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Agricoltura: sfuggita al Covid, ora è nella morsa dei costi pazzi

Solo il 14,5 per cento delle aziende è stato colpito dalla pandemia, secondo il 7° Censimento generale Istat dell'agricoltura. Oggi però il comparto fa i conti con bollette salatissime di luce e gas e costi alti di materiali, imballaggi, concimi e mangimi. Il punto con Cia e Confagricoltura

“La ripresa in agricoltura c’è, ma il futuro è totalmente incerto e con le bollette salatissime della corrente e del gas e i costi alti del gasolio e dei concimi, i prezzi aumenteranno di sicuro”: Fabio Caruso, direttore di Confagricoltura Catania, lascia trasparire la sua preoccupazione per uno scenario dove i segnali sono già inquietanti, in un settore tuttavia graziato dalla pandemia. Secondo i dati Istat del 7° Censimento generale dell’agricoltura, infatti, l’agricoltura è stata colpita dal Covid in misura molto contenuta: in Sicilia solo il 14,5 per cento per cento delle aziende ha subito contraccolpi negativi, a fronte di una media nazionale del 17,8 per cento. “Le aziende non si sono mai fermate – conferma Caruso – non hanno avuto particolari restrizioni. Invece si sono fermate le esportazioni da parte delle aziende agricole, perché molti consumatori hanno preferito prodotti locali, con un aumento della richiesta interna. I danni li hanno avuti le aziende che esportavano all’estero, oltre al comparto agrituristico”.

Fonte: 7° Censimento generale dell’agricoltura

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Il Covid ha penalizzato solo export e agriturismi

Durante la pandemia, a farne le spese “sono state le aziende agricole più strutturate e dipendenti dall’estero – spiega Caruso – mentre le altre hanno sopperito grazie all’aumento della richiesta del mercato italiano e hanno potenziato anche le vendite online. Altro comparto danneggiato è stato quello agrituristico, un’attività collaterale all’agricoltura, penalizzato dal blocco degli arrivi turistici. Ora anche per loro c’è stata una fase di ripresa, con un boom di richieste, dopo i ristori dal governo centrale e dalla Regione. Parliamo di strutture con terreni, riconosciute, condotte da veri agricoltori che diversificano facendo anche attività agrituristica”. Ma le quattro aziende agricole su cinque di cui parla l’Istat, risparmiate dal Covid, si stanno adesso confrontando con nuove problematiche: un’impennata vertiginosa dei costi delle materie prime di cui si servono i produttori agricoli per la loro attività: energia e trasporti, materiali e imballaggi, concimi e mangimi.

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Oggi una forte speculazione delle multinazionali

“I rincari – riferisce Giuseppe Di Silvestro, responsabile settore ortofrutticolo di Cia (Confederazione italiana agricoltura) Sicilia – hanno portato tutte le aziende agricole, di qualsiasi settore, a essere in grosse difficoltà, per l’aumento dei costi di produzione e soprattutto per il calo dei consumi, legato alla diminizione del reddito delle persone. La forte speculazione nata da parte delle grandi multinazionali sta mettendo in ginocchio l’agricoltura e nel complesso l’economia, mentre i governi nazionale e quelli europei non riescono a gestire questa situazione. La speculazione va combattura energicamente per tornare ai costi reali delle materie prime, mentre in atto oggi ci sono solo palliativi”. Nel frattempo il costo dei trasporti, dei concimi, delle materie prime diventano incontrollabili. “I mangimi per la zootecnia – ricorda Di Silvestro – sono aumentati del 200 per cento in più e senza che questo sia legato agli aumenti dei costi di produzione. Le aziende agricole si sono trovate in grande difficoltà”.

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L’imprenditore aumenta i prezzi oppure chiude

“La guerra in Ucraina – riprende il direttore di Confagricoltura etnea, Caruso – sta comportando disastri economici per le aziende italiane e siciliane: noi abbiamo avuto per esempio il raddoppio dei costi del gasolio agricolo, che è un carburante agevolato. Paradossalmente, quindi, non ha goduto delle agevolazioni che hanno avuto i liberi cittadini nei prezzi alla pompa del gasolio per auto, perchè quello agricolo era già defiscalizzato e non c’era più nulla da togliere”. Adesso infatti costa tra 1,40 e 1.50 al litro ed è vicino al prezzo del gasolio normale, mentre prima costava quasi la metà. “Speculazioni massime da parte delle multinazionali – conferma Caruso – perché il petrolio continua ad arrivare e il prezzo di mercato non è giustificato. Adesso lo stesso problema ci sarà col metano: diverse aziende in inverno riscaldano le serre col metano e col gasolio agricolo quindi i costi saliranno alle stelle. A questo si aggiungono i concimi alle stelle, i problemi dell’acqua con i Consorzi di bonifica, l’aumento delle materie plastiche e del vetro, la manodopora che non si trova anche per il reddito di cittadinanza che non sta dando i risultati sperati e sta bloccando il mercato del lavoro in modo impressionante. Cosa può fare un imprenditore puro? O chiude o aumenta il prezzo dei prodotti”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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