UFFICIALE Garlasco, nuove prove su Alberto Stasi | La ricostruzione vacilla: scoperta sulla pozza di sangue

Il caso Garlasco si riaccende con nuove perizie digitali sulla scena del delitto. Dettagli cruciali sulla “pozza di sangue” potrebbero ribaltare la storia.

UFFICIALE Garlasco, nuove prove su Alberto Stasi | La ricostruzione vacilla: scoperta sulla pozza di sangue

alberto-stasi-chiara-poggi-focusicilia.it

Il caso di Garlasco, che ha visto Alberto Stasi condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, torna prepotentemente sotto i riflettori. Dopo anni di silenzi e sentenze che sembravano aver chiuso ogni capitolo, una serie di inedite analisi tecniche minaccia di riscrivere una delle pagine più controverse della cronaca giudiziaria italiana. L’attenzione si concentra nuovamente sulla scena del crimine, in particolare su elementi che, già in passato, avevano generato aspre dispute tra le parti e tra gli esperti. Oggi, con l’ausilio di tecnologie di ultima generazione, antichi dubbi riemergono con una forza dirompente, ponendo interrogativi fondamentali sulla ricostruzione dei fatti. La vicenda di via Pascoli sembra lungi dall’aver esaurito la sua capacità di sorprendere e di sollevare questioni che la giustizia dovrà inevitabilmente affrontare.

La camminata invisibile: vecchie certezze in discussione

La camminata invisibile: vecchie certezze in discussione

La camminata invisibile: il percorso che sfida le nostre vecchie certezze.

 

Uno dei punti più controversi del processo fu la cosiddetta “camminata dell’omicida”, una teoria secondo cui l’assassino avrebbe potuto muoversi all’interno della villetta di Garlasco senza entrare in contatto con le tracce ematiche, in particolare con un’ampia pozza di sangue presente sulla scena. Questa ricostruzione, che prevedeva un percorso quasi a “zig-zag” per evitare le macchie, era stata al centro delle perizie del 2009, affidate a esperti come Nello Balossino e Giuliano Geminiani. Essi, attraverso simulazioni virtuali e umane, avevano ritenuto possibile tale manovra, nonostante le forti perplessità sollevate già allora dalla parte civile. Oggi, un nuovo team di consulenti, incaricato dalla famiglia Poggi, ha riesaminato quelle conclusioni. Il loro lavoro si basa sulla sovrapposizione digitale dell'”ortofoto” della pozza di sangue con i movimenti attribuiti a Stasi. Le prime risultanze suggeriscono che l’ipotesi di una “camminata pulita” sia ben più complessa e forse irrealizzabile di quanto precedentemente sostenuto, gettando un’ombra pesante sull’affidabilità delle ricostruzioni passate.

Il gradino zero: la pozza di sangue che non perdona

Il gradino zero: la pozza di sangue che non perdona

Il gradino zero: dove la pozza di sangue segna un punto di non ritorno.

 

Al centro delle nuove indagini vi è, in particolare, la “seconda ampia pozza di sangue”, una traccia definita cruciale già negli atti processuali, situata sul cosiddetto “gradino zero” della scala che conduce al seminterrato, proprio nel punto dove fu rinvenuto il corpo di Chiara Poggi e nascosta dalla porta a soffietto. Secondo le recenti analisi digitali, sarebbe stato pressoché impossibile per l’omicida evitare il contatto con questa specifica macchia ematica. Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che rappresentano la famiglia Poggi, hanno commissionato ai loro consulenti informatici verifiche approfondite sulla compatibilità tra le dimensioni e la posizione di questa pozza e i movimenti dichiarati da Alberto Stasi. Un video storico, in cui il perito Geminiani simulava un accesso alla cantina ipotizzando una “void area” sul gradino per non intercettare il sangue, è stato nuovamente esaminato. Le nuove simulazioni video dei consulenti dei Poggi sembrano dimostrare il contrario: ripercorrendo fedelmente i movimenti, specialmente quello a ritroso dopo l’apertura della porta a soffietto, l’intercettazione del sangue risulterebbe inevitabile. Questo elemento, se confermato in sede giudiziaria, potrebbe avere conseguenze di vasta portata, aprendo a scenari finora impensati per il caso Garlasco.