Conti cointestati nel caos: l’ex può prelevare tutto senza avvisarti | la banca non ti protegge mai
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Molte coppie scelgono di aprire un conto corrente cointestato per gestire più facilmente spese comuni, bollette e movimenti quotidiani. La firma disgiunta, in particolare, permette a ciascun intestatario di prelevare e operare senza chiedere autorizzazione all’altro. Ma cosa accade quando il matrimonio finisce? Una delle domande più frequenti è se, dopo la separazione o il divorzio, l’ex coniuge possa ancora prelevare dal conto comune. Una questione che interessa migliaia di persone e che spesso viene fraintesa, con conseguenze economiche poco piacevoli.
La legge, tuttavia, è chiara: le vicende personali degli intestatari non incidono automaticamente sui rapporti bancari. Il conto cointestato rimane tale anche dopo la rottura della coppia, e le regole che disciplinano l’utilizzo delle somme depositate continuano a valere senza modifiche. Per capire esattamente cosa può fare un ex coniuge, occorre analizzare come funziona la cointestazione bancaria e quali responsabilità comporta.
Come funziona davvero un conto cointestato: diritti e limiti dopo la separazione
Un conto corrente può avere più intestatari e può essere gestito con due diverse modalità. Se è a firma congiunta, ogni operazione richiede il consenso di tutti; se è a firma disgiunta, ciascun correntista può agire liberamente, perfino prelevando l’intero saldo. È proprio questa caratteristica a creare i maggiori dubbi quando una coppia si separa.
La legge stabilisce che, in caso di cointestazione, si presume che il denaro appartenga a entrambi in parti uguali, a meno che non si dimostri il contrario. Questo significa che se i coniugi sono due, ciascuno è considerato titolare del 50%, ma la presunzione può essere superata provando che le somme derivano solo da uno dei due, come accade quando il conto è alimentato esclusivamente dallo stipendio di un solo intestatario.
Come chiarito dalla Corte di Cassazione (sentenza 17 ottobre 2023, n. 28772), la cointestazione attribuisce a entrambi gli intestatari la qualifica di creditori e debitori solidali nei confronti della banca e nei rapporti interni. In concreto, ciascuno può chiedere alla banca somme anche superiori alla propria quota, ma dovrà poi risponderne civilmente verso l’altro intestatario.
È quindi possibile che uno dei due prelevi più del dovuto, ma in questo caso l’altro potrà agire per ottenere la restituzione della propria parte. L’istituto di credito, però, non potrà essere ritenuto responsabile: con la firma disgiunta, deve consentire le operazioni a ogni cointestatario.

L’ex coniuge può prelevare dal conto cointestato? Cosa cambia (e cosa no) con separazione e divorzio
La risposta è sì: l’ex coniuge può continuare a prelevare dal conto corrente cointestato anche dopo la separazione o il divorzio. Né lo scioglimento della comunione legale né la fine del matrimonio modificano automaticamente il rapporto bancario.
La Cassazione (sentenza 3 aprile 2023, n. 9197) lo ha ribadito chiaramente: la cointestazione mantiene i suoi effetti anche dopo la rottura della coppia e presuppone che le somme siano di contitolarità comune, salvo prova contraria. Non è quindi la situazione familiare a determinare i diritti sul conto, ma la volontà originaria degli intestatari al momento dell’apertura.
In pratica, l’ex coniuge può continuare a operare esattamente come prima, ma solo nei limiti della propria quota ideale. Se dovesse prelevare più del 50% (o della quota spettante), l’altro potrà agire contro di lui per ottenere quanto gli spetta, ma non potrà impedire alla banca di autorizzare l’operazione.
È importante chiarire anche un altro punto: la separazione fa cessare la comunione dei beni, ma il conto cointestato non rientra automaticamente tra i beni da dividere, poiché si tratta di una scelta contrattuale separata dal regime patrimoniale matrimoniale. Solo in sede di divisione i coniugi potranno discutere come ripartire le somme presenti, eventualmente dimostrando versamenti di diversa provenienza.
In definitiva, chi desidera impedire all’ex di operare sul conto dovrà rivolgersi alla banca per modificarne l’operatività o procedere alla chiusura, aprendo un nuovo rapporto intestato singolarmente. Fino a quel momento, ogni cointestatario continuerà ad avere pieni poteri di gestione.
Capire come funziona davvero un conto cointestato dopo la fine del matrimonio è fondamentale per evitare sorprese e tutelare i propri diritti. La legge parla chiaro: separazione e divorzio non annullano ciò che gli intestatari hanno scelto di firmare insieme.
