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Catania, l’ospedale Vittorio andrà alla Regione. Ma senza date certe

Un accordo di comodato con l'azienda ospedaliera permetterà la riconversione dell'area in polo culturale. Ma senza una data definita e a danno dell'economia della zona

Quello che fino a pochi mesi fa era il più grande ospedale di Catania diventerà un polo culturale e museale. Lo ha ratificato un accordo di comodato d’uso gratuito delle strutture di via Plebiscito raggiunto tra la giunta regionale guidata da Nello Musumeci e la direzione dell’azienda ospedaliera universitaria Vittorio Emanuele. L’acquisizione è motivata dalla “valorizzazione dei beni” al fine di farne un polo culturale. Come spiegato nella delibera di giunta 322, l’ospedale è infatti “legato a un contesto storico e monumentale di particolare pregio che si innesta nel tessuto storico e urbano del centro etneo e assume un particolare rilievo nello sviluppo di Catania e della sua attrattiva turistica”. Nata come giardino dell’adiacente monastero dei Benedettini, oggi sede universitaria, l’area era stata riconvertita in polo ospedaliero dedicato al re Vittorio Emanuele II nel 1881, diventando in quasi 140 anni di storia il fulcro economico della zona, un tempo ai confini della città. E la chiusura ha avuto un impatto devastante per le attività commerciali che da decenni vivevano grazie al flusso continuo di migliaia di persone garantito dal nosocomio.

Tempi di consegna non ancora definiti

L’accordo, sottoscritto dallo stesso governatore Musumeci in quanto assessore pro tempore ai Beni Culturali e dal direttore dell’azienda ospedaliera Giampiero Bonaccorsi, mette per iscritto che la cessione in comodato avviene a titolo gratuito, che avrà validità anche in caso di cessione della proprietà a terzi e che le eventuali ristrutturazioni dei locali e migliorie saranno a carico della regione siciliana. Resta senza una data precisa la consegna: tutto dipende, come esplicitato nel punto 12 dell’accordo, dall’ultimazione del trasferimento dei reparti restanti, chirurgia compresa, nel nuovo ospedale San Marco di Librino, attivo da fine marzo e che attende l’apertura del pronto soccorso. Dall’accordo è escluso anche il padiglione Costanza Gravina, che rimarrà all’azienda Vittorio Emanuele in quanto sede dei servizi ospedalieri di Pediatria.

Le proposte del comitato D’Ove

La dismissione del Vittorio Emanuele, ma anche dei vicini ospedali Santa Marta, Santo Bambino e Ferrarotto, è avvenuta in pochi mesi e senza una vera definizione della riconversione, considerando anche i tempi non certi sottoscritti nell’accordo di comodato. Un modo di procedere che è stato nel corso dei mesi contestato da D’Ove, un comitato civico cittadino formato da residenti nella zona e con la partecipazione di esperti urbanisti e vari soggetti della Società Civile etnea, per i quali la maggiore preoccupazione è legata al deperimento già in atto delle numerose piccole attività economiche dei quartieri adiacenti l’ospedale, Antico Corso e Cappuccini. Il comitato D’Ove ha quindi proposto in un documento pubblico una serie di riutilizzi dell’area “per evitare, nell’attesa dell’utilizzo definitivo, la vandalizzazione di aree ed immobili e il conseguente avanzare del degrado, sia fisico che socio-economico nel contesto circostante”, a partire dal mantenimento di servizi sanitari di prossimità come consultorio, poliambulatorio, servizi sociali e comprendendo anche l’uso come parco pubblico degli ampi spazi verdi all’interno, da utilizzare anche come spazi per eventi culturali e pratica sportiva di base. Più complessa, alla luce dell’accordo, l’uso del complesso per creare alloggi temporanei per persone in difficoltà socio economica, come donne e uomini migranti, sfrattati per morosità incolpevole e senza-tetto. “Riteniamo però – afferma Salvo Castro a nome del comitato D’Ove – che sia assolutamente centrale la necessità di dare risposte immediate a situazioni di crisi abitativa anche utilizzando parte del Santa Marta o strutture di proprietà dell’azienda ospedaliera, compreso l’edificio di foresteria inutilizzato in Via Plebiscito”.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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