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Zone franche montane, un’attesa lunga quattro anni

Un disegno di legge per contrastare lo spopolamento delle aree interne è fermo all'Ars. Nonostante le iniziative di un agguerrito Comitato nelle Madonie e il supporto della Cgil regionale

“Emigrazione e spopolamento progressivo, ristagno delle attività economiche, abbandono del territorio costituiscono fenomeni che sembrano inarrestabili”. Questa la situazione delle zone montane siciliane fotografata il 7 ottobre 2015 nel Disegno di legge 981, presentato all’assemblea regionale Siciliana da 5 deputati del Partito Democratico, primo firmatario Bruno Marziano. Il provvedimento prevede l’inserimento delle aree, individuate dalle Città metropolitane e dai Liberi consorzi comunali, all’interno delle Snai (strategia nazionale aree interne), l’istituzione di zone economiche speciali (Zes), della Banca della terra, e di provvedimenti di fiscalità agevolata e specifici volti a migliorare i servizi e combattere lo spopolamento. La legge, nonostante riguardi potenzialmente il 24 per cento del territorio dell’Isola, a quattro anni di distanza non è ancora arrivata in aula, nonostante la mobilitazione di un Comitato regionale nato nelle Madonie composto da un agguerrito gruppo di realtà territoriali: il Caleidoscopio, i consorzi centri commerciali naturali di Gangi, Petralia Sottana, Polizzi Generosa e Nicosia, Confesercenti Madonie, Cidec, Casa Artigiani Madonie, l’associazione Borghi più belli d’Italia Sicilia, l’associazione Pro Piano Battaglia e Madonie, e dal sindacato dei lavoratori Cgil Madonie con il supporto della segreteria regionale.

Il segretario Cgil Mannino: “Ritardi inammissibili”

Intervenuto ieri a un sit-in organizzato dal Comitato a Castellana Sicula, il segretario regionale di Cgil Alfio Mannino ha ricordato come “Il contrasto allo spopolamento delle aree interne passa attraverso l’attuazione di un ventaglio di azioni per il lavoro, le infrastrutture e il welfare, già previste ma che scontano ritardi. Basti pensare alla Snai per le Madonie, firmata con 12 mesi di ritardo, le cui misure sono ferme nonostante ci siano già progetti esecutivi ”. I comuni delle aree interne siciliane sono 291 per oltre 2 milioni di residenti, il 40 per cento della popolazione siciliana e solo nella zona delle Madonie “tra il 2011 c’è stato un calo della popolazione nelle zone interne del 7,7 per cento e dal 2011 al 2016 del 5,09 per cento, pari a 3.380 unità, come se fosse sparito un intero paese come Petralia Soprana in questo contesto- ha aggiunto Mannino- le zone franche montane sono uno degli strumenti utilizzabili assieme alle Snai, alla Banca della terra e alle misure della legge sui piccoli comuni. Ma su questi strumenti si registrano disinteresse della politica e ritardi inammissibili ”.

In Sicilia tanti i territori in attesa

Il quadro siciliano vede al momento la Snai Simeto in attesa della firma dell’accordo di programma quadro. Quella Nebrodi in attesa dell’approvazione al livello nazionale della Strategia presentata. Nei Sicani e nel Calatino è stata da poco approvata la strategia da presentare al Governo nazionale e a quello regionale. Mannino aggiunge che “c’è stata disattenzione nell’individuazione di territori da inserire nelle Zes. Le istituzioni regionali e nazionali- afferma- non tengono conto del fattore tempo, che invece è determinante per contrastare un fenomeno galoppante come lo spopolamento”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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