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Allagamenti a Catania, il Collettore B “non darà significativi miglioramenti”

L'opera, progettata nel 1988, è stata messa a bando pochi giorni fa per 39 milioni di euro. Ma secondo il docente di Idrologia dell'Università di Catania Carlo Modica, autore di studi sugli allagamenti urbani, non cambierà la situazione nel centro cittadino. E propone sistemi di allerta per la popolazione

“A mio parere la realizzazione del Collettore B, probabilmente utile a risolvere alcuni problemi in alcune zone periferiche della citta, non apporterà significativi miglioramenti ai problemi determinati dagli allagamenti nel centro di Catania”. Lo afferma il professore Carlo Modica, ordinario di Costruzioni idrauliche e marittime e idrologia dell’Università di Catania, a proposito dell’opera attesa da decenni nel capoluogo etneo, e per cui la Regione siciliana, specificamente la struttura commissariale per il contrasto al dissesto idrogeologico di cui è a capo il presidente della Regione, ha bandito una gara d’appalto, con scadenza il prossimo 14 aprile, per un importo di 38 milioni e 887 mila euro soggetto a ribasso d’asta, a cui si aggiungono ulteriori 558 mila euro di oneri per la sicurezza.

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Il progetto esecutivo risale al giugno del 1989

Si tratta del completamento del cosiddetto “sistema dei canali di gronda”, un insieme di grandi collettori che come una “cintura” attorno alla città di Catania hanno lo scopo di raccogliere le acque provenienti dai comuni pedemontani, fortemente urbanizzati negli ultimi 50 anni, e convogliarle all’esterno dell’area urbana, evitando quindi l’arrivo delle grandi masse d’acqua nel capoluogo, fortemente soggetto a fenomeni di allagamento come visto nei drammatici giorni dello scorso autunno. Il “collettore B” nello specifico “inizia a San Giovanni Galermo, percorre in gran parte, la strada di collegamento di questo Centro con Misterbianco, interessando la periferia di questo comune per poi immettersi nel torrente Cubba”, spiega la relazione tecnica del progetto, la cui prima stesura risale al marzo del 1988 a cura dell’ingegnere Ottavio Cioppa, e poi approvato in modo esecutivo nel giugno del 1989. Il collettore B” finisce la sua corsa nel canale Buttaceto, precisamente dove si trova oggi il grande centro commerciale “Centro Sicilia”, per poi a sua volta congiungersi al fiume Simeto fino al mare.

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Allagamenti in centro: “Trovare soluzioni forse impossibile”

Un progetto di oltre trent’anni, dunque, che pur modificato nel corso dei decenni e arrivato allo stato attuale con uno studio di fattibilità tecnica ed economica a cura dell’ingegnere Aldo Scaccianoce, non consentirebbe oggi un’adeguata protezione del centro cittadino. Gli allagamenti del resto, come spiega il professore Modica, autore negli anni nelle sue ricerche di vari studi sugli allagamenti in ambito urbano “sembrano dovuti principalmente alle piogge cadute all’interno dell’area sottesa dalla circonvallazione. Trovare soluzioni oggi non è semplice e forse impossibile in relazione all’impianto urbanistico attuale”. Non una opinione quindi, ma una certezza quella del docente relativamente all’utilità del “collettore B” per gli allagamenti in città. E un dato ben noto ai tecnici, come sottolineava all’indomani degli eventi metereologici estremi avvenuti a Catania tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre l’ingegnere Tuccio D’Urso, ex capo nei primi anni 2000 dell’ufficio speciale emergenza traffico, che finanziò e completò grazie ai poteri speciali concessi dal governo nazionale all’allora sindaco Umberto Scapagnini gran parte delle opere della cintura urbana di condotti. Benefici, quindi, potrebbero esserci in aree come la zona industriale, ma non certo per il centro urbano: “Soluzioni infrastrutturali di grandi dimensioni sono infatti impossibili da realizzare all’interno della città”, spiega Modica.

Il parere di Fillea: “Opera vecchia, forse non sufficiente”

Nonostante il parere dei tecnici, nel dibattito pubblico il “collettore B” resta però “un’opera fondamentale per la difesa della città”, come affermato dal presidente della Regione nel comunicato di annuncio della gara d’appalto. Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario provinciale del sindacato dei lavoratori edili Fillea Cgil di Catania Vincenzo Cubito, che spera che l’opera attesa da trent’anni si realizzi e non si tratti di una “ennesima illusione”. Per Cubito la realizzazione del Collettore B “rappresenta un passo avanti”, considerando che “Catania, come si è visto a ottobre, rischia di diventare la Venezia del sud”. Al contempo, l’opera rischia di non essere sufficiente, visto che “si tratta di un progetto risalente a oltre trent’anni fa”. Da allora, dice Cubito, la situazione è notevolmente cambiata. “Alcuni comuni della cinta catanese superano il 50 per cento di impermeabilizzazione del territorio. Gravina, per esempio, è al 53 per cento. Questo crea un problema perché l’acqua si riversa sulla città”. Una situazione complicata dalla presenza di alcune grandi strutture, come l’altro grande centro commerciale presente nel quartiere Librino e a ridosso del torrente Forcile, “le Porte di Catania, che secondo alcuni esperti ostacolano il percorso che dovrebbe portare l’acqua a mare”.

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Allertare i cittadini con modellistica in tempo reale

Ben venga dunque la realizzazione del collettore, conclude Cubito, ma per risolvere il problema delle alluvioni “serve altro, a partire da uno studio idrico sulla Catania attuale, che è ben diversa da quella degli anni Ottanta e Novanta”. Secondo il professore Modica, che esclude la possibilità di realizzare grandi opere, “può attuarsi una difesa passiva consistente in precisi preavvisi alla popolazione, con zone a rischio e orario, purtroppo con brevissimo tempo di anticipo, da attuare tramite misure e modellistica in tempo reale. Altre misure di difesa passiva paratie mobili sono da tempo utilizzate dai cittadini”. Inoltre lancia un appello alle istituzioni politiche: “Sarebbe auspicabile un maggiore coinvolgimento dell’Università da parte delle istituzioni locali”, conclude il docente di Idraulica dell’Università di Catania.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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