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Zona industriale Catania, profondo degrado. Le aziende sono inascoltate

Da anni gli stessi problemi: strade-colabrodo, nessuna pulizia né illuminazione, allagamenti, rari interventi di manutenzione in canali di scolo e aiuole. Impellizzeri (presidente Zic Re Industria): "Però le tasse le paghiamo, siamo il bancomat di Comune e Regione"

“Con le nostre aziende, nella zona industriale di Catania, rappresentiamo dal 15 al 18 per cento del Pil siciliano. Praticamente siamo il bancomat di Comune e Regione. Però, le tasse che paghiamo non ci vengono restituite, non dico in proporzione, ma neanche minimamente, in servizi. Da anni i problemi sono sempre gli stessi: strade piene di buche, nessuna pulizia, allagamenti, rarissimi interventi di manutenzione nei canali di scolo e aiuole, niente illuminazione”. Fabio Impellizzeri è un fiume in piena. Amministratore di Inalme Srl e presidente di “Zic Re Industria Catania”, associazione che dal 2015 riunisce oltre 30 aziende su oltre 400 della zona industriale di Catania, elenca situazioni di degrado che finora, dichiara, “hanno visto solo indifferenza da parte delle istituzioni”, nonostante, sottolinea, “qui le aziende credono e investono, sono internazionalizzate, ipertecnologiche, convertite 4.0 e ci sono diverse multinazionali”. Eppure, i problemi nelle infrastrutture pubbliche restano notevoli. L’associazione di imprenditori li evidenzia continuamente, ma assiste a un assordante silenzio da parte degli enti competenti.

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I nostri visitatori “pensano di essere a Beirut”

“Riceviamo spesso visite di rappresentanti di aziende – racconta Impellizzeri – che vengono dalla Cina, dalla Germania, dai Paesi extraeuropei. Arrivano nella zona industriale, poi entrano nelle nostre aziende. Sapete qual è la prima cosa che ci dicono? Che pensano di aver lasciato alle spalle Beirut (con tutto il rispetto), per entrare in Svizzera. E ci chiedono come sia possibile che aziende ben organizzate e strutturate possano risiedere in un tale contesto di degrado”. La struttura associativa di Zic nasce proprio per portare nei tavoli istituzionali le esigenze delle aziende. “A cominciare dalla viabilità – riprende impellizzeri – e dalla realizzazione di canali che possano consentire, in occasione delle grandi piogge, di far defluire le acque piovane. Negli anni non c’è stata manutenzione. Nel 2012 e l’anno scorso la zona industriale ha subito allagamenti importanti”. Il Comune di Catania da circa un anno ha ereditato da Irsap (Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive) la competenza sull’area, ma anche durante la gestione precedente da parte della struttura regionale, Impellizzeri ricorda “un solo intervento di manutenzione straordinaria in sette anni, e allora non ci furono esondazioni. Basterebbe fare le manutenzioni in maniera costante e continuativa nel tempo e non ci sarebbero allagamenti”.

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Buche, illuminazione, aiuole e sicurezza

L’illuminazione stradale è praticamente inesistente. “Oggi c’è ancora luce quando usciamo, alle 17 o alle 18, ma nel periodo autunnale e invernale chiudiamo i cancelli totalmente al buio, con problemi di sicurezza, soprattutto se aggiungiamo la pioggia e le strade piene di buche. Spesso troviamo macchine ferme e persone in panne con gravi difficoltà”. Nelle aiuole, l’erba è altissima. “La vegetazione fa il suo corso e invade le strade – sottolinea Impellizzeri – e le aiuole diventano un nascondiglio per chi vuol fare un furto, oltre che un impedimento visivo per gli automobilisti. Andrebbero ripulite, ma questo non avviene ed è un vero peccato: la zona industriale potrebbe essere molto bella da vedere, perché le strade sono molto larghe, ci sono gli oleandri, chi la progettò negli anni ’50 la vide con un criterio futuristico”. Ma oggi di tutto questo resta ben poco. È come se il mondo della politica non volesse accorgersi di questo contesto deturpato nel quale le aziende sono costrette ad esprimere le proprie potenzialità rimanendo avvolte nel fango dell’indifferenza, fango che purtroppo qualche volta non è solo una metafora.

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“Abbiamo incontrato tutti. Nessuna risposta”

“In questi anni – ricorda Impellizzeri – abbiamo incontrato tutti. Tutte le istituzioni possibili e immaginabili: sindaci, assessori, ingegneri del Comune, l’Irsap, il Consorzio di bonifica che gestisce alcuni canali, i deputati regionali, tra i quali qualcuno che ha organizzato un tavolo alla Regione coinvolgendo tutti gli attori interessati”. Con quali risultati? Praticamente, nessuno. “Solo piccoli movimenti – riferisce il presidente di Zic – piccoli assaggi di manutenzioni. Ora ci dicono che da settembre dovrebbero iniziare dei lavori che fanno parte del vecchio Patto per Catania. Ma ce lo promettono da anni”. Basterà questo? Per Impellizzeri, la questione va gestita in modo sistematico. “Ci vorrebbe una sinergia tra tutti gli enti competenti – propone – e un progetto-quadro che metta nelle condizioni di intervenire in misura straordinaria in tutti i canali, per portarli nelle condizioni ottimali. Poi, individuare un soggetto che sia responsabile della manutenzione ordinaria periodica”. Senza più rimbalzi di responsabilità, com’è stato finora. “Le nostre belle Imu e Tari – conclude Impellizzeri – dovrebbero servire a pagare non solo i servizi per la città, ma anche per la zona industriale. Se non paghiamo ci perseguitano. Se l’istituzione invece non risponde del servizio dovuto, non succede niente. Tutto questo non può più funzionare”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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