Elezioni, la vittoria che rischia di cambiare tutto per il paese | Sale la preoccupazione tra la popolazione
Una figura inedita promette una lotta senza quartiere alla criminalità in un paese centroamericano. Scopri chi è e il suo modello controverso.
Le recenti elezioni hanno consegnato il potere a una figura emergente, la cui ascesa ha sorpreso molti osservatori, promettendo una svolta radicale nella gestione della sicurezza pubblica. Questa vittoria non è stata solo un trionfo personale, ma un segnale chiaro di un’insoddisfazione diffusa e del desiderio ardente di una rotta politica decisamente nuova e più ferma.
La neoeletta leader, con un passato atipico e radici lontane dai salotti della politica tradizionale, ha catturato l’attenzione dell’elettorato con un messaggio diretto e senza compromessi. La sua campagna si è incentrata su un’unica, potente promessa: eradicare la criminalità che, negli ultimi anni, ha minacciato la stabilità e la reputazione di un paese a lungo considerato un’oasi di pace nella regione. Questa determinazione suggerisce l’inizio di un’era in cui le priorità nazionali potrebbero essere ridefinite in modo drastico, ponendo la sicurezza al centro dell’agenda politica e sociale.
Dalle campagne al potere con una promessa
Il volto di questa nuova leadership è Laura Fernandez, una politologa di 39 anni con un retroterra inconsueto: come lei stessa ha spesso ricordato, è “cresciuta in mezzo alle mucche”, un’immagine che ha contribuito a forgiare il suo appeal come figura vicina alla gente comune. La sua vittoria in Costa Rica segna un momento cruciale per la nazione centroamericana, tradizionalmente nota per la sua stabilità democratica e la relativa sicurezza.
Fernandez è considerata l’erede politica di Rodrigo Chaves, l’attuale presidente, nel cui governo ha già ricoperto importanti incarichi ministeriali dal 2022. La sua piattaforma elettorale si è focalizzata con decisione sulla lotta alla criminalità, in particolare il traffico di droga, che ha visto una preoccupante escalation negli ultimi anni. Le sue proposte sono ambiziose e decise: dalla costruzione di una prigione di massima sicurezza, ispirata al controverso modello salvadoregno del Cecot di Bukele, all’inasprimento delle pene e persino alla potenziale sospensione dei diritti in aree ad alta incidenza criminale. Queste misure riflettono una chiara volontà di adottare un approccio ferreo per ripristinare la sicurezza.
Il modello Bukele: speranza o rischio per la democrazia?
Il modello Bukele: un bivio tra speranza e rischio per la democrazia.
L’ispirazione di Laura Fernandez al “modello Bukele” non è passata inosservata, attirando sia l’entusiasmo di molti cittadini stanchi della violenza sia le critiche aspre degli oppositori e delle organizzazioni per i diritti umani. Il presidente salvadoregno Nayib Bukele si è prontamente congratulato con lei, segno di una sintonia ideologica che preoccupa chi teme derive autoritarie. I detrattori accusano Fernandez di “opportunismo” per aver abbracciato un modello che, sebbene abbia ridotto drasticamente la violenza delle gang in El Salvador, è stato anche associato a detenzioni arbitrarie e abusi.
Fernandez aspira a ottenere una maggioranza parlamentare sufficiente per attuare riforme significative all’interno del potere giudiziario, ritenuto dal suo mentore Rodrigo Chaves responsabile dell’inefficacia nella lotta al narcotraffico. La sua retorica è spesso descritta come sarcasticamente frontale, simile a quella di Chaves, e ha suscitato commenti come quello di Laura Chinchilla, ex presidente costaricana, che l’ha definita una “pallida copia” con un tono “volgare e populista”. Sebbene sarà la seconda donna a guidare il Costa Rica, le voci critiche temono che sia un “burattino” del suo predecessore e che possa tentare di modificare la Costituzione per consentire a Chaves di ricandidarsi, una mossa attualmente vietata. Il suo mandato promette di essere un test significativo per la democrazia costaricana.
