeno il 60 per cento) e l’istituzione di una denominazione Docg, denominazione di origine controllata e garantita.

Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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