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Agricoltura e Pnrr, progetti per l’acqua tutti bocciati. “Altri fondi mai spesi”

Delle 31 richieste di finanziamento per opere irrigue presentate dai consorzi di bonifica, nessuna rispettava i criteri di progetto. Ma i fondi, come a Gela, "ci sono da anni e non sono mai stati spesi", ricorda il segretario territoriale Cisl Emanuele Gallo

I fondi per la critica rete irrigua siciliana non arriveranno nemmeno dal Pnrr. Dopo la bocciatura di 31 progetti presentati per “Investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche” dai consorzi di bonifica siciliani, per un totale di 360 milioni di euro, la Sicilia resta l’unica Regione italiana a non aver ancora finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nemmeno una nuova opera. Una bocciatura totale che ha già scatenato la reazione del governo Musumeci, con l’assessore al ramo Toni Scilla che accusa il ministro Patuanelli di scarsa attenzione all’Isola. Ma il problema per la distastrata agricoltura siciliana, paradossalmente “non sono i fondi, quelli sono già stanziati da anni. Ma non sono stati mai spesi”. Ad affermarlo è Emanuele Gallo, segretario di Cisl Agrigento Caltanissetta ed Enna, che da mesi denuncia la grave crisi idrica per il comparto nel Sud-Ovest della Sicilia. 

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Opere in parte già finanziate dal “Patto per il Sud”

Da almeno sette anni, “ovvero da quando l’allora premier Matteo Renzi venne in Sicilia per annunciare il Patto per il Sud, ci sono oltre 21 milioni di euro non spesi per manutenzioni degli invasi e delle dighe nel nisseno”, afferma Gallo. Una situazione paradossale, con gli invasi “che lavorano al 30 per cento o anche meno della propria capacità”. Dall’invaso Cimia si può prelevare solo “tre milioni di metri cubi dei dieci di capacità totali, e uno su otto milioni per Comunelli, questo perché pieni di sabbie”. Grandi dighe, grandi invasi, ma niente acqua quindi, perché “negli anni non sono mai stati effettuati i lavori di manutenzione richiesti”. E secondo Gallo, a prescindere dai fondi, “c’è chiaramente un problema di progettualità: una volta ricevuti gli stanziamenti, questi dovevano essere subito seguiti dall’esecuzione dei lavori. Per i quali la Regione ha evidentemente una carenza di tecnici in grado di portarli a termine”. Un aspetto questo sottolineato anche da Sicindustria, che oltre a rimarcare “l’inadeguatezza” dei progetti siciliani, critica il governo regionale e in particolare l’assessore Scilla per i “fumosi inni al complotto”.

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Ben 65 milioni richiesti da Gela

Tra invasi già finanziati dal Patto per il Sud, Cimia risulta anche nell’elenco delle opere bocciate dal ministero, con una richiesta di intervento presentata dal Consorzio di bonifica di Gela per 15 milioni. A questi si aggiunge una richiesta da 19 milioni e 380 mila euro per Disueri, e di 31 per la rete idrica dell’invaso Gibbesi. E sull’esclusione dei progetti gelesi, che da soli “pesano” 65 milioni, hanno giocato motivi esclusivamente tecnici: “Non sono stati rispettati i 23 criteri, stabiliti in Conferenza Stato e Regioni”, spiega una nota del ministero. Nel caso specifico, i Criteri non rispettati sono stati 11 su 23 per Cimia, 12 per Dineri e 13 per Gibbesi. Risultati che non si discostano molto da quelli degli altri progetti presentati dai consorzi siciliani, con un solo progetto, quello presentato da Ragusa sull’efficientamento idrico della Valle dell’Acate da 3 milioni e 300 mila euro, che è stato “boocciato” per la mancanza di un un solo criterio.

Bocciatura non “definitiva”: ultimo appello a novembre

La bocciatura non dovrebbe però essere definitiva, precisa sempre la nota: 460 milioni saranno nuovamente rimessi a bando in una seconda finestra, a partire dal mese di novembre. “A meno di motivi politici, per i quali abbiamo già annunciato il supporto alla Regione per fare squadra”, precisa Gallo, il quale si attende dalla Regione “un patto per il lavoro, che tenga conto di questi fattori. Le infrastrutture inutilizzabili, e i fondi per le manutenzioni non spesi, sono un grave danno non solo per l’agricoltura che soffre, ma anche per il mancato lavoro in edilizia e altri comparti che queste potevano portare al territorio”.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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