Condominio, licenziamenti immediati degli amministratori: “Non potrà più farlo senza l’attestato”
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La figura dell’amministratore di condominio, per anni considerata un mestiere “accessorio” da svolgere parallelamente ad altre attività lavorative, sta per essere travolta da una trasformazione senza precedenti. Un cambiamento che tocca da vicino milioni di famiglie italiane e che potrebbe incidere sui costi, sull’organizzazione interna dei condomìni e perfino sulla scelta dei professionisti a cui affidare la gestione degli immobili. Il Disegno di Legge 2692 introduce infatti un salto di qualità radicale: per diventare amministratore potrebbe diventare obbligatoria una laurea, senza più differenze tra piccoli e grandi condomìni.
È una rivoluzione che risponde alla crescente complessità di un ruolo che negli anni si è caricato di responsabilità fiscali, legali, contabili e amministrative. La gestione dei bilanci, il rispetto delle norme di sicurezza, gli adempimenti tributari, le scadenze, le responsabilità civili: un insieme di compiti che richiede competenze specifiche e che, secondo il legislatore, non può più essere affidato a chiunque, spesso con improvvisazione o scarsa formazione.
La riforma proposta elimina definitivamente la distinzione tra amministratori di grandi e piccoli condomìni. Finora, nei palazzi fino a otto unità abitative era possibile nominare un condòmino qualsiasi, anche privo di formazione, gestendo le decisioni in modo più informale. Questa eccezione scompare: anche nei condomìni più piccoli potrà svolgere il ruolo solo chi possiede una laurea triennale in materie giuridiche o economiche.
La seconda grande novità è l’istituzione di un Registro Nazionale degli amministratori di condominio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’iscrizione diventerà un requisito obbligatorio per poter esercitare, garantendo controlli su formazione, requisiti di onorabilità e aggiornamento professionale. I cittadini, attraverso un elenco ufficiale, potranno verificare l’identità e le competenze del proprio amministratore.
La riforma prevede anche un rafforzamento dei controlli interni ai condomìni più complessi: nei palazzi con oltre venti unità abitative sarà necessario nominare un revisore contabile incaricato di certificare i bilanci, un ruolo che finora è stato mandato avanti spesso senza una figura dedicata, con non pochi problemi di trasparenza.
Cosa succede a chi già lavora: nessun obbligo retroattivo ma cambiano i costi
Un punto cruciale riguarda la posizione di chi già svolge la professione senza una laurea. La norma non è retroattiva: chi è già amministratore potrà continuare a esserlo, senza obbligo di conseguire un titolo universitario. Tuttavia, l’iscrizione all’albo richiederà la verifica dei requisiti già maturati e la formazione aggiornata secondo gli standard futuri.
L’eliminazione delle deroghe per i piccoli condomìni comporterà inevitabilmente un impatto economico. Laddove non ci sia un condòmino laureato e formato, sarà obbligatorio nominare un amministratore esterno professionista, con costi che potranno aumentare rispetto alle gestioni interne gratuite o quasi. Anche la durata dell’incarico cambia: sarà annuale, con divieto di prorogatio non retribuita. Qualunque attività svolta tra la scadenza del mandato e la nuova nomina dovrà essere compensata, eliminando una zona grigia che per anni ha generato contenziosi.

Una riforma che cambia la vita nei palazzi: più professionalità, meno improvvisazione
L’obiettivo dichiarato del legislatore è chiaro: professionalizzare una figura che negli anni è diventata sempre più rilevante dal punto di vista fiscale, giuridico e amministrativo. L’amministratore è sostituto d’imposta, gestisce il denaro del condominio, deve conoscere norme edilizie, privacy, sicurezza e contratti. Un ruolo che richiede competenze elevate, soprattutto in un periodo di bonus edilizi, normative in continua evoluzione e maggiori obblighi documentali.
Se da un lato la riforma punta a garantire maggiore tutela ai condòmini, dall’altro apre scenari inediti. Molti palazzi dovranno affidarsi a figure esterne, con maggiori costi ma anche maggiore trasparenza. I condomìni più grandi introdurranno un revisore, mentre gli amministratori di lunga esperienza dovranno aggiornarsi e certificare periodicamente le proprie competenze.
L’iter parlamentare è ancora in corso, ma la direzione è tracciata: la gestione dei condomìni non sarà più un’attività amatoriale ma una professione regolamentata e qualificata. Un cambiamento che inciderà profondamente sulle dinamiche interne degli stabili e sul rapporto quotidiano tra cittadini e amministrazione condominiale.
