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Barriere architettoniche, Geometri: 35 anni di ritardi. Trecento milioni dal Pnrr

La legge italiana impone agli Enti di dotarsi del Peba, Piano eliminazione barriere architettoniche, ma secondo il Cng, Consiglio nazionale dei geometri, solo una ristretta minoranza lo ha fatto. Si cerca di correre ai ripari attraverso il Pnrr e con bandi delle regioni

L’Italia non è un Paese a misura di persone diversamente abili. La legge in materia risale al lontano 1989, anno del crollo del muro di Berlino. Le barriere architettoniche italiane – dislivelli non provvisti di rampe, ascensori troppo stretti e spazi ridotti per le carrozzine, solo per citarne alcune – invece, non sono ancora crollate. La normativa, spiega a FocuSicilia Paolo Nicolosi del Cngegl, Consiglio nazionale geometri e geometri laureati, impone agli Enti di “adeguarsi con il Peba, Piano eliminazione barriere architettoniche“. Peccato che la maggior parte non li abbia mai approvati, tanto da costringere il Governo a inserirli nel Pnrr. “Tra gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è la ‘Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi’, con un finanziamento di 300 milioni di euro”. In generale, secondo l’esperto “la riqualificazione degli ambienti pubblici richiederà un grande impegno da parte di enti e professionisti“. Il gioco però vale la candela. “L’obiettivo finale è alto, a livello di cultura e socialità della comunità”.

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Barriere architettoniche, cosa dice la legge

La normativa in materia, come detto, risale a parecchi anni fa. “Il testo di riferimento è il Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, numero 503“, spiega Nicolosi. Quest’ultimo riprende “la definizione di barriere architettoniche, già contenuta nel Decreto ministeriale 236/89, e indica le caratteristiche funzionali richieste per ogni categoria, come per esempio spazi urbani, edifici scolastici e mezzi di trasporto pubblici“. Nello specifico, sono considerate barriere architettoniche “gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque e in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea”. La norma non parla solo di accesso ai luoghi pubblici e privati. È considerato “ostacolo” tutto ciò che impedisce “la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti“, e persino “la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento per chiunque e in particolare per non vedenti, ipovedenti e sordi“.

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La situazione nelle scuole e nei musei

Un computo delle barriere architettoniche è molto difficile da fare, visto il numero di enti coinvolti e la loro distribuzione sul territorio. Per rendersi conto delle dimensioni del problema, basta spulciare alcuni dossier dell’Istat. A fine 2022 “soltanto una scuola su tre risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria“. La situazione “è migliore nel Nord del Paese (39,5 per cento di scuole a norma)”, mentre peggiora scendendo lungo lo Stivale, “raggiungendo i livelli più bassi nel Mezzogiorno (31,8 per cento)”. Va un po’ meglio nei musei pubblici. Per l’Istituto nazionale di statistica “quasi sette musei su 10 (67,7 per cento) mettono a disposizione servizi igienici attrezzati per persone con disabilità, presenti nel 72,8 per cento dei musei pubblici e nel 58 per cento di quelli privati“. Malgrado ciò “molte istituzioni non hanno ancora rimosso le barriere”, e per quanto riguarda l’assistenza “solo un museo su 10 organizza percorsi e programmi pensati per chi ha disabilità cognitive (10,8 per cento)”, percentuale che cresce di “circa il doppio” nelle città metropolitane.

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Piani Peba obbligatori ma non applicati

Per rimediare a questa situazione, come detto, la legge prevede che gli enti pubblici si dotino di un Peba, Piano eliminazione barriere architettoniche. “È uno strumento in cui le amministrazioni locali identificano le barriere presenti sul territorio e ne pianificano progettualmente ed economicamente la rimozione“, spiega Nicolosi. La loro adozione non è facoltativa, precisa l’esperto. “L’obbligatorietà della loro adozione da parte dei comuni è stata introdotta per gli edifici pubblici già nel 1986 e nel 1992″. Nonostante ciò, ammette il consigliere del Cngegl, “sono molti i comuni che ancora non si sono dotati di un Peba, riportando come causa principale la carenza di finanziamenti“. Il problema non riguarda soltanto il Mezzogiorno, fa notare Nicolosi. “Da un’indagine del 2018 fatta sul territorio della Lombardia risultava che oltre il 90 per cento delle amministrazioni locali non aveva adottato un Peba”. Per questo motivo “negli ultimi anni sono molti i bandi regionali rivolti ai comuni per il finanziamento dei Piani di abbattimento barriere architettoniche“.

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I fondi della Regione e i corsi del Cng

Un esempio è quello della Regione siciliana, che a novembre 2023 ha stanziato poco meno di un milione per i Comuni che non si sono ancora dotati del documento. Un modo per “garantire i pieni diritti di mobilità e di cittadinanza alle persone con condizioni di disabilità”, ha detto il presidente della Regione Renato Schifani. Se la politica si muove, in ritardo di qualche decennio, i Geometri non restano con le mani in mano. Nasce così il “Corso esperti di accessibilità, dall’eliminazione delle barriere architettoniche all’Universal design”. “Si tratta di un percorso formativo di 40 ore in modalità e-learning, in grado di trasferire la cultura dell’accessibilità e gli strumenti operativi necessari ad attuarla”, spiega Nicolosi. Ma c’è di più. “Lo scorso 18 gennaio abbiamo presentato un nuovo corso di alta formazione “Esperti Lavori Pubblici”. Corsi che il Consiglio nazionale mette a disposizione dei propri iscritti per l’aggiornamento professionale continuo, leva della competitività per una figura tecnica come quella del geometra“, conclude il consigliere del Cngegl.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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