UFFICIALE – Annullati gli assegni di inclusione: la tremenda notizia arriva in queste ore | Saluta i tuoi soldi
L’Assegno di Inclusione 2026 porta tagli significativi: addio al bonus da 500 euro e una mensilità in meno. Scopri come cambiano i pagamenti e l’impatto sulle famiglie.
Il nuovo anno si apre con importanti modifiche per l’Assegno di inclusione, la misura di sostegno economico che ha preso il posto del Reddito di cittadinanza. La Legge di Bilancio 2026 introduce novità che avranno un impatto diretto e significativo sui bilanci di numerose famiglie italiane. A partire dal prossimo anno, il sussidio, pur diventando una misura strutturale e rinnovabile senza limiti temporali, subirà una riduzione sostanziale in termini di erogazioni annuali. Questa revisione, che arriva a due anni dalla sua introduzione, mira a definire un quadro più stabile per il beneficio, ma non senza conseguenze tangibili per i suoi fruitori e per il sistema di welfare nel suo complesso.
Le principali modifiche riguardano l’eliminazione di un bonus precedentemente garantito e una diminuzione delle mensilità effettivamente percepite. Nonostante la possibilità di rinnovare la domanda ogni dodici mesi e l’eliminazione del tetto massimo di fruizione del beneficio, la stabilità formale non si traduce in un rafforzamento del supporto economico, ma piuttosto in una sua contrazione. Questo scenario solleva interrogativi sull’efficacia del sostegno nel contrastare la povertà e l’esclusione sociale in un contesto economico già complesso per molte realtà familiari.
L’addio al bonus da 500 euro e le nuove mensilità

Il bonus da 500 euro dice addio: le novità sulle mensilità.
La modifica più incisiva e, per molti, penalizzante, riguarda la definitiva abolizione del bonus straordinario da 500 euro. Questa somma era stata introdotta nel 2025 con lo scopo di compensare il cosiddetto “mese di sospensione”, un’interruzione automatica nei pagamenti prevista dalla normativa. L’Assegno di inclusione, infatti, viene erogato per un massimo di 18 mesi consecutivi. Al termine di tale periodo, il beneficiario è tenuto a presentare una nuova domanda, la cui accoglienza e l’inizio dell’erogazione possono avvenire solo dal mese successivo all’ultima mensilità ricevuta. Questo meccanismo genera intrinsecamente un vuoto di un mese nel flusso di supporto economico.
Fino al 2025, questo vuoto veniva colmato dal bonus una tantum, offrendo una certa continuità economica e alleviando l’impatto di tale interruzione. Dal 2026, invece, tale correttivo viene eliminato senza sostituzioni, lasciando i beneficiari senza alcuna compensazione per il mese di stop. La conseguenza diretta di questa decisione è che, dopo il primo ciclo di erogazione e per tutti i successivi rinnovi, i beneficiari riceveranno di fatto solo 11 mensilità all’anno, nonostante la possibilità di rinnovare la domanda ogni dodici mesi. La sospensione tra un rinnovo e l’altro rimane invariata, ma l’assenza di qualsiasi compensazione economica la rende una perdita strutturale e ricorrente nel bilancio familiare, con ripercussioni significative sulla gestione delle finanze domestiche. Questo aspetto rappresenta un cambio di rotta significativo rispetto alle previsioni iniziali della misura e alle aspettative delle famiglie.
Le conseguenze concrete per le famiglie beneficiarie
L’aiuto concreto che trasforma la vita delle famiglie beneficiarie.
La riduzione di una mensilità all’anno, pur potendo sembrare un dettaglio burocratico per gli osservatori esterni, è destinata a incidere pesantemente sui nuclei familiari che già si trovano in condizioni di fragilità economica. Per queste famiglie, ogni singolo euro, e a maggior ragione una mensilità intera, rappresenta una risorsa fondamentale e spesso irrinunciabile per la gestione delle spese essenziali, dall’alimentazione all’affitto, dalle utenze domestiche alle necessità primarie dei figli. La continuità formale del sostegno, garantita dalla possibilità di rinnovo annuale, si scontra quindi con una diminuzione del beneficio reale, che potrebbe complicare ulteriormente la pianificazione finanziaria e l’accesso ai beni e servizi di prima necessità in un contesto di inflazione e costi crescenti.
Questo cambiamento solleva serie preoccupazioni circa la capacità dell’Assegno di inclusione di raggiungere pienamente i suoi obiettivi di contrasto alla povertà e di promozione dell’inclusione sociale. Mentre la misura diventa strutturale e teoricamente a tempo indeterminato, la sua effettiva portata economica subisce un ridimensionamento che potrebbe compromettere la stabilità raggiunta da alcune famiglie. È un equilibrio delicato tra la necessità di stabilità nel sistema di welfare e l’imperativo di fornire un supporto economico adeguato a chi ne ha più bisogno. L’impatto si manifesterà nel tempo, rendendo più ardua la risalita per molte famiglie che contavano su quel supporto costante e completo per far fronte alle proprie esigenze quotidiane e a situazioni di emergenza impreviste.
