Famiglia nel bosco, bambini a pezzi: autolesionismo e scatti d’ira | Cosa nasconde il ricongiungimento
Disagio crescente per i figli della Famiglia nel bosco dopo la separazione: autolesionismo e scatti d’ira. Anche la madre in crisi. La verità sul ricongiungimento.
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La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco” di Palmoli continua a tenere banco, focalizzando l’attenzione sulle conseguenze emotive della separazione e del cambio di ambiente, specialmente sui minori. L’allontanamento dei tre figli dalla loro casa immersa nella natura e il loro successivo affidamento a una casa famiglia di Vieste hanno innescato una serie di reazioni che preoccupano profondamente i genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Durante le recenti festività natalizie, in occasione degli incontri permessi, i genitori hanno notato cambiamenti significativi nel comportamento dei bambini. Si parla di episodi di autolesionismo lieve, grida improvvise e scatti d’ira inattesi, elementi che delineano un quadro di sofferenza latente. Questi segnali di disagio, pur definiti “contenuti” dagli osservatori, sono stati percepiti dai genitori come un vero e proprio campanello d’allarme, spingendo la coppia a cercare un supporto specialistico e ad avviare un percorso legale per ottenere una soluzione stabile nel più breve tempo possibile. Il tempo dell’attesa, infatti, si è rivelato un peso difficile da sostenere, costellato da incontri brevi, spazi controllati e domande prive di risposte chiare, un contesto che acuisce l’ansia e la frustrazione di tutti i membri della famiglia coinvolti in questa difficile situazione.
Il grido silenzioso dei bambini e lo stress materno
Il malessere dei bambini, emerso con forza dalle testimonianze dei genitori, è stato ulteriormente analizzato dagli specialisti. I genitori hanno esposto la situazione allo psichiatra Tonino Cantelmi e alla psicologa Martina Aiello durante un incontro avvenuto a Chieti, presso lo studio dei loro legali. Secondo quanto riportato da Cantelmi, i bambini mostrano una profonda difficoltà nel comprendere le ragioni della separazione dai loro affetti e dal loro ambiente di vita abituale. L’impossibilità di vedere il padre liberamente e di cercare la madre, figure di riferimento essenziali per il loro sviluppo, alimenta in loro un senso di smarrimento e frustrazione che si traduce nelle manifestazioni di disagio osservate. Questo clima di incertezza e distacco prolungato ha ripercussioni evidenti sulla loro sfera emotiva, dove la gestione della rabbia e l’espressione del dolore diventano un percorso tortuoso, difficile da navigare per menti così giovani e vulnerabili.
Anche la madre, Catherine Birmingham, sta vivendo una fase di estrema difficoltà emotiva e psicologica. Ospitata in una casa protetta, la donna ha avuto momenti di cedimento e disperazione, manifestando reazioni di rabbia, a volte anche nei confronti degli operatori. Questi episodi, spiegati dagli specialisti, sono strettamente connessi alla sofferenza per la separazione dai figli e alla percezione di una situazione giudiziaria e personale che le appare profondamente dolorosa, ingiusta e incomprensibile. La signora Birmingham ha richiesto un sostegno costante, evidenziando la necessità impellente di un contatto continuativo con i suoi figli per affrontare questo periodo particolarmente stressante e faticoso, sottolineando come la distanza fisica ed emotiva stia minando il suo equilibrio. La sua situazione riflette in modo drammatico l’impatto psicologico che tali vicende possono avere anche sugli adulti, portando a crisi che richiedono comprensione e supporto adeguato.

Il difficile cammino verso il ricongiungimento familiare
Il futuro della famiglia del bosco è ora appeso alle decisioni del tribunale per i minorenni dell’Aquila, al quale è stata presentata la richiesta di ricongiungimento. I genitori, Catherine e Nathan, hanno fornito la documentazione sanitaria relativa ai figli e hanno espresso la loro piena disponibilità a collaborare con le istituzioni. Hanno dichiarato di essere pronti a completare il ciclo vaccinale dei bambini, a favorire la loro socializzazione e a confrontarsi sui percorsi scolastici, purché tali scelte siano in linea con i propri valori educativi. Questa apertura dimostra un impegno concreto da parte della coppia nel voler ricostruire un ambiente familiare sereno e stabile per i propri figli.
Un elemento cruciale nel procedimento sarà la perizia psichiatrica, considerata fondamentale per fare piena luce sulla complessa dinamica familiare. Sebbene questo passaggio implichi un allungamento dei tempi processuali, lo psichiatra Cantelmi ha espresso fiducia nella scelta del tribunale. Ha sottolineato come un approfondimento tecnico e imparziale sia essenziale per giungere a una decisione equilibrata e, soprattutto, nell’interesse superiore dei minori. L’attesa, pur essendo intrinsecamente dolorosa e carica di incertezze, rappresenta per Catherine e Nathan la speranza tangibile di un ritorno all’unità familiare, un obiettivo primario per il benessere psicofisico dei loro figli, in un contesto che possa finalmente offrire loro la stabilità e la comprensione di cui hanno disperatamente bisogno.
