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Binari morti e treni dei desideri: Sicilia ancora molto lontana dalle ferrovie moderne

Il rapporto "Pendolaria" cita tra le peggiori tratte la Palermo-Trapani o la Catania-Caltagirone. Malaponti (Pendolari): "Altro che cura del ferro, la Sicilia è anemica. Tra Siracusa e Ragusa nessun treno nei festivi". Uil Trasporti: "La Sicilia meridionale resta isolata"

In Sicilia corrono ogni giorno poco più di 500 treni, in Lombardia oltre duemila. L’Isola ha a disposizione 122 treni (la metà ha più di 15 anni) contro i 260 della Toscana. Ci sono situazioni cristallizzate come la linea ferroviaria Palermo-Trapani, via Milo, chiusa dal 2013 a causa di alcuni smottamenti di terreno, o la Caltagirone-Gela, chiusa a causa del crollo di un ponte a piano Carbone nel 2011. È la fotografia della situazione ferroviaria siciliana scattata da Legambiente nel suo rapporto nazionale Pendolaria: “Tante le linee su cui il servizio è scadente e non permette alle persone di muoversi in maniera confortevole ed affidabile in treno”. Clamoroso per esempio il dato che viene dalla Catania-Caltagirone nei primi sei mesi del 2022, “con oltre il 26 per cento di corse che ha subito ritardi o soppressioni”, si legge nel report. La linea è tra quelle che Legambiente ritiene tra le peggiori d’Italia e questo nonostante il prezzo dei biglietti sia aumentato del dieci per cento. Diversi gli interventi annunciati e in corso d’opera da parte di Rete ferroviaria italiana, ma c’è ancora tanto, troppo da fare perché la situazione sia accettabile.

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Il tratto Caltagirone-Gela chiuso da 12 anni

“Pendolaria è una radiografia e non una risonanza magnetica – osserva Giosuè Malaponti, presidente del Comitato pendolari siciliani – perché se vogliamo entrare nel particolare della problematica infrastrutturale e ferroviaria siciliana, la linea Catania-Caltagirone non è nemmeno la situazione più grave, almeno dal punto di vista dei pendolari: è stata ammodernata e da febbraio 2019 si percorre in un’ora e 34 minuti anziché in due ore e dieci”. Grave è invece la situazione nel tratto tra Caltagirone e Gela, chiuso dal 2011 per il crollo di un viadotto. “La politica dopo 12 anni non ha previsto l’ammodernamento del viadotto, è stata finanziata la ricostruzione ma pare che nei restanti nove viadotti verso Gela ci siano problemi di staticità e di riaprire la tratta non se ne parla proprio”, aggiunge Malaponti, che tra i peggiori tragitti ferroviari ricorda quello tra Piraineto e Alcamo diramazione Trapani, che passa da Castelvetrano e “dal 2001 – dice – quando fu previsto l’ammodernamento e la velocizzazione, sono passati 22 anni e, a parte togliere qualche passaggio a livello, non si è visto alcun miglioramento”.

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I pendolari: “Cura del ferro? La Sicilia è anemica”

Per il presidente dei pendolari, poi, “c’è molta disattenzione anche sulla Siracusa-Ragusa-Gela-Caltanissetta. Altro che cura del ferro, la Sicilia è anemica. Tra Siracusa e Ragusa non c’è un treno la domenica e nei festivi. Nei fondi del Pnrr è stato dimenticato il raddoppio sulla dorsale tirrenica, tra Messina e Palermo, nel tratto tra Patti e Castelbuono: 87 chilometri ancora a binario unico. Sono scomparsi i 3,9 miliardi di euro previsti nei vecchi accordi, ad oggi non c’è nessuno studio di fattibilità, per accedere ad altri fondi del Pnrr ci volevano progetti esecutivi pronti, non avendoli ci siamo dovuti accontentare delle briciole”. Nel report Pendolaria è citato il tragitto tra Ragusa e Palermo, che prevede solo tre collegamenti al giorno, “tutti con un cambio, impiegando quattro ore e 23 minuti per arrivare a destinazione. Una situazione addirittura peggiorata rispetto alle quattro ore impiegate nel 2017”. Tuttavia, alcuni lavori sono in corso, come quelli sulla Catania-Enna nel tratto tra Bicocca e Catenanuova. Oggi i pendolari chiedono almeno di “eseguire i lavori nelle ore notturne, così da ridurre al minimo i disservizi per chi viaggia”, ricorda Malaponti, che osserva inoltre: “Ben vengano gli ammodernamenti, ma si tratta di lavori che dovevano essere fatti vent’anni fa, e in vent’anni Regione e Rfi hanno lasciato fermi fior di miliardi”.

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Uil Trasporti: “Sicilia meridionale resta isolata”

Il Pnrr permetterà l’avanzamento ulteriore della Palermo-Catania-Messina e la realizzazione delle tratte intermedie del progetto. Il risultato finale dovrà essere una riduzione del tempo di percorrenza di circa 45 minuti sulla tratta Palermo-Catania rispetto alle attuali tre ore ed un aumento della capacità da quattro a dieci treni/ora sulle tratte in raddoppio. Ancora, il Piano include l’elettrificazione della Palermo-Trapani via Milo, la Palermo-Agrigento-Porto Empedocle e il collegamento con l’aeroporto di Trapani Birgi. “I treni in Sicilia sono vecchi perché la rete ferroviaria è vetusta – interviene il segretario generale di Uil Trasporti Catania, Salvo Bonaventura – e alcuni treni oltre essere lenti sono sporchi e inadeguati, senza servizi e intere linee a volte vengono cancellate con un tratto di penna. Eppure le potenzialità la Sicilia le avrebbe. Gli interventi in corso di attuazione sulla rete, incentrati sull’asse Palermo-Catania-Messina, seppur importantissimi, non determinano significativi miglioramenti nelle restanti relazioni con gli altri capoluoghi di provincia, specie in un’ampia area della Sicilia meridionale che resta purtroppo sostanzialmente isolata rispetto alla modalità di trasporto ferroviario”.

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Traghetti a emissioni zero nello Stretto di Messina

Per Legambiente, “il processo di riconversione dei trasporti in Italia è fondamentale, se si vogliono rispettare gli obiettivi del Green Deal europeo, del taglio delle emissioni del 55 per cento entro il 2030 e al loro azzeramento entro il 2050, visto che il settore è responsabile di oltre un quarto delle emissioni climalteranti”. Pendolaria mette in evidenza come dal 2010 sia peggiorata la situazione per chi si sposta in treno in Sicilia. “Muoversi da una città all’altra, su percorsi sia brevi che lunghi, può portare a viaggi di ore e a dover scontare numerosi cambi anche solo per poche decine di chilometri di tragitto, mentre le coincidenze e i collegamenti intermodali rimangono un sogno, con conseguenze sull’economia e sul turismo”. Tra i maggiori disagi ci sono quelli che subiscono quotidianamente i pendolari dello Stretto di Messina. “Quello che manca – scrivono gli ambientalisti – è un progetto per rendere più semplice la vita e gli spostamenti tra Messina, Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Tremestieri come per i tanti turisti, con servizi integrati e coincidenze per ridurre i tempi di spostamento. Proprio queste tratte, brevi e con alte frequenze, sono ideali per la sperimentazione di traghetti ad emissioni zero. Simili sperimentazioni potrebbero anche essere intraprese nei collegamenti brevi con le piccole isole”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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