“Sei fuori dalla 104”, INPS sta comunicando le nuove regole che tagliano fuori quasi tutti | In migliaia perdono i benefici

Le modifiche alla Legge 104 dal 2026 potrebbero escludere molti beneficiari. Scopri chi rischia di perdere diritti e l’impatto su famiglie e lavoratori.

“Sei fuori dalla 104”, INPS sta comunicando le nuove regole che tagliano fuori quasi tutti | In migliaia perdono i benefici
Le modifiche alla Legge 104 dal 2026 potrebbero escludere molti beneficiari. Scopri chi rischia di perdere diritti e l’impatto su famiglie e lavoratori.

La Legge 104 è un pilastro fondamentale nel sistema di welfare italiano, istituita per promuovere l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap. Questa normativa definisce la disabilità in termini bio-psico-sociali, riconoscendo l’importanza non solo degli aspetti medici ma anche di quelli sociali e ambientali. I principali beneficiari sono individui con disabilità riconosciuta, che spaziano da problematiche visive, uditive e motorie a condizioni come la Sindrome di Down o i disturbi dello spettro autistico.

Attualmente, la legge prevede una serie di agevolazioni cruciali, tra cui permessi retribuiti per assistere un familiare disabile – i famosi tre giorni al mese – oltre a significative agevolazioni fiscali e interventi volti all’abbattimento delle barriere architettoniche. Dal 1° gennaio 2025, un’importante novità ha visto l’INPS assumere il ruolo di ente incaricato della valutazione della disabilità, integrando la certificazione con quella dell’invalidità civile, con l’obiettivo di semplificare le procedure burocratiche. Tuttavia, l’attenzione è ora rivolta al 2026, anno in cui potrebbero entrare in vigore modifiche che sollevano serie preoccupazioni.

Le modifiche previste: chi rischia di restare escluso?

Le modifiche previste: chi rischia di restare escluso?

Prossime modifiche: timori e incertezze per chi rischia l’esclusione.

 

Le discussioni più recenti vertono sulla possibilità di una revisione profonda dei criteri di accesso alla Legge 104. L’intento dichiarato è quello di ottimizzare l’allocazione delle risorse pubbliche e migliorare la trasparenza. Tuttavia, le proposte di modifica suscitano allarme, in particolare per il rischio concreto di escludere persone con disabilità di grado lieve o moderato dalla platea dei beneficiari.

Se queste modifiche dovessero essere approvate, la conseguenza più immediata sarebbe una drastica riduzione del numero di persone aventi diritto. Questo comporterebbe una limitazione nell’accesso a servizi essenziali come i permessi lavorativi, le agevolazioni fiscali e vari supporti fondamentali. Una tale restrizione potrebbe avere un impatto devastante sulla qualità della vita di molte famiglie che oggi contano sulla Legge 104 per garantire assistenza quotidiana e sostegno economico, rischiando di sprofondarle in una condizione di maggiore fragilità.

La revisione normativa potrebbe inoltre influire direttamente sulle modalità di riconoscimento della disabilità. Sebbene l’accorpamento delle certificazioni di disabilità e invalidità civile da parte dell’INPS rappresenti un passo avanti verso l’uniformità, resta da capire come verranno applicati i nuovi criteri di valutazione bio-psico-sociale e se questi saranno effettivamente equi e inclusivi per tutte le categorie di disabilità.

Lavoratori e famiglie: nuove incertezze e le richieste di trasparenza

Un aspetto di primaria importanza riguarda i lavoratori che attualmente usufruiscono dei permessi retribuiti previsti dall’articolo 33 della Legge 104, essenziali per assistere un familiare con handicap grave. Questi permessi mensili, non sostituibili da ferie né monetizzabili, sono irrinunciabili per conciliare impegni lavorativi e assistenza familiare. Le modifiche proposte potrebbero seriamente ridurre il diritto a tali permessi, specialmente per coloro che assistono persone con disabilità non classificate come “gravi” secondo i nuovi, potenziali criteri.

Le famiglie, spesso già sotto pressione per mantenere un difficile equilibrio tra assistenza e gestione economica, rischiano di trovarsi in una condizione di ancora maggiore precarietà. Una riduzione delle tutele non farebbe altro che aumentare il rischio di isolamento sociale e rendere più arduo garantire un supporto adeguato alle persone con disabilità, con ripercussioni a lungo termine sul benessere di intere comunità.

L’attenzione è alta anche sul fronte della trasparenza e della comunicazione, in particolare per quanto concerne le graduatorie per gli esodi pensionistici. Sebbene vi siano stati accordi per uscite anticipate, come quello del 2021 che ha visto conferme per quasi 5000 richieste, permangono incertezze a causa della discrezionalità aziendale. Le priorità in graduatoria favoriscono chi ha una propria disabilità o un’invalidità superiore al 67%, mentre chi assiste un familiare con Legge 104, articolo 3 comma 3, ma senza disabilità fiscale, non gode di priorità specifica. Le associazioni sindacali chiedono maggiore chiarezza e tempestività nelle comunicazioni, spesso affidate a mail individuali, per tutelare chi si trova in situazioni di fragilità.