Arancini (o arancine), non li sai fare: ti spiego l’unica ricetta giusta | Hai sbagliato fino a oggi

Scopri come preparare gli autentici arancini siciliani. Dalla scelta del riso alla doppia panatura, i segreti per un capolavoro croccante e saporito. La ricetta definitiva.

Arancini (o arancine), non li sai fare: ti spiego l’unica ricetta giusta | Hai sbagliato fino a oggi
Scopri come preparare gli autentici arancini siciliani. Dalla scelta del riso alla doppia panatura, i segreti per un capolavoro croccante e saporito. 

Gli arancini di riso, o arancine, rappresentano molto più di un semplice street food; sono un’icona della gastronomia siciliana, un’esplosione di sapori e consistenze che affonda le radici in una tradizione secolare. Dalle forme rotonde palermitane, tradizionalmente legate alla festività di Santa Lucia, a quelle coniche catanesi, questi scrigni dorati sono un inno al riso, al ragù e alla sapienza culinaria dell’isola. Spesso si crede di conoscere la “ricetta giusta”, ma la perfezione si cela dietro a dettagli che fanno la differenza tra un buon arancino e uno indimenticabile. Preparare arancini a regola d’arte richiede attenzione e la conoscenza di alcuni segreti fondamentali, che permettono di ottenere un guscio croccante che non si rompe e un ripieno succulento e compatto. Siete pronti a svelare i veri pilastri di questa delizia siciliana e a rivoluzionare il vostro approccio?

I pilastri fondamentali di un arancino perfetto

I pilastri fondamentali di un arancino perfetto

Le basi irrinunciabili per comporre un arancino siciliano perfetto.

 

Il successo di un arancino non è frutto del caso, ma della meticolosa cura di tre elementi cruciali che ne definiscono struttura e sapore. Il primo è la scelta del riso. Non un riso qualsiasi, ma varietà come il Carnaroli o il Vialone Nano, noti per la loro capacità di tenere la cottura e rilasciare amido sufficiente. Il riso va lessato al dente e successivamente mantecato con abbondante burro e zafferano. Questa fase è vitale: la mantecatura non solo conferisce un colore dorato e un aroma inconfondibile, ma rende il riso cremoso e sufficientemente compatto da formare il guscio senza sfaldarsi durante la frittura.

Il secondo elemento indispensabile è il ragù. Dimenticate i ragù liquidi o troppo sugosi; per gli arancini serve un ripieno estremamente denso e asciutto. Cotto a lungo e fatto “tirare” fino a raggiungere una consistenza quasi pastosa, il ragù deve aderire bene alla carne e ai piselli, senza rilasciare liquidi che comprometterebbero la stabilità dell’arancino in fase di cottura. Un ragù eccessivamente umido, infatti, rischierebbe di “scappare” rovinosamente durante la frittura, aprendo il guscio di riso e assorbendo olio. Un buon ragù include carne mista (manzo e maiale), un soffritto aromatico, pomodoro e, immancabilmente, piselli e cubetti di caciocavallo filante.

Dalla modellatura alla frittura: la tecnica definitiva

Una volta preparati e raffreddati il riso e il ragù, si passa alla fase della modellatura. Si forma una conca con una porzione di riso nel palmo della mano, si inserisce abbondante ragù e un cubetto di caciocavallo, quindi si chiude con altro riso, modellando l’arancino nella forma desiderata (rotonda o conica). La precisione è cruciale per una chiusura ermetica che preservi l’integrità in frittura.

Il terzo e ultimo segreto per un risultato impeccabile risiede nella doppia panatura. Ogni arancino va passato prima in una pastella leggera di acqua e farina, e poi nel pangrattato. Questo doppio strato crea una crosta spessa e omogenea che, in cottura, diventa super croccante e dorata, proteggendo il ripieno e limitando l’assorbimento d’olio. Un passaggio irrinunciabile per la caratteristica croccantezza esterna che si sposa con la morbidezza interna.

La frittura avviene in abbondante olio di arachidi, a circa 175°C. Immergete pochi arancini alla volta per mantenere la temperatura, friggendo per pochi minuti fino a doratura uniforme. Serviti caldi, con il caciocavallo filante, sono un’esperienza gustativa indimenticabile. Possono essere conservati a temperatura ambiente per un giorno, o fino a tre giorni in frigorifero. Un vero simbolo della cucina siciliana, ideale come antipasto o piatto unico.