Hanno ritrovato il corpo, svolta tragica nelle indagini: era sparita da 20 giorni | L’epilogo peggiore

Un drammatico ritrovamento sul Carso triestino riaccende l’angoscia per la scomparsa di Donatella Malisa. Si attendono conferme sull’identità del corpo. Un epilogo inatteso?

Hanno ritrovato il corpo, svolta tragica nelle indagini: era sparita da 20 giorni | L’epilogo peggiore
Pace bruscamente interrotto da un ritrovamento macabro che ha gettato un’ombra di inquietudine sulla comunità.

In un’area particolarmente impervia, lungo la suggestiva Strada Napoleonica, un passante ha avvistato un corpo privo di vita in fondo a un dirupo. L’allarme, scattato immediatamente, ha mobilitato una vasta rete di soccorsi. Sul luogo sono giunti con rapidità il personale del 118, gli esperti del Soccorso Alpino, gli agenti della Questura con la sezione scientifica per i primi rilievi e, in prima linea, i Vigili del Fuoco.

L’intervento di recupero si è rivelato di estrema complessità. I Vigili del Fuoco hanno lavorato per oltre tre ore, sfidando la fitta vegetazione e la conformazione scoscesa del terreno, rendendo indispensabile l’utilizzo di un’autoscala per raggiungere il cadavere. La zona, immediatamente cinturata dalle forze dell’ordine, è stata teatro di delicate operazioni. La scoperta di un corpo in circostanze così drammatiche ha subito fatto presagire un epilogo tragico per una delle vicende di scomparsa che negli ultimi giorni avevano tenuto col fiato sospeso l’intera regione. L’identità della vittima era inizialmente avvolta nel più fitto riserbo, alimentando timori e interrogativi.

L’ombra della scomparsa su un epilogo amaro

Le speranze, già flebili, di un lieto fine si sono tristemente spente quando l’identità del corpo è stata confermata: si tratta di Donatella Malisa, 43 anni, di cui non si avevano più notizie dal 20 gennaio scorso. La donna era scomparsa da casa a Trieste in circostanze che avevano subito destato preoccupazione. Fin dai primi giorni, la sua vicenda aveva catturato l’attenzione mediatica, arrivando persino alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, che aveva lanciato un appello per raccogliere segnalazioni e indizi utili.

Le indagini sulla sua sparizione avevano rivelato dettagli inquietanti. Donatella era uscita dalla propria abitazione al mattino presto, portando con sé solo la borsetta e il telefono cellulare. Nessuna valigia, nessun cambio di vestiti, né tantomeno il bancomat, suggerendo che non intendesse allontanarsi per un lungo periodo. L’ultimo segnale del suo cellulare era stato agganciato sull’isola di Grado, per poi spegnersi definitivamente poche ore dopo. Alle 8:50 di quel 20 gennaio, un ultimo messaggio era stato inviato al figlio, prima del silenzio assordante che aveva inghiottito ogni traccia. I familiari, in preda all’angoscia, avevano cercato di contattarla per ore, finché il cellulare non aveva smesso di dare segni di vita. Le ricerche si erano estese a tutta la regione Friuli Venezia Giulia, nel disperato tentativo di ritrovarla viva.

Un gesto estremo e il difficile recupero

Un gesto estremo e il difficile recupero

Dopo un gesto estremo, il difficile percorso verso il recupero.

 

Una volta recuperato, il corpo di Donatella Malisa è stato immediatamente sottoposto all’attenzione del medico legale e della procuratrice capo Patrizia Castaldini, giunti sul posto per coordinare le operazioni e avviare i primi accertamenti. Sebbene le indagini siano ancora in corso e si attendano i risultati dell’autopsia per fare piena luce sulle cause del decesso, le prime ipotesi formulate dagli inquirenti propendono per l’idea di un gesto estremo. Questo scenario, se confermato, aggiungerebbe un ulteriore strato di dolore a una vicenda già di per sé straziante.

La complessità dell’intervento di recupero ha sottolineato la natura isolata e difficile dell’area del ritrovamento. La fitta vegetazione e la pendenza del dirupo hanno rappresentato una sfida significativa per le squadre di soccorso, costrette a operare con cautela per preservare ogni elemento utile all’inchiesta. L’intera zona è rimasta sotto stretta osservazione per ore, con la scientifica impegnata a raccogliere indizi che possano chiarire la dinamica degli eventi. La comunità di Trieste, che aveva seguito con apprensione le ricerche di Donatella, si trova ora a confrontarsi con una tragica realtà, attendendo risposte definitive che possano portare un minimo di chiarezza e, forse, un po’ di pace a questa dolorosa vicenda.