Famiglia nel bosco, decisione devastante: ecco che fine faranno i bambini | Dopo mesi un epilogo storico

Perizie psicologiche cruciali per i bambini della famiglia di Palmoli allontanati dai genitori. Si cerca la normalità tra ipotesi di affido e battaglie legali. Un destino ancora da scrivere.

Famiglia nel bosco, decisione devastante: ecco che fine faranno i bambini | Dopo mesi un epilogo storico

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Una svolta clamorosa si profila all’orizzonte per i tre bambini della cosiddetta “famiglia del bosco”, allontanati dai genitori Nathan e Catherine lo scorso 20 novembre.Le date del 6 e 7 marzo segnano un appuntamento cruciale: le perizie psicologiche da parte della CTU del Tribunale per i minorenni. Questo passaggio non è un semplice adempimento burocratico, ma rappresenta un momento decisivo che potrebbe ridefinire il loro futuro.

L’attenzione è massima. Gli specialisti saranno chiamati a valutare non solo le loro attuali condizioni di vita, ma anche lo sviluppo cognitivo e psico-affettivo, elementi fondamentali per comprendere il loro benessere. Ma c’è di più: si cercheranno le principali figure di riferimento, quelle capaci di offrire la stabilità necessaria. La posta in gioco è altissima, e le risposte a queste domande saranno determinanti per il destino di questi piccoli, la cui vicenda ha già catturato l’attenzione nazionale.

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Nonostante l’allontanamento, il principio guida che muove il complesso meccanismo della giustizia minorile resta quello di favorire e ripristinare, per quanto possibile, una normalità affettiva per i bambini. Gli specialisti del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Lanciano Vasto Chieti, insieme ad altre figure coinvolte, concordano sull’indispensabilità di garantire la continuità dei legami familiari. Questo assunto è oggi l’asse portante del confronto tra le parti, un vero e proprio “cantiere aperto” come definito dalla consulente di parte della difesa, Martina Aiello.

In questo contesto, emerge l’ipotesi di un affidamento temporaneo dei minori a familiari stretti. Nello specifico, si parla della madre Pauline o della sorella di Catherine, Rachael, entrambe cittadine dell’Unione Europea. Queste figure sono giunte in Italia proprio per offrire sostegno e rendersi disponibili. Tuttavia, anche questa possibilità è subordinata all’accoglimento di un’istanza della difesa: le perizie dovrebbero essere svolte non all’Aquila, ma nell’abitazione messa a disposizione da Nathan, in attesa del completamento dei lavori nel rudere che era la dimora della famiglia nel bosco. Una questione logistica che rivela le complessità burocratiche che si intrecciano con il dramma umano.

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Mentre il dibattito legale e le manovre procedurali proseguono, una nuova relazione dell’assistente sociale Veruska D’Angelo, incaricata del monitoraggio dei figli della coppia, è stata depositata. Questo aggiornamento del quadro sulle condizioni dei minori sarà valutato nell’ambito di un procedimento ancora in evoluzione. La difesa di Nathan e Catherine, rappresentata dagli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, aveva peraltro presentato un esposto per la sostituzione dell’assistente sociale, allegando registrazioni. L’istanza, esaminata dagli enti competenti, non ha avuto l’esito sperato, con la motivazione che “non vi sono elementi che possano giustificare la revoca”.

In questo scenario di continue evoluzioni e tensioni, la voce dei diretti interessati, i familiari, si fa sentire. Rachael, la sorella di Catherine, ha espresso il suo disagio dopo aver visitato i bambini e la madre nella struttura di Vasto, descrivendo una sensazione di essere “osservate, come in carcere”, e sottolineando che “i bambini stanno male e anche Catherine”. Queste dichiarazioni portano l’attenzione sul vero fulcro della questione: il malessere dei tre bambini, per i quali si spera in una risoluzione che porti equilibrio e serenità in una situazione di profonda incertezza.