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Attrarre investimenti è “la grande sfida”. Intervista a Gero La Rocca

La Sicilia ai margini della raccolta fondi tramite il Venture Capital è solo uno dei problemi. Ma per diventare attrattivi "le risorse non sono mia state così tante ", afferma il presidente dei giovani di Confindustria

Le imprese innovative siciliane hanno raccolto un milione di euro di investimenti tramite il Venture Capital nel 2020. Un risultato che rappresenta, però, solo lo 0,2 per cento del totale nazionale. E, secondo Gero La Rocca, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria in Sicilia, il problema della scarsa attrattività “non è solo della Sicilia ma dell’intero Mezzogiorno”. I numeri, forniti dal EY Venture Capital Barometer 2020, vedono del resto ben sei regioni, quasi tutte del Sud, a quota zero alla voce raccolta per le Startup innovative con questa modalità. Un problema comune “che non è dovuto certamente dalle competenze che ci sono, ma dal contesto assolutamente poco attrattivo per chiunque voglia fare investimenti”. Secondo La Rocca infatti, alle “note dolenti dell’italian style”, ovvero “burocrazia elefantiaca, fiscalità asfissiante, incertezza normativa”, si aggiungono i ritardi atavici della Sicilia, ovvero infrastrutture, servizi, credito, ritardi continui anche nel recepimento di norme nazionali. “Il quadro appare abbastanza chiaro. E la mancanza di investimenti sorprende poco”. Portare investimenti in Sicilia “è la grande sfida di oggi. Le risorse non sono mai state così tante e quindi è e sarà solo una questione di volontà politica”, afferma.

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Formazione specifica e digitale

E se di certo il contesto non aiuta, “una determinata tipologia di impresa si materializza laddove ci sono i presupposti per crescere attraverso un contesto organizzato ed efficiente”, spiega il giovane imprenditore. Sarebbe necessario quindi creare le condizioni affinché le imprese scelgano la Sicilia per investire. “Solo così sarà possibile aumentare l’offerta di lavoro reale e non assistito, bloccare l’emorragia di giovani e avere un tessuto imprenditoriale vivace”. E, per La Rocca, il primo intervento deciso deve essere tanto sulla digitalizzazione dei territori quanto sull’offerta formativa. “La Sicilia, secondo i dati Istat elaborati da Confindustria, è la regione con la più elevata percentuale di abbandono degli studi da parte dei giovani compresi tra 18 e 24 anni (23,5 per cento). A queste criticità si aggiungono le problematiche sul fronte occupazionale con il paradosso rappresentato dal fatto che oltre il 20 per cento delle imprese non riesce a trovare le figure professionali di cui ha bisogno”, spiega. Un “disallineamento” tra le scelte formative dei giovani e i fabbisogni delle imprese, perché “la capacità di competere di un sistema industriale dipende dalla capacità d’innovazione, dalla qualità del capitale umano disponibile e, in ultima analisi, dalla qualità del sistema educativo. Sotto questo profilo ci aspettiamo molto dalle risorse in arrivo del Recovery plan”.

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L’anno della pandemia per imparare

Nel contesto, scoraggiante, delineato da La Rocca c’è però spazio anche per l’ottimismo. “In questo anno di pandemia abbiamo perso tanto ma abbiamo anche imparato tanto. E credo che molte cose cambieranno in modo permanente”. Nell’elenco delle novità positive c’è “l’importanza del lavoro agile, per obiettivi”. Un concetto su cui si è fatto strada il cosiddetto south working come opportunità per riportare il capitale umano nelle aree del Mezzogiorno. “Ed è su questo che dobbiamo continuare a lavorare cogliendo l’opportunità di riportare giovani e creatività in Sicilia”. Anche in questo caso, però, il concetto di territorio attrattivo e accogliente gioca un ruolo fondamentale. “Fortunatamente al contrario di quanto possano raccontare i numeri, i progetti e le belle imprese in Sicilia esistono. Ci sono tanti giovani che hanno scelto di scommettere su quest’isola, le cui imprese sono gioielli di innovazione e tecnologia. Noi come Giovani imprenditori di Confindustria Sicilia continueremo a sostenere chiunque decida di fare impresa qui e continueremo a lavorare per spingere sempre più giovani siciliani a investire su una regione che ha ancora enormi margini di crescita”, conclude Gero La Rocca. 

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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