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Aumenti per i dirigenti regionali, Roma dice no. Cobas: “Non sono privilegiati”

Il governo Draghi ha deciso di impugnare la norma contenente le coperture per il rinnovo dei contratti. Per il sindacato Cobas/Codir si tratta dell'ennesimo atto "di una storia infinita", sulle spalle di lavoratori pubblici "che non guadagnano quanto i dipendenti dell'Ars"

Sugli stipendi dei dirigenti regionali la Sicilia resta al palo. Nell’ultimo Consiglio dei ministri, tenutosi lo scorso 25 novembre, il governo Draghi ha impugnato la legge 24/2021 della Regione siciliana, dedicata “al settore della forestazione”. Una norma all’interno della quale il governo regionale aveva inserito le coperture per il rinnovo contrattuale dei dirigenti per il triennio 2016/2018, che però ha incontrato il “no” dell’esecutivo. “Stiamo valutando cosa fare, se opporci all’impugnativa o procedere con una nuova norma”, dice a FocuSicilia Marco Zambuto, assessore regionale alla Funzione Pubblica. I dirigenti regionali “svolgono un lavoro importante”, e l’intenzione del governo Musumeci è quella “di sostenerli, come fatto sinora”. Buone intenzioni che sembrano scontrarsi con la realtà dei fatti. Il 24 novembre, il giorno prima dell’impugnativa, Zambuto aveva annunciato “la definizione del rinnovo contrattuale per il 2016/2018” e l’intenzione di procedere subito “con quello del triennio successivo”. Meno di ventiquattr’ore dopo è arrivata la scure di Roma. 

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Le ragioni dell’impugnativa

L’ultimo Consiglio dei Ministri è ricordato soprattutto per l’approvazione del “super green pass”, che aumenta le restrizioni per i non vaccinati al Covid-19 anche in zona bianca. L’impugnazione della “legge sulla forestazione” è solo l’ultimo capitolo di uno scontro istituzionale che ha visto il governo centrale bloccare ben 13 leggi approvate nel 2021 dalla Regione siciliana. La formula è sempre la stessa. Alcune disposizioni avrebbero ecceduto “le competenze statutarie attribuite dallo Statuto speciale di autonomia”. In particolare, le norme impugnate “violano gli articoli 81 e 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di coordinamento della finanza pubblica”. Come di consueto, si tratta di osservazioni generiche che dovranno essere dettagliate dall’Avvocatura dello Stato, che metterà nero su bianco le contestazioni da sottoporre alla Corte costituzionale. Rilievi a cui la Regione ha facoltà di opporsi, facendo intervenire il proprio Ufficio legislativo. Una decisione su cui Palazzo d’Orléans sta riflettendo.

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Il problema delle coperture

A finire nel mirino del governo nazionale, nello specifico, sarebbero i 946 mila euro stanziati dall’articolo 4 “per l’adeguamento del fondo per il trattamento di posizione e il risultato del personale con qualifica dirigenziale”. Una cifra erogata per superare i rilievi avanzati dalla Corte dei Conti, che a febbraio aveva dato parere negativo sull’accordo per il contratto collettivo dei dirigenti, sottoscritto dalla Regione e dall’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. “Per il triennio 2016/2018 si parla di circa 210 euro di aumento mensile per dirigente regionale”, spiega al nostro giornale Fabrizio Masi, responsabile del settore del sindacato Cobas/Codir. “Calcolando 13 mensilità per tre anni, per un migliaio di aventi diritto tra effettivi e quanti nel frattempo sono andati in pensione, la cifra che risulta è di circa dieci milioni di euro, stanziati con la legge di bilancio 2021”, ricostruisce il sindacalista. Per i giudici contabili una parte di quella somma, circa un milione di euro, sarebbe stata priva di coperture. Da qui il tentativo della Regione di rifinanziarle nella legge 24/2021.

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I tempi lenti della burocrazia

Una mossa che a sua volta è stata bocciata, stavolta da Roma. La storia dei rinnovi contrattuali dei dirigenti va avanti da oltre 15 anni. “L’ultimo riconosciuto è stato quello 2003/2005”, spiega Masi. Per gli anni successivi fino al 2016, “nonostante i tentativi del sindacato”, la questione è stata accantonata. “Si arriva così al rinnovo 2016/2018, che non si riesce ad approvare per le traversie che abbiamo detto”. Il paradosso, spiega il sindacalista, “è che intanto sta per scadere anche il rinnovo successivo, quello 2019/2021 (per il quale la Regione ha stanziato circa 50 milioni di euro, ndr) e sta per aprirsi il capitolo 2022/2024”. Il tempo reale, insomma, sembra scorrere molto più velocemente di quello della burocrazia. Per Masi la Regione “ha peccato di troppi ritardi”, ma è comunque apprezzabile la volontà di risolvere il problema, “sia pure tardivamente e forse nel modo sbagliato”.

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Le differenze con i dipendenti Ars

Anche il Cobas /Codir aspetta di sapere se Palermo deciderà di resistere all’impugnativa. “Non abbiamo avuto contatti con l’assessore Zambuto, speriamo che la decisone arrivi in tempi brevi”, dice Masi. Al fondo della questione ci sarebbe un’errata percezione dei dipendenti regionali. “Spesso si tende a confonderli con i dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana, che hanno trattamenti economici molto più favorevoli. Non parliamo poi degli stipendi dei deputati regionali”. Secondo Masi, la paga di un dirigente di media anzianità, al netto, “non supera i 2.400/2. 500 euro, una cifra sulla quale 200 euro di aumento fanno una certa differenza”. Tutt’altro che dei privilegiati, insomma, al netto delle garanzie che un’impiego pubblico può offrire rispetto a quello privato. “Come sindacato abbiamo definito quella dei regionali una storia infinita. Con questa decisione si è deciso di aggiungere un’ennesimo capitolo, ma dopo 15 anni speriamo che l’epilogo possa arrivare al più presto”, conclude il sindacalista.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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