Nuovo virus, si diffonde rapidamente in Italia: rischio altissimo per i bambini | Scatta l’allerta sanitaria
Una nuova variante influenzale, la K dell’A/H3N2, spaventa l’Italia con polmoniti gravi. L’allarme di Bassetti sui bambini, la fascia più colpita. Scopri i sintomi e come agire.
L’Italia si trova ad affrontare una stagione influenzale particolarmente intensa, dominata dalla variante K del virus A/H3N2. Questa specifica ceppo virale sta causando un’ondata di infezioni respiratorie acute, con un incremento significativo dei casi che in alcune situazioni evolvono in gravi polmoniti, interessando anche fasce di popolazione più giovani. L’epidemiologo Giovanni Rezza ha confermato l’espansione dell’epidemia su tutto il territorio nazionale, prevedendo il picco entro le prossime settimane, presumibilmente nella prima metà di gennaio.
I dati forniti dal sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità sono eloquenti: a fine dicembre sono stati registrati oltre 816mila casi di sindromi respiratorie acute. Un aumento di quasi 100mila rispetto alla settimana precedente, indicando una rapida progressione del contagio. Oltre il 40% di queste infezioni è attribuibile a virus influenzali, con la variante K dell’A/H3N2 ormai predominante.
La situazione più preoccupante riguarda i bambini sotto i 4 anni, che si confermano la fascia d’età più colpita. Con un’incidenza di 42 casi ogni mille abitanti, il tasso è triplo rispetto alla popolazione generale, destando grande allerta tra gli specialisti per la comparsa di polmoniti impegnative anche in giovani apparentemente sani.
Sintomi allarmanti e l’importanza della diagnosi precoce
Attenzione ai sintomi: una diagnosi precoce può fare la differenza.
Il direttore delle Malattie infettive, Matteo Bassetti, ha lanciato un chiaro avvertimento sui sintomi iniziali di questa variante. Si manifestano con febbre alta persistente, sensazione di spossatezza marcata e dolori muscolari diffusi. La preoccupazione maggiore è che, nei bambini e nei ragazzini privi di sufficienti anticorpi, il virus possa raggiungere i polmoni, scatenando una polmonite interstiziale grave, con scenari simili a quelli osservati durante le fasi più acute del Covid-19. La tragica scomparsa di una bambina di 12 anni a Padova lo scorso dicembre ha purtroppo confermato la potenziale letalità della malattia.
Bassetti ha sottolineato come il campanello d’allarme non sia solo la febbre, ma soprattutto la comparsa di difficoltà respiratoria, una tosse intensa e dolori toracici acuti. In presenza di questi sintomi, è fondamentale recarsi immediatamente al Pronto Soccorso. Potrebbero infatti rendersi necessarie terapie intensive come la rianimazione, l’intubazione o, nei casi più estremi, l’utilizzo della macchina Ecmo.
I sintomi tipici della variante K includono un quadro clinico ben definito:
- febbre
- brividi
- dolori muscolari e articolari
- cefalea
- tosse
- mal di gola
. Nei bambini, inoltre, possono comparire anche disturbi gastrointestinali. La durata media della malattia è di 7-10 giorni, ma la contagiosità può estendersi fino a una settimana e oltre nei soggetti immunodepressi, rendendo cruciale un’attenta osservazione.
Prevenzione e strategie per affrontare il picco epidemico
Prevenzione e strategie essenziali per affrontare il picco epidemico.
Di fronte a questa situazione, i medici di famiglia della Fimmg raccomandano di riadottare precauzioni di base. In particolare, si consiglia di tornare a usare le mascherine in presenza di sintomi influenzali, per proteggere i soggetti più fragili e limitare la diffusione del virus. Silvestro Scotti ha evidenziato un aumento significativo dei ricoveri per polmoniti e bronchiti, soprattutto in regioni come la Campania, dove l’incidenza della malattia è tra le più alte del Paese.
Rezza ha chiarito che, sebbene la variante K non sembri intrinsecamente più aggressiva a livello clinico, si caratterizza per un andamento bifasico dei sintomi, che può confondere e ritardare la diagnosi. La curva epidemica italiana sta mostrando un anticipo rispetto all’anno precedente, ma un leggero ritardo rispetto alla stagione 2022-23. Ciò non toglie che il picco è comunque atteso entro la prima metà di gennaio, portando con sé il rischio di una congestione delle strutture ospedaliere.
È essenziale comprendere che anche dopo il raggiungimento del picco, l’incidenza potrebbe rimanere elevata per diverse settimane. L’ampiezza e la durata della curva epidemica influenzeranno in modo determinante l’impatto complessivo di questa stagione influenzale. Per questo, la vaccinazione antinfluenzale, anche se preferibilmente da fare all’inizio della stagione, rimane un presidio utile per i soggetti fragili. È fondamentale mantenere alta la guardia, adottare precauzioni e proseguire con una sorveglianza costante per contenere l’impatto del virus.
