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Ambiente in Costituzione, molto rumore per nulla. Il giurista: “Occhio al metodo”

Le modifiche agli articoli 9 e 41, che introducono la tutela dell'ecosistema nella Carta, più che la sostanza hanno implicazioni nella forma. Per la prima volta si modificano "a maggioranza" i principi costituzionali, senza referendum, avverte il professor Agatino Cariola

Nessun cambiamento sostanziale, se non “più poteri allo Stato centrale nei confronti degli enti locali, compresa la Regione siciliana, ma non dell’Europa”. E sullo sfondo un problema di metodo, visto che “per la prima volta la Carta è stata cambiata nella sua prima parte, quella sui principi fondamentali”. Agatino Cariola, avvocato e professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Catania, spiega a FocuSicilia l’introduzione del concetto di ambiente nella legge fondamentale della Repubblica italiana. Un passo salutato con grande favore dalle associazioni ambientaliste – “Una bellissima e storica notizia per il nostro Paese”, ha detto il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – e in linea con molti obiettivi perseguiti dal governo, non ultimo il Pnrr. Benché la tutela dell’ambiente sia una necessità largamente riconosciuta, non mancano alcune perplessità. “La gestione dell’ecosistema è soprattutto un fatto tecnico, e come abbiamo visto durante la pandemia, quando si parla di questioni tecniche la politica fa un passo indietro”, osserva Cariola. Un tema che diventa di stringente attualità per le imprese, visto che la modifica costituzionale chiama in causa la loro libertà di iniziativa economica.

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Il dettaglio delle modifiche

Il disegno di legge che inserisce la tutela dell’ambiente tra i princìpi fondamentali della Costituzione, firmato dalla senatrice Loredana De Petris di Liberi e Uguali, risale al 2018. Lo scorso otto febbraio la Camera dei deputati ha approvato definitivamente la legge, promulgata con la firma del Presidente della repubblica Sergio Mattarella il successivo 11 febbraio. Nel dettaglio, all’articolo 9 viene introdotto un nuovo comma per il quale la Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. La legge dello Stato, prosegue il comma, “disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. La seconda modifica riguarda l’articolo 41, in particolare il secondo comma, con il quale viene affermato che l’iniziativa economica pubblica e privata non può svolgersi in danno “alla salute e all’ambiente” oltre che “alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, come previsto dall’originaria formulazione. Al terzo comma, infine, viene stabilito che la legge indirizzi e coordini l’attività economica “a fini ambientali” e non soltanto “sociali” come previsto originariamente.

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Molto rumore per nulla

L’opinione di Cariola sulla riforma è “dissonante” rispetto all’orientamento dominate. “Le modifiche in sé non sono particolarmente significative, citando Shakespeare potremmo dire: molto rumore per nulla”. La legge costituzionale, spiega il giurista, riprende lo schema di un’analoga riforma della Carta tedesca, “anche per il suo riferimento alle generazioni future”, fermo restando che la tutela dell’ambiente “era già ampiamente prevista dalla giurisprudenza, e prima ancora dalla cultura dei cittadini italiani”. Anche se la modifica “non introduce novità sostanziali particolarmente rilevanti”, le applicazioni di alcuni passaggi “potrebbero essere ampie”. Il giurista fa un esempio. “Lo dico per paradosso: parlando del principio di tutela degli animali, si potrebbe arrivare a imporre di essere vegetariani o vietare la sperimentazione dei farmaci sugli animali?”. Un’ipotesi di scuola, precisa Cariola, considerato anche che sulla tutela di questi ultimi la riforma ha previsto “una riserva di legge statale che ne disciplini le forme e i modi”.

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Come nascono i diritti

“Certo, il principio è che gli animali vadano sempre rispettati e che, allora, anche talune pratiche siano ripensate”. Questo aspetto, prosegue il giurista, “è rimesso al legislatore successivo che deve applicare il principio introdotto nella Carta”. La riforma costituzionale, aggiunge Cariola, intercetta in realtà il profilo di chi e di come si tutelano i diritti. “La mia idea è che se all’inizio i diritti erano tutelati a mezzo della legge – si pensi al significato della Dichiarazione dei diritti del 1789 – oggi essi si muovono in una logica incrementale che vede protagonisti i cittadini, i loro comportamenti, le culture che esprimono, e soprattutto i giudici, specie quelli sovranazionali. Si pensi a come si affermano diritti quali la privacy, il rispetto della propria identità di genere, la genitorialità e, persino, l’interruzione dei trattamenti sanitari”. Da questo punto di vista, osserva Cariola, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema sono da tempo patrimonio costituzionale comune alle culture europee.

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Cosa cambia per la Sicilia

Sul versante dei rapporti con gli enti locali, come accennato, la modifica diventa un potere in più nelle mani dello stato. “Se la Regione siciliana, che pure gode di una sua autonomia normativa, dovesse fare una legge contraria al principio costituzionale, per lo Stato diventerebbe ancora più semplice impugnarla”, spiega Cariola. Altro discorso per i rapporti con l’Unione Europea. “In questi anni, l’Ue si è affermata come un’entità squisitamente tecnica, e come tale ha l’ultima parola su decisioni di tipo tecnico-scientifico, cui gli stati centrali devono sottostare”. Un esempio è la querelle sul nucleare di nuova generazione, inserito dalla Commissione europea tra le fonti di energia sostenibile. Una classificazione che molti in Italia contestano, anche alla luce referendum del 2011 con il quale venne bocciata la proposta del Governo Berlusconi di agevolare l’insediamento di nuove centrali nucleari. “La modifica costituzionale non ci dà un potere in più in questa discussione, che è di taglio tecnico e non politico”, osserva Cariola.

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No al referendum

L’ambiente in Costituzione non andrà ad aggiungersi al fitto calendario di referendum dei prossimi mesi. “All’esame dei cittadini andranno alcuni quesiti sulla giustizia, mentre le proposte di consultazione popolare su eutanasia e legalizzazione della cannabis sono state bocciate dalla Corte costituzionale”, ricorda Cariola. Per la modifica degli articoli 9 e 41 andrà diversamente. “La legge è stata approvata con due terzi dell’assemblea, quindi non è necessario dare la parola ai cittadini”. Proprio questo aspetto, spiega il costituzionalista, cela un’inquietudine. “Le modifiche effettuate nel passato riguardavano soprattutto la seconda parte, dedicata all’ordinamento. Per la prima volta è stata modificata a maggioranza la prima parte della Costituzione, quella relativa ai principi”. Per Cariola in questo caso “si è trattato di una cosa largamente condivisa come l’ambiente”, ma in futuro la stessa cosa potrebbe avvenire “con altrui argomenti di natura diversa. Un tema su cui sarebbe opportuno riflettere”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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