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Agricoltura, nuovi criteri di riparto dei fondi europei. La Via: “Scippo al Sud”

Il ministro al ramo Stefano Patuanelli ha voluto cambiare le regole che avrebbero dovuto restare in vigore fino al 2022. Adesso sia i fondi del primo che del secondo pilastro della Pac, la politica agricola comune, andranno quasi tutti alle regioni del Nord

Il Ministro delle Politiche agricole e alimentari, Stefano Patuanelli ha recentemente presentato un nuovo piano di riparto delle risorse del Programma di sviluppo rurale – Psr per il biennio 2021-2022. La proposta prevede: nel 2021, un riparto del 90 per cento secondo criteri storici e il 10 per cento secondo criteri oggettivi. Nel secondo anno, invece, il 70 per cento sarà legato ai criteri storici e il restante 30 a quelli oggettivi. Un cambio di direzione che traghetterà molti milioni da Sud a Nord del Paese. Una decisione che in molti, compreso il professore-agronomo ed ex europedutato Giovanni La Via, già relatore della Pac, Politica agricola comune, definiscono un vero e proprio furto al Mezzogiorno. Diversi i motivi. Un trasferimento di risorse che, probabilmente, anche il ministro Patuanelli considera, almeno in parte iniquo, dal momento in cui ha previsto, per queste annualità, delle compensazioni alle regioni del Sud.

Cambio di regole in corsa

Tutto nasce nel momento in cui in Europa non si riesce ad approvare la nuova Pac per gli anni successivi al 2020. Non solo. C’è anche un ritardo di tutti gli Stati membri nell’approvare il bilancio multiannuale. “Un ingorgo”, dice La Via “che si è determinato per effetto del cambio della Commissione europea e del rinnovo del parlamento europeo”. La nuova Pac si aspetta per il 2023. Per il 2021 e il 2022 viene quindi approvato un regolamento transitorio che come dice La Via prevede che “la vecchia regolamentazione si estesa di due anni”. Quello del ministro non solo rappresenterebbe un cambio di regole in corso, ma anche un cambio del criterio alla base dei fondi stessi. Va considerato infatti, che i fondi per lo sviluppo rurale, come suggerisce il nome stesso, hanno l’obiettivo di “realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali” colmando anche le disuguaglianze tra le arre più ricche ed evolute e quelle povere e marginali. Ecco perché la maggior parte dei fondi, fino a ieri, era destinata alle regioni del Sud.

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Le conseguenze economiche

Al di là del campanilismo che potrebbe facilmente nascere da questa decisione pensando al fatto che il ministro Patuanelli è di Trieste, dunque un uomo del Nord, ci sono anche delle conseguenze oggettive che “forse non ha considerato”, dice La Via. “Il trasferimento di risorse dalle regioni del Sud alle regioni del Nord, prevede una minore contribuzione percentuale comunitaria a quei numeri e quindi la necessità di un incremento delle risorse del Mef”. L’ex deputato non si ferma qui e dà anche una terza ragione al perché la decisione del ministro è sbagliata ed è legata alla distinzione tra i due pilastri che compongono la Pac. In pratica aumenta ancora di più e in maniera notevole, la disuguaglianza tra i territorio del Nord e quelli del Sud del Paese. “I pagamenti del primo pilastro, cioè gli aiuti diretti al reddito, seguono il criterio storico e avvantaggiano i territori del Nord, i criteri dello sviluppo rurale li sta modificando traferendo risorse dal Sud al Nord”. Le conseguenze potrebbero essere devastanti per l’economia rurale del Sud in particolare e di conseguenza di tutta l’Italia ecco perché La Via sostiene che “o modifichiamo tutti i criteri, sia del primo che del secondo pilastro, o è un doppio trasferimento verso il Nord che il Sud non può accettare”.

Nessuna sanzione europea

Nonostante sembra proprio che si stia palesando un furto a chi è già più povero e arretrato, come spiega Giovanni La Via, non ci saranno conseguenze per l’Italia da parte dell’Unione europea. Il fatto è che è l’Italia stessa a decidere per sé perché “la ripartizione delle risorse sul piano nazionale è demandata ai singoli Paesi membri”. Il problema è d’opportunità e non di legge, dunque. Riformare un pilastro senza riformare l’altro “peraltro quello più sostanzioso perché circa il 60 per cento” per La Via è un processo “incompleto”. Alle regioni del Mezzogiorno d’Italia non rimane che un contentino, somme di compensazione per il 2021 e il 2022, che il ministro Patuanelli ha proposto con decreto legge al Consiglio dei ministri dello scorso 18 giugno e che, in quanto tale, dovrà compiere il suo corso burocratico fino all’approvazione del Parlamento.

Il futuro per la Sicilia

Per l’agricoltura delle regioni del Sud il futuro si prospetta ancora più nero. Per la Sicilia, in particolare occorre distinguere i settori e agire in modo mirato. “Usciamo da alcune annate difficili per alcuni comparti e non tutti hanno vissuto la pandemia allo stesso modo. Per esempio il settore vitivinicolo ha vissuto una pandemia molto più pesante rispetto al settore ortrofrutticolo. Il settore zootecnico vive oggi un periodo di grandissima difficoltà per cui non bisogna pensare che ci possa essere un intervento che risolva tutti i problemi, ma bisogna programmare e poi mettere in campo una serie di interventi di piccola portata specifici per i diversi settori che possano alleviare le criticità e portare sempre più i nostri agricoltori verso il mercato”. L’idea di La Via è che non basteranno gli aiuti a risollevarsi e a permettere di guardare al futuro soprattutto nel lungo termine, ma il mercato farà la sua selezione.

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Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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