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Aria inquinata, Catania sul podio dei peggiori. In Sicilia troppe automobili

Rispetto agli anni Novanta la situazione è migliorata, ma Palermo, Catania e Messina superano di molto i parametri dell'Oms. La maggior parte delle persone si sposta in macchina, mentre in pochi vanno a piedi o sui mezzi pubblici. I dati del rapporto MobilitAria 2022

Le Città metropolitane siciliane sforano i parametri dell’Oms sulle polveri sottili PM 2,5 dal 120 al 160 per cento. Sulle PM 10 lo sforamento va dal 60 al 75 per cento, mentre sul biossido di azoto Catania e Messina superano la soglia del 70 per cento, e Palermo sfora “solo” il 20 per cento. Sono i dati del rapporto MobilitAria 2022, realizzato da Kyoto Club e dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), che analizza la qualità dell’aria nelle 14 Città metropolitane italiane. Tra il 2017 e il 2019 l’utilizzo di automobili private in Sicilia è tra i più alti del Paese. A Messina il 71,5 per cento degli spostamenti è avvenuto in automobile, secondo dato peggiore in Italia dopo Reggio Calabria (74,5 per cento). Catania occupa il terzo gradino del podio con il 62,5 per cento di spostamenti in macchina, seguita da Palermo con il 62 per cento. L’emissione di gas inquinanti derivanti dai trasporti si è ridotta significativamente tra il 1990 al 2019, grazie soprattutto al rinnovo del parco auto con motori meno impattanti, ma nessuno dei grandi centri siciliani è in linea con le previsioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità aggiornate al 2021. Il numero di spostamenti “è più alto nelle Città metropolitane del Centro-Nord rispetto a quelle del Sud”, ma in queste ultime è massiccio l’uso dell’auto, con chiare conseguenze sulle emissioni. A Messina il 71,5 per cento degli spostamenti avviene con mezzi privati, a Catania il 62,5 per cento e a Palermo il 62 per cento. La media delle Città metropolitane non raggiunge il 53 per cento.

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I nuovi parametri dell’Oms

Nel 2021 l’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato i valori degli agenti inquinanti da non superare per limitare gli effetti nocivi sulla salute. I nuovi indicatori, che sostituiscono i precedenti fermi al 2005, saranno alla base della revisione della normativa sulla qualità dell’aria da parte dell’Unione europea. Benché in calo rispetto ai decenni precedenti, i parametri delle tre città metropolitane siciliane sono molto distanti dagli obiettivi dell’Oms. Sui monossidi di azoto, per esempio, il massimale è fissato a 10 µg/m3 (microgrammi per metro cubo). Tutte le Città metropolitane superano tale dato, in particolare Catania e Messina (17µg/m3), mentre si avvicina alle prescrizioni Palermo (12 µg/m3). Sul fronte del particolato PM 10, l’Oms prevede un massimo di 15 µg/m3. I tre capoluoghi siciliani sono distanti. Il dato peggiore è quello di Catania (26 µg/m3), seguita da Messina (25 µg/m3) e Palermo (23 µg/m3). Quanto alle polveri sottili PM 2,5 l’Oms fissa un massimo di cinque µg/m3. In questo caso le Città metropolitane registrano un dato più che doppio, sia Catania (13 µg/m3), che a Palermo (12 µg/m3) e Messina (11 µg/m3).

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CO2, le emissioni per cittadino

Il rapporto fornisce delle stime sulle emissioni per cittadino. Le cifre variano parecchio a seconda dell’agente inquinante esaminato, passando da migliaia di chili a poche centinaia di grammi. Il gas serra fa la parte del leone, a causa del massiccio utilizzo di automobili. La media di CO2 per cittadino prodotta a Catania nel 2019 supera i 1.260 chilogrammi. I trasporti incidono per il 61 per cento sul totale di anidride carbonica prodotta, e derivano soprattutto dalle auto (77 per cento). A Messina la media di CO2 pro capite è di 1.360 chili. Solo il 20 per cento deriva dal settore trasporti, ma ad incidere maggiormente sono sempre le auto (75 per cento). A Palermo la media di CO2 per cittadino è di 1.070 chilogrammi. Quasi la metà deriva dai trasporti, ancora una volta soprattutto dalle auto (76 per cento). A livello nazionale, si legge nel report, “le città con i valori più alti sono Bologna e Firenze”, con oltre duemila chilogrammi di CO2 per abitante, dato motivato dalla presenza di “importanti tratti autostradali con un forte contributo alle emissioni del comparto merci”.

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I numeri di azoto e PM 10

Per quanto riguarda gli altri inquinanti, la media pro capite di ossidi d’azoto a Messina e Catania è di circa 3,5 chilogrammi l’anno. Nella città dello Stretto i trasporti pesano per il 30 per cento, con una netta prevalenza delle auto (60 per cento). Ai piedi dell’Etna il contributo del trasporto sale al 46 per cento, con una quota ancora maggiore di macchine (66 per cento). A Palermo la quantità di azoto per cittadino scende a tre chilogrammi l’anno. Il 40 per cento deriva dai trasporti, ancora una volta in prevalenza auto (63 per cento). Quanto al particolato PM 10, le emissioni pro capite nelle tre Città metropolitane siciliane risultano più stabili. A Palermo, Catania e Messina si producono tra i 200 e i 300 grammi di particolato l’anno per cittadino. Il trasporto pesa tra il 15 e il 25 per cento, con un’incidenza del 70 per cento delle automobili. I dati, si puntualizza nel documento, sono influenzati da numerosi fattori. Tra gli altri, “interventi di potenziamento infrastrutturali, sviluppo di politiche di trasporto pubblico e di efficientamento energetico avviate nei territori”, motivo per cui “necessitano di maggiori approfondimenti”.

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A Palermo più camminatori

Rispetto al triennio precedente “il tasso di mobilità sostenibile è cresciuto in tutte le aree del Paese”, ma la situazione nell’Isola rimane variegata. A Palermo il 27 per cento degli spostamenti è avvenuto a piedi (quarto dato migliore in Italia), l’un per cento in bicicletta, il sette per cento sui mezzi pubblici. A Catania il 24 per cento di chi si è spostato lo ha fatto a piedi, il due per cento in bici, il sette per cento ha usato i mezzi pubblici. A Messina, infine, il 16,5 per cento degli spostamenti è avvenuto a piedi (dato più basso in Italia), il due per cento in bici e il 5,5 per cento sui mezzi pubblici.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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