ULTIM’ORA Garlasco: “Alberto Stasi era sulla scena del crimine!”, lo ha appena confermato | Anche la famiglia Poggi rompe il silenzio

Una nuova perizia nel caso Garlasco scuote le certezze. Dario Redaelli, consulente dei Poggi, afferma che Alberto Stasi era sulla scena del crimine. Scopri i dettagli.

ULTIM’ORA Garlasco: “Alberto Stasi era sulla scena del crimine!”, lo ha appena confermato | Anche la famiglia Poggi rompe il silenzio

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Una nuova perizia nel caso Garlasco scuote le certezze. Dario Redaelli, consulente dei Poggi, afferma che Alberto Stasi era sulla scena del crimine. 

Il caso di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007, torna sotto i riflettori grazie alle nuove indagini condotte da Dario Redaelli, esperto della scena del crimine e consulente della famiglia Poggi. Redaelli si prepara a consegnare una relazione chiave agli avvocati, un documento che promette di aggiungere nuove prospettive a uno dei più complessi casi giudiziari italiani. Già dal 2009, i legali della famiglia avevano suggerito che la prima aggressione a Chiara non fosse avvenuta all’ingresso della villetta, come stabilito in sentenza, ma nella cucina, per poi proseguire con il corpo trascinato sulle scale interne.

Il destino di questa nuova relazione è ancora incerto: potrebbe essere depositata in vista di un potenziale processo ad Andrea Sempio, attualmente indagato in concorso con Alberto Stasi o ignoti, oppure rimanere custodita in attesa di una possibile revisione del processo di Alberto Stasi, l’unico condannato per l’omicidio. In ogni caso, la perizia di Redaelli sembra voler mettere in discussione un passaggio cruciale della ricostruzione che ha portato alla condanna definitiva di Stasi, fornendo elementi oggettivi che supportano la sua presenza sulla scena del crimine.

Il punto cruciale: la scena del crimine

Il punto cruciale: la scena del crimine

La scena del crimine: il luogo cruciale dove ogni indizio può rivelare la verità.

 

Le motivazioni della condanna di Alberto Stasi avevano stabilito che Chiara Poggi avesse aperto la porta fiduciosa, accogliendo una persona conosciuta, e fosse stata aggredita subito all’ingresso, ai piedi della scala. La ricostruzione della Bloodstain Pattern Analysis (BPA), utilizzata allora, indicava che la vittima fosse stata colpita e poi trascinata lungo il corridoio verso la cantina. È proprio su questo specifico punto che la nuova perizia di Redaelli interviene, proponendo una visione radicalmente diversa.

La tesi sostenuta dai consulenti dei Poggi è che l’aggressione iniziale non si sia verificata all’ingresso, ma in cucina. Questa prospettiva, già avanzata anni fa, ora trova una formalizzazione nero su bianco in un’indagine più approfondita, basata su documentazione fotografica dell’epoca. Dario Redaelli, pur mantenendo riservatezza sui dettagli tecnici, evidenzia un elemento centrale della sua analisi: se l’aggressione è iniziata in cucina e se in cucina esiste l’ennesima traccia del condannato, data dal suo DNA sulla cannuccia dell’Estathé, ciò non farebbe che confermare la presenza di Alberto Stasi sulla scena del crimine e rafforzerebbe le conclusioni della sentenza di condanna.

Dettagli inaspettati e interrogativi aperti

Dettagli inaspettati e interrogativi aperti

Dettagli che sorprendono e stimolano riflessioni, lasciando aperti nuovi interrogativi.

 

L’esperto Redaelli precisa di aver lavorato esclusivamente sugli elementi a sua disposizione e di non aver individuato finora alcun elemento in grado di scagionare Stasi dalla villetta la mattina dell’omicidio. Le sue parole sottolineano che, allo stato attuale, la nuova perizia non mira a ribaltare la sentenza, ma piuttosto a rafforzare specifici aspetti dell’impianto accusatorio. Qualora la Procura dovesse svelare nuovi elementi che dimostrassero il contrario, Redaelli si direbbe favorevole a una revisione del processo, ma al momento non c’è nulla che vada in questa direzione.

Un capitolo ulteriore riguarda gli accertamenti genetici svolti sulla porta della cucina. Redaelli conferma la presenza di impronte di Giuseppe Poggi, padre della vittima, quindi di un membro della famiglia. Tuttavia, l’assenza di tracce di Stasi su quella porta, specialmente considerando le sue dichiarazioni su come abbia tentato di aprirla in più modi, rimane un dettaglio abbastanza strano. Questo elemento aggiunge un nuovo interrogativo, alimentando discussioni e confermando come il caso Garlasco sia tutt’altro che chiuso, continuando a sollevare questioni che meritano attenzione.