Li hanno uccisi, oltre 12mila ragazzi trovati morti | Un’altra strage spaventosa

L’Iran è stretto nella morsa della repressione. Migliaia di giovani vittime, rastrellamenti e terrore silenzioso. La drammatica verità emerge dalle strade iraniane.

Li hanno uccisi, oltre 12mila ragazzi trovati morti | Un’altra strage spaventosa
Migliaia di giovani vittime, rastrellamenti e terrore silenzioso. La drammatica verità emerge dalle strade del Paese.

Nelle strade iraniane, giorni di terrore, assedio e sangue si susseguono in un ciclo incessante. Le superfici urbane vengono lavate via di notte con pompe d’acqua, in un tentativo di cancellare le tracce di quanto accaduto, mentre il paese è avvolto in un silenzio carico di paura che somiglia a un coprifuoco non dichiarato. Le università restano chiuse, i negozi abbassano le saracinesche già nel primo pomeriggio, e un’angoscia palpabile si diffonde. All’obitorio di Kahrizak, a sud di Teheran, l’arrivo di corpi è una macabra routine. Su uno dei tanti sacchi neri, un’etichetta rivela: “n. 1.338, Parian, nata nel 2009”. Aveva appena sedici anni.

Parian è solo uno dei volti anonimi di una strage senza precedenti. Quella che era iniziata come una protesta pacifica e di massa contro la Repubblica islamica, spinta dalla rabbia di una generazione che non ha più nulla da perdere se non la speranza di un Iran più libero, giusto e democratico, si è rapidamente trasformata in disordini e poi in una vera e propria mattanza perpetrata dalle forze di sicurezza.

Bilanci incerti e repressione senza limiti

Bilanci incerti e repressione senza limiti

Precarietà economica e repressione brutale: il difficile scenario attuale.

 

I numeri precisi delle vittime rimangono incerti, ma il bilancio è già drammatico. Funzionari governativi, citati in forma anonima dal New York Times, stimano almeno 3mila morti, inclusi circa 150 agenti delle forze dell’ordine, ammettendo però che il conteggio reale potrebbe essere ben più elevato. Il sito di opposizione Iran International, con base a Londra, denuncia una cifra spaventosa di 12mila vittime. L’intelligence israeliana, dal canto suo, parla di almeno 5mila morti. Anche se si dovesse confermare il dato minimo, sarebbe comunque il più grande massacro nella storia recente dell’Iran, che colpisce in particolare giovani e giovanissimi.

I manifestanti si sono trovati di fronte a un apparato di sicurezza descritto dall’ong Hengaw come “armato per la guerra”, determinato a non fare prigionieri. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, si è dichiarato «inorridito», condannando le autorità iraniane che minacciano un’ondata di esecuzioni contro i manifestanti arrestati, accusati di terrorismo o di “guerra contro Dio”. Türk ha chiarito che «è inaccettabile etichettare i manifestanti come terroristi per giustificare la violenza contro di loro».

Nonostante il blackout quasi totale delle comunicazioni internet, alcune immagini scioccanti riescono a filtrare, grazie a sistemi come Starlink e a una parziale riattivazione delle linee telefoniche per le sole chiamate in uscita. Queste mostrano corpi ammassati negli obitori, ospedali stracolmi di feriti e minacce esplicite a chiunque cerchi di informare il mondo esterno. L’ong Abdorrahman Boroumand ha documentato casi di famiglie costrette a seppellire in segreto i propri cari, temendo il sequestro dei corpi o ritorsioni da parte delle autorità. In un gesto che svela la profondità della crisi, la televisione di Stato a Kahrizak ha dovuto specificare la gratuità dei servizi mortuari, un segnale che evidenzia come persino sui defunti, in alcuni casi, venissero richieste somme di denaro alle famiglie per la restituzione dei corpi.

Testimonianze dall’orrore e rastrellamenti diffusi

Le testimonianze oculari dipingono uno scenario raccapricciante. Si parla di cecchini appostati sui tetti nei quartieri di Sattarkhan e Pasdaran a Teheran, e di agenti di sicurezza che «sparavano indiscriminatamente dalla loro auto» nel quartiere di Aghdasieh. Alcuni riferiscono di forze di sicurezza che hanno aperto il fuoco con mitragliatrici su una folla di giovani uomini e donne. A differenza di molte province, la capitale, grazie a chi possiede connessioni satellitari o è riuscito a raggiungere zone di confine dove internet funziona, riesce ancora a far trapelare notizie.

Medici e infermieri riportano di giovani colpiti deliberatamente agli occhi. La premio Nobel Shirin Ebadi ha denunciato che solo in una notte sarebbero stati eseguiti almeno 600 drenaggi oculari all’ospedale Farabi di Teheran e altri 300 interventi all’ospedale Khodadost di Shiraz. All’ospedale Sina, alcuni manifestanti feriti sarebbero stati prelevati dagli agenti subito dopo l’intervento chirurgico, un’azione che denota la pervasività della repressione anche all’interno delle strutture sanitarie.

La stretta repressiva non risparmia neanche il mondo del commercio. Mohammad Saedinia, fondatore di un’omonima catena di caffè, è stato arrestato e tutti i suoi locali sono stati chiusi per aver aderito a uno sciopero in solidarietà con i manifestanti. Nel bazar di Teheran, numerosi commercianti sono stati fermati per lo stesso motivo, mentre altri sono stati costretti ad aprire negozi vuoti sotto minaccia. Il Tehran Times ha infine riferito che “alti funzionari venuti meno al loro dovere di rispondere alle necessità della popolazione” verranno processati. Questo potrebbe indicare potenziali fratture interne al sistema, mentre l’Iran sprofonda in quella che appare sempre più come una repressione totale e senza ritorno, un’onda di violenza che sembra non avere fine.