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Agricoltura: costi alti, merci deprezzate. In Sicilia a rischio 30mila imprese

I prezzi delle materie prime sono cresciuti di molto mentre i prodotti finiti sono pagati sempre meno. Non dal consumatore però che insieme ai produttori sta pagando il costo dell'inflazione. L'appello ai governi e l'annuncio di protesta

I rincari come conseguenza della guerra tra Russia e Ucraina colpiscono tutti, dai consumatori ai produttori. Il settore primario è tra i più afflitti. Il costo dei fertilizzanti nell’ultimo anno è aumentato del 170 per cento, il gasolio agricolo del 130 per cento: l’agricoltura italiana rischia di chiudere i battenti con danni irreparabili per la sicurezza alimentare e conseguenze a cascata per i consumatori. Pronte le proteste.

Prodotti agricoli siciliani deprezzati

“È sotto gli occhi di tutti che la crisi dovuta al conflitto russo-ucraino ha creato ingenti danni all’agricoltura siciliana e nazionale – afferma Il presidente neoeletto di Copagri Sicilia, Natale Mascellino -. Le materie prime sono aumentate oltre il 100 per cento, il carburante agricolo è schizzato a 1,45 euro al litro, i concimi hanno superato la soglia dei 115 euro al quintale. Per non parlare dell’energia elettrica che ha triplicato il costo in bolletta”.
Per di più i nostri prodotti agricoli continuano a essere deprezzati. – continua Mascellino – Basti pensare che oggi il prezzo del grano duro è sceso a 45 euro al quintale mentre il prezzo del pane rimane invariato ed in alcuni casi aumentato”.

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Previsioni nere appello al governo

Da una stima fatta dagli uffici Copagri emerge che molte aziende non provvederanno a coltivare e sono a rischio chiusura circa il 20 per cento delle aziende agricole Siciliane. Una moria che si aggiunge a quella degli ultimi anni. Ricordiamo a tal proposito che secondo l’ultimo censimento agricolo del 2021 in Sicilia si contano circa 146.500 imprese agricole, il 32,5 per cento in meno rispetto al censimento del 2011. Se venissero rispettate le previsioni di Mascellino quasi 30 mila aziende agricole sarebbero costrette a chiudere i battenti in Sicilia. Le associazioni di categoria chiedono aiuto ai governo, sia regionale che nazionale, “un forte impegnano” sin dalle prime fasi dell’insediamento. “Basta slogan elettorali e promesse, chiediamo un immediato confronto per la tutela del mondo agricolo”, dichiara il presidente di Copagri Sicilia.

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Consorzi di bonifica

Intanto, proprio per venire incontro agli agricoltori colpiti dalla crisi, la Regione ha prorogato al 31 ottobre i termini di presentazione delle istanze per l’abbattimento dei ruoli debitori dei Consorzi di Bonifica della Sicilia, avviso approvato con Decreto del dirigente generale Dario Cartabellotta n. 3439 del 30 agosto scorso. L’importo minimo dell’aiuto è di 300 euro. Nei casi di aziende agricole ricadenti su più consorzi di bonifica, potranno essere presentate più domande di aiuto, una per ciascun consorzio di appartenenza. L’importo massimo concedibile per ciascun agricoltore rimane fissato a 35 mila euro. L’aiuto può essere concesso per l’abbattimento dei pagamenti dovuti dagli agricoltori ai consorzi di bonifica cui si è associati per gli anni 2020, 2021 e 2022, sia nei casi di pagamenti ancora non effettuati che nei casi di pagamenti già effettuati. In quest’ultimo caso, gli importi già versati e oggetto di aiuto ai sensi dell’avviso in questione saranno compensati dai consorzi di bonifica agli agricoltori attraverso operazioni di sgravio sui pagamenti dovuti per gli anni successivi. È possibile ricevere l’aiuto anche nei casi di regolari e documentati procedimenti di subentro nella gestione aziendale così come nei casi di gestione in affitto delle aziende.

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Il mondo dell’agricoltura scende in piazza

In attesa di capire meglio la situazione e soprattutto cosa può o non può fare il governo per aiutare ancora i produttori agricoli siciliani, loro hanno deciso di farsi sentire. Il mondo agroalimentare italiano scenderà in piazza, a Milano, il 30 settembre. Con gli agricoltori ci saranno anche i loro compagni quotidiani, gli animali e i le loro produzioni tipiche. A rischio non solo il lavoro e l’economia dei lavoratori direttamente interessati, ma anche quella del Made in Italy.

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