Bankitalia infiltrata da capitali stranieri: il dossier di FdI esplode in Parlamento | Ora temono per l’oro italiano

Bankitalia infiltrata da capitali stranieri: il dossier di FdI esplode in Parlamento | Ora temono per l’oro italiano

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Un dossier interno di Fratelli d’Italia accende il faro su Banca d’Italia: nel mirino le quote in mano a gruppi esteri e la frase “l’oro è di proprietà dell’istituto”. Sul tavolo un emendamento che vuole intestare le riserve al popolo italiano.

La questione dell’oro custodito nei caveau di Banca d’Italia torna a scuotere la politica. Fratelli d’Italia ha infatti messo nero su bianco, in un dossier riservato, la propria linea: le riserve auree di Via Nazionale devono essere dichiarate in modo esplicito di proprietà del popolo italiano, attraverso una norma inserita in manovra. Una mossa che arriva alla vigilia di un importante incontro tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, e che mira a blindare giuridicamente un patrimonio considerato strategico.

Il partito di governo contesta quella che definisce una “ambiguità” nell’attuale quadro normativo e comunicativo. Sul sito ufficiale di Bankitalia si legge infatti che “l’oro è di proprietà dell’istituto”, formulazione che per Fratelli d’Italia andrebbe superata con una legge chiara che attribuisca la titolarità ultima delle riserve allo Stato e, per estensione, ai cittadini. Da qui nasce l’emendamento alla manovra finanziaria e, insieme, la necessità di fornire ai parlamentari una griglia di argomentazioni da usare nel dibattito pubblico.

Il dossier di Fratelli d’Italia e il timore per i capitali stranieri in Bankitalia

Il documento interno, dal titolo significativo “Oro di Bankitalia al popolo italiano. Smontiamo le fake news”, parte da un punto preciso: la struttura del capitale di Banca d’Italia. Oggi le quote sono distribuite tra una pluralità di soggetti con sede legale in Italia. Si tratta di banche, fondazioni, enti e istituti di previdenza, fondi pensione. Un mosaico complesso che comprende anche soggetti privati, alcuni dei quali sotto il controllo di gruppi stranieri.

Secondo il dossier, questo scenario apre un “rischio potenziale” che non può essere ignorato. La presenza di istituti controllati da capitali esteri, come Banca Nazionale del Lavoro riconducibile al gruppo francese BNP Paribas, Crédit Agricole o il gruppo assicurativo Allianz, viene indicata come punto sensibile. Le quote sono contenute, nell’ordine di pochi punti percentuali, ma per Fratelli d’Italia il principio resta: anche una partecipazione minoritaria, in un contesto non chiarito a livello di proprietà delle riserve, potrebbe alimentare in futuro rivendicazioni indesiderate sui lingotti.

Il dossier sottolinea che Banca d’Italia conta, al 15 ottobre 2025, 175 partecipanti al capitale: tra questi compaiono soggetti pubblici e para-pubblici come Inps, Enpam, Inarcassa, insieme a grandi istituti bancari e fondazioni. La tessitura complessiva, pur regolata dalle norme vigenti, viene considerata da Fratelli d’Italia troppo esposta sul piano simbolico e, soprattutto, poco protetta sotto il profilo della proprietà formale delle riserve.

Da qui la richiesta di “mettere in sicurezza” l’oro italiano con una norma che ribadisca che il patrimonio in metallo giallo non può essere in alcun modo nella disponibilità di soggetti privati, italiani o stranieri, che detengono quote di capitale. L’oro, insomma, come bene indisponibile e garantito, separato da ogni possibile intreccio societario.

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L’emendamento sull’oro, la linea del governo e il confronto con l’Europa

Il dossier non è solo un’analisi tecnica, ma una vera e propria guida politica per deputati e senatori di Fratelli d’Italia. Il messaggio è netto: la proposta di legge che attribuisce la proprietà delle riserve al popolo italiano è presentata come misura “utile, giusta e pienamente compatibile” con il quadro normativo dell’Unione europea. Il partito insiste sul fatto che una simile affermazione giuridica non intaccherebbe in alcun modo l’indipendenza operativa di Banca d’Italia, né violerebbe i trattati UE che tutelano l’autonomia delle banche centrali.

L’obiettivo dichiarato è uno solo: eliminare ogni dubbio sul fatto che le riserve auree restino un patrimonio nazionale essenziale, sottraendolo a qualsiasi possibile rivendicazione da parte dei detentori delle quote di capitale. In questo senso, l’incontro tra Giorgetti e Lagarde assume un valore simbolico e politico rilevante, perché la linea del governo su questo tema sarà osservata con attenzione anche a Bruxelles e Francoforte.

La posizione di Fratelli d’Italia, sintetizzata nel dossier, si muove su un doppio binario. Da un lato si intende rassicurare i mercati e le istituzioni europee, ribadendo che non è in discussione il ruolo di Bankitalia nel Sistema europeo delle banche centrali. Dall’altro si vuole mandare un messaggio all’opinione pubblica interna: l’oro italiano, che per molti rappresenta un simbolo di sovranità economica, deve essere giuridicamente blindato e sottratto a ogni possibile “influenza esterna”.

Le prossime settimane diranno se l’emendamento entrerà davvero in manovra e in quale forma, e se aprirà uno scontro politico più ampio tra maggioranza, opposizione e istituzioni europee. Di certo, il tema è tornato al centro del dibattito: chi custodisce l’oro, di chi è formalmente la sua proprietà e quali garanzie servono per evitare che un patrimonio costruito in decenni possa, anche solo teoricamente, essere messo in discussione.