Aumenti in arrivo, lavoratori pronti a veder gonfiare la busta paga: 35 milioni di euro da distribuire gli stipendi dei regionali

Aumenti in arrivo, lavoratori pronti a veder gonfiare la busta paga: 35 milioni di euro da distribuire gli stipendi dei regionali

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Un intervento atteso da anni cambia davvero le buste paga: ecco cosa prevede il nuovo piano che rivoluziona il futuro dei dipendenti della Regione Sicilia.

Da mesi si parlava di un possibile intervento, ma pochi immaginavano che l’accelerazione sarebbe arrivata proprio adesso, con una manovra finanziaria già al centro delle tensioni pre-natalizie. E invece, nelle stanze della commissione Bilancio dell’Ars, è arrivata la sorpresa che migliaia di lavoratori aspettavano da anni: un emendamento da 35 milioni di euro, approvato e inserito nella Finanziaria, destinato a coprire il rinnovo del Contratto collettivo dei dipendenti regionali per il triennio 2025-2027.

L’annuncio non è arrivato da un funzionario qualunque, ma dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che nel corso di un incontro con i sindacati della Funzione pubblica ha voluto sottolineare come questa mossa sia parte di una strategia più ampia. La Regione, ha detto, sta vivendo una fase positiva, con un bilancio in attivo e risorse che finalmente tornano a crescere. Ma la sfida, secondo il governatore, non si vince senza valorizzare il personale, considerato il vero motore dell’amministrazione.

Perché questo stanziamento cambia gli equilibri

Nelle parole di Schifani si legge l’intenzione di colmare una distanza che i lavoratori denunciano da anni: quella tra i dipendenti regionali e quelli dello Stato. Il governatore ha definito questo intervento «una svolta dopo decenni di blocco», perché per la prima volta un contratto della Regione verrà rinnovato nei tempi di vigenza, senza i ritardi cronici che hanno segnato il passato. Un obiettivo che punta a dare nuova dignità al comparto pubblico siciliano e a rendere finalmente attrattivo un settore che negli ultimi anni ha visto molti dipendenti migrare verso altre amministrazioni.

La presenza al tavolo del capo di gabinetto Salvatore Sammartano, della dirigente generale Salvatrice Rizzo e dei rappresentanti della Funzione pubblica ha confermato il peso politico della giornata, che è stata accolta con favore dalle principali sigle sindacali. Il Siad-Csa-Cisal ha parlato apertamente di un passo indispensabile per evitare ulteriori fughe di personale, mentre altre organizzazioni – Cgil, Cisl, Uil, Cobas/Codir, Sadirs e Ugl – hanno definito l’incontro «positivo» e il segnale arrivato dal governo «importante e atteso».

Per i sindacati, la priorità ora è mantenere aperto il dialogo e definire rapidamente un cronoprogramma con l’Aran Sicilia, che deve procedere non solo con il rinnovo del contratto economico ma anche con l’allineamento agli standard delle Funzioni centrali. Temi come il rafforzamento dell’organico dell’Aran, le pensioni integrative e il riordino del Corpo forestale restano aperti, ma la direzione sembra tracciata.

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Le ricadute future e le prossime mosse della Regione

Nel corso dell’incontro è arrivato anche un altro impegno rilevante: l’avvio al più presto del confronto per il rinnovo del contratto dei dirigenti regionali, ancora fermo al triennio 2019-2021. Una promessa che punta a dare continuità a un percorso di riforma complessiva del pubblico impiego siciliano, che da anni attende un adeguamento concreto e strutturale.

La giornata si è chiusa con il commento del deputato regionale Marco Intravaia, componente della commissione Bilancio, che ha definito l’approvazione dell’emendamento «un segnale forte e coerente con gli impegni assunti dal governo». Anche dal fronte politico, quindi, arriva la conferma che questa misura non è un episodio isolato, ma parte di un piano più ampio di valorizzazione della macchina amministrativa.

L’impressione è che questo intervento possa rappresentare davvero un cambio di passo, non solo per i 35 milioni stanziati ma per il metodo con cui si torna a investire sul personale pubblico. Se la Regione riuscirà a mantenere la tabella di marcia annunciata, il triennio 2025-2027 potrebbe segnare l’inizio di una stagione nuova, più moderna e più competitiva, per una pubblica amministrazione che vuole tornare ad essere un punto di riferimento per qualità e stabilità.