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Balneari, gli indennizzi ai vecchi titolari li pagheranno i nuovi. ‘Pioggia di ricorsi’

Indennizzi, regole per le gare, aggiornamento dei canoni. La norma sulle concessioni marittime inserita nel decreto Concorrenza rimanda tutto ai decreti attuativi. Per i gestori si tratta di "un atto violento", mente per i consumatori è "un passo avanti dopo anni"

I vincitori delle gare per le concessioni balneari già esistenti dovranno risarcire i vecchi titolari. Per sapere di quanto, bisognerà aspettare i decreti attuativi del Governo, che nei prossimi mesi fisseranno anche le regole per la messa a bando. È quanto prevede la norma sulle concessioni marittime inserita nel decreto Concorrenza votato dal Senato. La mediazione del governo Draghi, alla fine, ha lasciato scontenti tutti. Salta anche la mappatura dell’occupazione attuale del litorale. Il business è di certo fiorente e in crescita tanto che Unioncamere, per la sola Sicilia, sottolinea un aumento dei litorali divenuti a pagamento di oltre il 67 per cento in dieci anni.

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La mediazione del Governo

La norma votata ieri in Senato è frutto di un lungo braccio di ferro tra i partiti che compongono la maggioranza. Oltre 300 gli emendamenti respinti, ritirati o dichiarati inammissibili, compreso quello che fissava la proroga al 2028 delle concessioni già esistenti, facendo partire nel 2023 soltanto le gare per le nuove. Nel testo approvato la messa a gara “differita” è stata eliminata, ma non mancano alcune garanzie per i titolari. Per l’assegnazione delle concessioni, per esempio, viene valorizzata “l’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto”, nonché il fatto che i gestori nei cinque anni precedenti la gara “abbiano utilizzato la concessione quale prevalente fonte di reddito”. Un occhio di riguardo ai vecchi titolari, insomma, che però non dovrà precludere “l’accesso al settore di nuovi operatori”. Saranno questi ultimi, del resto, a pagare “l’indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, in ragione del mancato ammortamento degli investimenti realizzati nel corso del rapporto concessorio”, nonché i canoni demaniali riformulati, “che tengano conto del pregio naturale e dell’effettiva redditività delle aree demaniali da affidare in concessione”.

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Sicilia, 200 gestori in più in 10 anni

Nell’emendamento non si fa cenno diretto alla “mappatura” delle coste che il Governo aveva chiesto nei mesi precedenti. A dare un’idea delle dimensioni del business è un rapporto realizzato da Unioncamere e Infocamere. Per quanto riguarda la Sicilia, negli ultimi dieci anni le imprese che gestiscono stabilimenti balneari sono passate da 293 a 491. Si tratta del sesto dato più in alto in Italia dopo Sardegna (più 162,5 per cento), Umbria (più 133 per cento), Calabria (più 103 per cento), Friuli-Venezia Giulia (più 93 per cento) e Molise (più 71 per cento). In termini assoluti la Sicilia, con 198 nuove imprese negli ultimi dieci anni, è seconda soltanto alla Calabria (328) mentre stacca nettamente Campania (184), Puglia (160) e Abruzzo (94). “Dal 2011 la corsa a gestire la balneazione sulle coste dello Stivale ha portato a un incremento complessivo pari a 1.443 unità in più”, si legge nel documento. Se la culla delle imprese balneari rimane la Riviera Romagnola, negli ultimi anni le regioni del Sud sono state “protagoniste, decisamente lanciate al recupero delle posizioni rispetto al Centro-Nord”.

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“Svendita delle nostre coste”

Il rapporto scende nel dettaglio delle diverse province. Nel messinese le imprese che gestiscono stabilimenti balneari sono cresciute di 59 unità dal 2011 al 2021. Seguono le province di Siracusa (31), Palermo e Trapani (30), Catania (17), Agrigento (15), Ragusa (14). Ultima con grande distacco la provincia di Caltanissetta, dove negli ultimi dieci anni è nata soltanto un’impresa balneare in più. C’è da dire però che la provincia nissena ha solo un piccolo sblocco a mare. Il 25 per cento degli stabilimenti siciliani (124) è gestito da donne, in linea con la media nazionale, mentre l’8,5 per cento (41) è gestito da giovani, dato superiore alla media nazionale del sei per cento. Numeri significativi per un business che “muove fino al 30 per cento del Pil nazionale”, ricorda il presidente dei balneari di Confcommercio, Ignazio Ragusa. La bocciatura dell’iniziativa del Governo è senza appello. “Si tratta di una svendita delle nostre coste, senza assolutamente preoccuparsi delle conseguenze”. Per il presidente l’Esecutivo ha agito “senza ascoltare le associazioni del settore”, e ha trascurato il tema “fondamentale” delle mappature delle coste, “il che significa che alla fine saranno messe a bando soltanto le concessioni già esistenti, visto che le altre nemmeno si conoscono”.

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“Atto violento” o “passo in avanti”?

“Stiamo parlando di un accordo tra partiti, che non tiene minimamente conto della nostra posizione”, aggiunge il presidente di Assobalneari Sicilia, Luca Maimone. Quello di Roma è stato “un atto di violenza bestiale”, mentre per quanto riguarda gli indennizzi “sono solo chiacchiere, perché è tutto rimandato ai decreti attuativi”. Un atteggiamento che Maimone giudica “poco democratico, con una rinuncia del Parlamento a esercitare le sue funzioni”. Meno severo il giudizio di Federconsumatori Sicilia, per cui la norma inserita nel decreto va nella direzione giusta. “Certo, si tratta di una mediazione tra anime politiche molto diverse, ma dopo anni di stagnazione è un passo avanti”, dice il presidente Alfio La Rosa. Per il rappresentante dei consumatori la priorità è “aumentare gli investimenti sulle coste, anche attraverso una revisione nei canoni”, in modo da garantire ai clienti finali “il miglior servizio possibile”. Allo stesso tempo “bisogna porsi il tema dei controlli, magari affidandoli agli enti locali, per evitare che ci siano speculazioni”. La partita delle concessioni balneari, conclude La Rosa, è soltanto agli inizi. “Noi continueremo a vigilare, a partire dai decreti attuativi che arriveranno nei prossimi mesi”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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