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Al Sud è allarme “povertà sanitaria”. Ma la Sicilia fa meglio del Piemonte

In Italia sono 1,6 milioni le famiglie in "povertà sanitaria", il 6,1% del totale. 700 mila di queste abitano nel Sud, l'8,2% del totale. La Sicilia però è una eccezione positiva: la quota, 6,3%, è la migliore nel Meridione, anche se più alta della media nazionale. E fa meglio del Piemonte, che sfiora il 12%

Un Paese, due cure“. Il titolo dell’ultimo report sulla Sanità in Italia di Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno che da oltre 70 anni si occupa dei problemi del Meridione, sintetizza per l’ennesima volta il divario tra Nord è Sud Italia anche nella gestione della Salute. In Italia, secondo i dati CREA, Centro per la Ricerca economia applicata alla Sanità elaborati da Svimez, le famiglie in povertà sanitaria, ovvero quelle impoveritesi per le spese sanitarie, e le relative “rinunce” per motivi economici a tali tipologie di spese, sono il 6,1%: 8,2% al Sud, 5 al Centro, 5,9% al Nord-Ovest e 4% al Nord-Est.

In termini assoluti sono 1,6 milioni le famiglie in “povertà sanitaria”. 700 mila di queste vive al Sud. La Sardegna ha il record negativo, con il 14,3% di famiglie che hanno difficoltà ad affrontare le spese sanitarie, seguita dalla Calabria a quota 13,5%. La Sicilia ha invece il dato migliore del Mezzogiorno, con il 6,3%, che la pone avanti a regioni del Nord come Piemonte (11,9% di famiglie in disagio economico per le spese sanitarie) e Liguria (8,1%). La spesa sanitaria media per famiglia in Italia di di 1.362 euro secondo gli ultimi dati Istat elaborati da Gimbe, in aumento del 4,9% nel 2022 sul 2021. La Sicilia è a quota 1.219 euro, un aumento di oltre l’8%.

Sanità, le cure costano sempre di più alle famiglie. E 1 su 4 al Sud rinuncia

Si tratta di dati che, secondo Svimez, vanno di pari passo con una spesa complessivamente ridottasi a livello italiano per la Salute. Dal 2010 al 2022 la spesa sanitaria pubblica reale pro capite in Italia è calata del 2%. Nel frattempo in Germania è aumentata del 38%, e in Francia del 32%. Nel 2022, la spesa sanitaria pubblica reale pro capite italiana è il 55% di quella francese, il 45% di quella tedesca. A prezzi correnti, nel 2022, l’Italia presentava un livello di spesa sanitaria pubblica pro capite pari a circa 2.200 euro, superiore al dato spagnolo (2.061 euro), ma nettamente inferiore ai valori di Francia (3.852 euro) e, soprattutto, Germania (5.085 euro).

In Sicilia 31 euro a persona spesi dalla Sanità pubblica

Questo implica, per l’Italia, un maggiore uso delle strutture private. In Italia, nel 2022, poco meno di un euro su quattro della spesa sanitaria complessiva è un costo sostenuto dai cittadini, precisamente il 24,1%. In Germania l’incidenza della spesa sanitaria privata è pari al 13,5%, in Francia al 15,2%. Tra il 2010 e il 2022, la componente privata della spesa è aumentata di quasi 3 punti in Italia (era al 21,4%) mentre si è significativamente ridotta negli altri due grandi Paesi europei. Tra le regioni la spesa “record” spetta alla provincia autonoma di Bolzano, con 97 euro pro capite di spesa pubblica. Dalla parte opposta la Campania, con soli 18 euro a cittadino spesi dalla sanità pubblica. La Sicilia, con 31 euro pro capite e 2.091 euro, è sotto la media nazionale pari a 41 euro a persona.

Leggi anche – Lotta ai tumori, la Sicilia migliora. Bene Catania e Palermo, male Caltanissetta

Mobilità oncologica: in Sicilia fuori regione il 16,5%

La povertà sanitaria è strettamente legata a liste d’attesa e difficoltà nelle prenotazioni, scrive Svimez. E si accentua nei territori interni. I dati dicono che nel 2022, dei 66.885 malati oncologici residenti al Sud, 12.401 hanno scelto di curarsi in una regione del Centro-Nord, circa il 20%. I pazienti che fanno il percorso inverso sono appena 800, lo 0,1% dei pazienti oncologici residenti al Centro-Nord. In questo contesto spicca nuovamente la Calabria, che ha una quota record del 42,9% di pazienti oncologici che scelgono di andare in un’altra regione. Segue la Basilicata, a quota 25%, e la Sicilia a quota 16,5%. La Sicilia, che secondo Agenas ha a Palermo e Catania due poli oncologici di riferimento, ha attratto 270 pazienti dalla vicina Calabria, la quasi totalità dei 285 pazienti totali. Di contro 1.060 siciliani hanno scelto di andare a curarsi in Lombardia, e 655 nel Veneto, con cifre inferiori per le altre regioni. Per una quota di “fuga” di 2.618 pazienti a fronte di 13.033 che “restano” nelle strutture oncologiche siciliane. Il “saldo” tra pazienti in arrivo e in “fuga” è quindi in negativo per 2.333 unità.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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