ULTIM’ORA Garlasco, lo hanno minacciato: la confessione in queste ore | La verità sul corpo di Chiara Poggi
Nuovi dettagli sconvolgenti riaccendono il caso Garlasco. Dichiarazioni inedite e misteriose prove mettono in discussione la verità ufficiale. Cosa nasconde Alberto Stasi?
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Dettagli fino ad oggi sottovalutati o male interpretati riemergono, alimentando dubbi sulla verità processuale e sull’effettiva dinamica di quella tragica mattina. Al centro del dibattito, ancora una volta, elementi investigativi che sembrano non aver mai trovato una chiara collocazione, come la presunta presenza di una misteriosa bicicletta nera vicino alla casa della vittima.
Ma la discussione odierna va oltre la semplice riesamina di indizi noti. Una sorprendente rivelazione, infatti, getta una luce inaspettata su uno dei punti più discussi: la testimonianza della vicina di casa, la signora Bermani. Quella che per anni è stata descritta come una bicicletta, simbolo di presunte lacune nelle indagini, potrebbe non essere stata affatto tale. Un giornalista, Gianluca Zanella, ha infatti rivelato di una conversazione tra il maresciallo Marchetto e un vigile, in cui si affermava che quella non era una bicicletta, bensì una “grossa scarpa”. Un’affermazione che ha lasciato perplessi molti, evidenziando come persino i dettagli più apparentemente solidi del caso possano essere oggetto di interpretazioni divergenti o, peggio, di possibili velature.
Depistaggi e nuove teorie: le dichiarazioni dell’avvocato Lovati
Le nuove informazioni emerse hanno rapidamente spostato il focus del dibattito su questioni ben più ampie, toccando il tema dei possibili depistaggi. L’avvocato Massimo Lovati, figura di spicco nella revisione critica del caso, non ha esitato a esprimere la sua convinzione, parlando apertamente di segnali evidenti di sviamento investigativo. Secondo Lovati, sia l’enigma della bicicletta (o scarpa) sia il ritrovamento di un sacchetto di vestiti a Zinasco, sarebbero elementi costruiti ad arte per dirottare le indagini iniziali proprio contro Alberto Stasi.
Lovati ha ulteriormente rafforzato la sua tesi, già nota, secondo cui l’omicidio non sarebbe opera di un singolo, bensì di un sicario assoldato da un’organizzazione criminale. Una tesi che, seppur complessa, offre una chiave di lettura per comprendere la presunta abilità di chi avrebbe non solo commesso il delitto, ma anche orchestrato depistaggi mirati e complessi. Un altro punto di scontro è lo scontrino legato ad Andrea Sempio, che Lovati definisce un “boomerang” per l’accusa. Lo scontrino, secondo l’avvocato, sarebbe un segno dell’ingenuità di un ragazzo di 19 anni, escludendo qualsiasi complicità esterna e riaffermando la sua convinzione sull’innocenza di Stasi.
Alberto Stasi e la minaccia: un elemento che riscrive il copione
La minaccia che incombe su Alberto Stasi riscrive il copione del caso.
La questione del depistaggio e delle nuove rivelazioni culmina in una dichiarazione di portata esplosiva che potrebbe radicalmente modificare la percezione pubblica del caso Garlasco. Al centro di tutto, la figura di Alberto Stasi e una sua presunta confessione, mai pienamente approfondita. L’avvocato Lovati, con fermezza e senza giri di parole, ha infatti confessato un dettaglio sconcertante che, se confermato e validato, potrebbe stravolgere l’intera narrazione processuale: “Alberto Stasi ha dichiarato di aver scoperto il cadavere di Chiara Poggi sotto minaccia di morte”. Una frase che apre scenari inimmaginabili, suggerendo l’esistenza di pressioni esterne e di un contesto ben più complesso di quanto finora emerso.
Questa rivelazione, sebbene non una novità assoluta per gli addetti ai lavori, assume oggi un peso specifico considerevole, soprattutto alla luce dei nuovi dubbi sugli indizi finora ritenuti centrali. Le discussioni sul DNA sotto le unghie di Chiara, ad esempio, sono state etichettate da Lovati come “un’altra mistificazione”, rafforzando l’idea di un’indagine costellata di errori o manipolazioni. L’affermazione che Stasi sia innocente e abbia agito sotto minaccia introduce un elemento di profonda incertezza, riaccendendo il dibattito sulla ricerca della vera verità in un caso che, a distanza di anni, continua a dividere e a tormentare l’opinione pubblica.

