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Allarme cambiamento climatico, ma i gas serra non li ferma nessuno

Nonostante una riduzione del 20 per cento dal 1990, le emissioni sono ancora sopra gli obiettivi del 2021. Le regioni come la Lombardia sono le principali contributori, mentre in Sicilia, il metano dalle attività agricole rimane un problema non risolto

Cambiamento climatico e gas serra vanno di pari passo e questi inquinanti in Italia sono in aumento. Li produciamo guidando un’auto, accendendo la caldaia, consumando energia, producendo rifiuti. I tre gas inquinanti protagonisti dell’effetto serra sono l’anidride carbonica (CO2) dovuta all’uso di combustibili fossili. Poi c’è il metano (CH4) dovuto agli allevamenti. Ancora, il protossido di azoto (N2O) che deriva da attività agricole, energia e trasporti. Ci sono anche i gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF6, NF3) che derivano da attività industriale e di refrigerazione. In Italia, nonostante alcuni progressi, le emissioni di gas serra nel 2021, dopo la battuta d’arresto del periodo pandemico, “mostrano un incremento dell’8,5 per cento rispetto al 2020“. Lo scrive l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel suo ultimo Rapporto. Si fanno anche delle previsioni. Di questo passo le emissioni che ricadono nel regolamento “Effort sharing” (Eu) 2018/842, nel 2030 si ridurranno del 28,5 per cento rispetto ai livelli del 2005. L’obiettivo era però ridurle del 43,7 per cento.

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Emissioni ridotte di un quinto, ma non basta

Secondo quanto ricostruisce Ispra, negli ultimi 30 anni le emissioni di gas serra prodotte dall’Italia e che incidono sul cambiamento climatico si sono ridotte di circa un quinto rispetto al 1990. Sono passate da 521 a 418 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (19,9 per cento tra il 1990 e il 2021). Non basta: risultano di 11 milioni di tonnellate al di sopra dell’obiettivo che era stato fissato per il 2021. La riduzione delle emissioni, riscontrata in particolare dal 2008, è una “conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici, sia delle produzioni industriali, a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcune produzioni, ma anche della crescita delle fonti rinnovabili (in particolare idroelettrico ed eolico) e dell’incremento dell’efficienza energetica”, sottolineano gli esperti. Le fonti rinnovabili, grazie alle politiche di incentivazione attuate, sono cresciute “da 14 Mtep (tonnellate equivalenti di petrolio) del 2005 a 29 Mtep del 2021, raggiungendo circa il 20 per cento del mix energetico del Paese”. Allo stesso tempo, la domanda di energia da fonti fossili “ha registrato una contrazione complessiva di circa 60 Mtep e un decremento medio annuo del tre per cento”, aggiunge l’Ispra.

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Settore energetico: l’80 per cento delle emissioni

La riduzione fin qui ottenuta dei gas serra deriva principalmente dal settore energetico. In questo ambito le emissioni di CO2 rappresentano l’80 per cento di quelle totali. Lungo il periodo 1990-2021 sono diminuite del 21,8 per cento. In particolare, “il settore dei trasporti (31 per cento del totale delle emissioni di energia) ha registrato un incremento dell’1,1 per cento. Si è inoltre osservato un aumento (pari al 6,4 per cento) delle emissioni negli altri settori. Incluso il residenziale, che nel 2021 rappresentano il 25 per cento del totale delle emissioni settoriali”, come sottolinea l’Ispra. Le emissioni relative al settore processi industriali (7,6 per cento del totale delle emissioni di gas serra) hanno mostrato una diminuzione del 18,9 per cento dovuta, principalmente, alla riduzione nel settore della chimica e della produzione di minerali e metalli.

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Gas serra: il contributo delle regioni italiane

La Lombardia è la regione che emette circa il 18 per cento di tutte le emissioni di gas serra italiane. Fra le regioni che sono maggiormente responsabili della produzione di gas serra seguono con una quota compresa fra l’otto ed il dieci per cento, l’Emilia-Romagna, la Puglia, il Veneto e il Piemonte. In alcune regioni come la Sardegna, la presenza di grandi centrali di produzione di energia elettrica comporta che tale settore rappresenti il 56 per cento delle emissioni regionali. L’agricoltura produce oltre il dieci per cento delle emissioni regionali in Sardegna, Lombardia e Piemonte. Le emissioni dei trasporti stradali e quelle per il riscaldamento degli edifici, che sono più correlate, da un lato alla densità abitativa e dall’altro alle condizioni climatiche, sono oltre il 50 per cento delle emissioni totali per Trentino Alto Adige, Marche, Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta.

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La situazione in Sicilia: il metano non diminuisce

Secondo la relazione dell’inventario delle sorgenti puntuali 2005-2019 elaborato da Arpa Sicilia, nell’Isola si conferma un trend in diminuzione delle emissioni di gas serra per quanto riguarda anidride carbonica e protossido di azoto, ma non per il metano che è riconducibile al settore degli allevamenti agricoli. È di gran lunga prevalente, nelle previsioni dell’Agenzia regionale, il ruolo dell’industria dell’energia e della trasformazione di fonti energetiche (l’attività svolta quindi dalle centrali elettriche nell’Isola) e dell’estrazione e distribuzione dei combustibili (gli impianti dei grandi poli petrolchimici).

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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