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Amianto, ancora cento morti l’anno in Sicilia. Le proposte di Cgil, Cisl e Uil

L'Isola censisce i propri siti contaminati solo dal 2016, e manca ancora un piano regionale. Lo denunciano in un documento i sindacati riportando i dati del Registro nazionale dei mesoteliomi (Renam)

In Sicilia le vittime per patologie oncologiche polmonari sono oltre cento l’anno e i decessi sono destinati ad aumentare. Lo scrivono Cgil, Cisl e Uil Sicilia in un documento “per liberare l’isola entro il 2028” chiedendo un’azione immediata da parte delle istituzioni con lo slogan “Sicilia Amianto Free”. I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto Renam (Registro nazionale dei mesoteliomi), e prevedono un picco nel 2025 “sempreché siano effettuate le bonifiche previste dalla normativa vigente, purtroppo ancora oggi inapplicata”, specificano i sindacati.

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I dati: il 70 per cento si ammala sul lavoro

Secondo i dati riportati dai sindacati nel documento, e ripresi dal rapporto Renam, in Italia a 29 anni dalla messa al bando dell’amianto, avvenuta con la legge 257 del 1992, sono ancora circa 3 mila le persone che si ammalano. Le patologie del resto “possono manifestarsi anche 40 anni dopo l’esposizione”, specifica il documento. E nel 70 per cento dei casi, la contaminazione da amianto è avvenuta sul posto di lavoro. E in proporzione i decessi sono destinati ad aumentare prevedendo un picco nel 2025. Dati che, per Cgil, Cisl e Uil, impongono la necessità di un Piano regionale sull’amianto, previsto dalla legge regionale 10 del 2014. “Siamo in ritardo di 20 anni, e non è accettabile”, scrivono i sindacati. Un problema aggravato dal mancato aggiornamento della banca dati dei siti contaminati, “aggiornata solo a partire dal 2016”, mentre nella quasi totalità delle altre regioni “i dati sono disponibili a partire dal 1998. I dati di cui disponiamo impediscono di fare un programma serio e duraturo”.

Tutela dei lavoratori e dell’ambiente

Di pari passo, scrivono i sindacati nel documento, devono andare anche la tutela dei lavoratori e quella dell’ambiente. E le risorse per farlo ci sono già. Nel primo caso Cgil, Cisl e Uil suggeriscono un coinvolgimento diretto dell’Inail, l’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, che nell’ultima gestione “ha registrato un avanzo di un miliardo e 800 milioni di euro”. Nel secondo caso un aiuto alla sostituzione delle coperture in amianto “con impianti fotovoltaici”, può arrivare dal superbonus 110 per cento destinato al miglioramento energetico degli edifici. In primo luogo quelli scolastici, dove “la chiusura degli edifici dovuta alla pandemia poteva essere sfruttata”. Tutto questo da accompagnare a una “accelerazione delle attività di bonifica”, attivate nei siti già conosciuto “solo nel 23 per cento dei casi su una media nazionale del 52 per cento”. Per farlo i sindacati chiedono l’istituzione di un Fondo pluriennale per il risanamento e la bonifica degli edifici pubblici contaminati da amianto. Un ultimo punto è dedicato infine al risarcimento delle vittime tramite il Fondo nazionale, che secondo i sindacati andrebbe rivisto.

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“Governo regionale in ritardo di 20 anni”

La presentazione ufficiale sarà domani 20 maggio, con la partecipazione dei segretari generali ed i rispettivi segretari e responsabili nazionali di Salute e Sicurezza. Nel corso dell’incontro, online, saranno ascoltate le testimonianze dirette dei lavoratori. “Il governo regionale è in ritardo di oltre 20 anni per la predisposizione di un piano di bonifica” affermano Monica Genovese, Rosanna Laplaca e Giuseppe Raimondi che chiedono subito un cambio di passo ma soprattutto “l’istituzione di una governance sull’intera materia che abbia le seguenti finalità: dalla mappatura completa dei siti contaminati alla tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini e sino alla tutela dell’ambiente e previdenziale con risarcimento alle vittime”. Secondo i dati Inail, sono i lavoratori edili i più esposti, seguiti dai lavoratori del metallurgico e dei trasporti. 

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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