Barriere architettoniche, edifici privati non a norma. Il “caso” dell’ascensore

Non solo edifici e luoghi pubblici.La legge sullebarriere architettonichedetta regole stringenti – ma scarsamente applicate – anche per l’edilizia privata,che da 35 anni a questa parte dovrebbe essere a misura dipersone diversamente abili.Nello specifico, ilDecreto ministeriale 236/1989prevede che “il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche” riguardi anche “gli edifici privati dinuova costruzione,residenziali e non”. Nel caso di immobili preesistenti, invece, “negliinterventi di ristrutturazionesi devono garantire requisiti analoghi a quelli descritti per la nuova edificazione”. Nessun equivoco, dunque, sul fatto cheanche gli immobili privatidebbano essere accessibili a tutti. “La legge parla chiaro, manon sono previste sanzionie quindi spessonon viene applicata“, spiega aFocuSiciliaPaolo Nicolosi,membro delCngegl, Consiglio nazionale geometri e geometri laureati.“Come nel caso deiPeba, Piani di abbattimento delle barriere architettoniche,obbligatori per i Comuni e per gli altri Enti, maadottati da una ristretta minoranza“. Leggi anche –Alunni con disabilità, Regione siciliana stanzia cinque milioni di euro Come spiegato in un precedente approfondimento, la legge definiscebarriere architettoniche“gli ostacoli fisici che sono fonte didisagio per la mobilitàdi chiunque. In particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno unacapacità motoria ridotta o impedita,in forma permanente o temporanea”. Solo per fare alcuni esempi, si tratta didislivellinon provvisti di rampe,ascensoritroppo stretti espazi ridottiper le carrozzine. La norma considera “ostacolo” tutto ciò che impedisce “la comoda e sicurautilizzazione di spazi,attrezzature o componenti”. Non solo per le disabilità motorie. Nel testo infatti viene messo in chiaro che sonobarriere architettonicheanche “lamancanza di accorgimenti e segnalazioniche permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per non vedenti, ipovedenti e i sordi”. Unanorma molto avanzata,secondo Nicolosi, che però negli anni si è scontrata con la“mancanza di sensibilità”del pubblico e del privato, che non hanno agito di conseguenza. Leggi anche –Disabilità, più probabile nei figli di genitori a basso reddito. I dati Inps Per citare un caso tra i più comuni, ilDecreto ministeriale 236/1989prevede che “l’ascensore deve avere una cabina didimensioni minimetali da permettere l’uso da parte di una persona susedia a ruote“. Inoltre il ripiano di fermata “deve avere una profondità tale da contenere una sedia a ruote e consentirne lemanovre necessarie all’accesso“, mentre i tempi di apertura e chiusura delle porte “devono assicurare un agevole e comodo accesso allapersona su sedia a ruote“. Nel caso in cui il palazzo non sia dotato di queste caratteristiche – ascensori piccoli o inaccessibili – la norma prevede che allaprima ristrutturazione utilesi proceda all’adeguamento. Come? Allargando ilvano ascensoree se necessario intervenendo sulcorpo scala.Il decreto inoltre detta le regole per l’installazione di strumenti alternativi comeservoscalaepiattaforme elevatrici. Ma anche per la realizzazione dipercorsi, pavimentazioni e parcheggi.Indicazioni che, secondo Nicolosi, sono rispettate soltanto da unaristretta minoranza di edifici pubblici e privati. Leggi anche –Traghetti non idonei per i disabili. A processo i vertici di Caronte & Tourist Negare ildiritto alla mobilità,osserva l’esperto, vuol dire anchenegare ildiritto al lavoro.Indicatore su cui in particolare la Sicilia contadati tutt’altro che positivi.Alla base del problema, tuttavia, ci sarebbe unamancanza di consapevolezzada parte dei comuni cittadini. “Ciò che bisogna comprendere è che il tema delle barriere architettoniche non riguarda soltanto idiversamene abilio coloro che oggi hanno problemi di deambulazione”, mette in chiaro il consigliere del Cngegl. “In gioco ci sono anche lelimitazioni fisiche legate alla terza età,che in futuro potranno riguardare anche coloro che oggi sono perfettamente sani”. Da qui l’impegno delConsiglio nazionale dei geometri e geometri laureatiper sensibilizzare la cittadinanza, ma soprattutto gli addetti ai lavori, sull’importanza di un’edilizia a misura di disabile.“Sarebbe auspicabile un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori dellafiliera delle costruzioni,dalla progettazione alla realizzazione”.