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Borse di studio, gli Ersu siciliani ultimi in Italia. Escluso un idoneo su cinque

Nell'anno accademico 2019/20, su 21 mila aventi diritto, solo 16 mila hanno ricevuto il contributo. Quest'anno va anche peggio eppure, anche con la pandemia, le tasse non sono variate

Sicilia bocciata sulle borse di studio. Nell’anno accademico 2019/20, su 21 mila studenti aventi diritto, poco più di 16 mila hanno ricevuto il contributo. Sono i dati dell’ultimo Focus nazionale sul diritto allo studio universitario, pubblicato dal Ministero. Uno studente idoneo su cinque è rimasto escluso. A ottenere la borsa sono stati soprattutto i pendolari (46 per cento), studenti in sede (30 per cento) e fuori sede (24 per cento). Il totale erogato è stato di circa 33 milioni di euro, una media di 3.780 euro per studente. A essere coperto il 78,5 per cento degli aventi diritto, la percentuale più bassa in Italia. In sedici regioni su ventuno, tra cui Sardegna, Puglia e Campania, la copertura è stata del 100 per cento. A scendere sotto la soglia dell’80 per cento, soltanto la Sicilia.

Il caso dell’Ersu Catania

Numeri poco confortanti, che non sono migliorati con la pandemia da Covid-19. Nell’anno accademico 2020/21, poco più della metà degli studenti catanesi idonei ha ricevuto la borsa di studio. A comunicarlo l’Ersu di Catania, che a fine dicembre ha messo in pagamento la prima rata del contributo. Le borse ammesse, si legge sul sito ufficiale dell’ente, sono state quasi 4.800, “di cui 1.600 primi anni e 3.199 anni successivi al primo”. La percentuale media di assegnazione è di poco superiore al 50 per cento, “corrispondente per i primi anni al 41 per cento degli idonei e per gli anni successivi al 67 per cento”. Numeri ristretti, che pesano ancora di più nel contesto della pandemia. Responsabile di una crisi che ha privato molte famiglie delle risorse necessarie per mantenere gli studi dei propri figli. Le tasse universitarie, infatti, non sono state sospese.

Tasse mantenute, borse bloccate

La quota annuale fissa, uguale per tutti gli studenti, è di 156 euro. Si tratta della “tassa regionale per il diritto allo studio” (che va a finanziare proprio l’Ersu) più l’imposta di bollo di 16 euro. A questa somma si aggiunge un contributo onnicomprensivo, che varia in base al reddito Isee e allo stato di avanzamento degli studi. Allo sforzo richiesto alle famiglie, però, non si è accompagnata un’accelerazione dell’attività dell’ente. Il banco di prova continua ad essere la percentuale di borse assegnate. La stessa struttura ha auspicato un ampliamento dei beneficiari, in presenza di ulteriori trasferimenti “da parte del Fondo integrativo statale e altri contribuiti straordinari”. L’ultimo, quattro milioni a valere sul Fis 2020, è arrivato a dicembre 2020. Non abbastanza per una svolta, a quanto pare.

Le fonti di finanziamento

In generale, per i finanziamenti, l’Ersu conta sui fondi regionali, i trasferimenti governativi e le tasse degli studenti. Per quanto riguarda la Regione, la Finanziaria appena approvata dall’Ars (ancora non pubblicata in Gazzetta ufficiale) avrebbe previsto uno stanziamento di 11,5 milioni di euro. Nel 2020, soltanto per gli studenti fuori sede, furono stanziati sette milioni. Una contrazione dei fondi non aiuterebbe certo il funzionamento delle strutture. Il problema non riguarda soltanto Catania. Il bilancio di previsione 2018/2020 dell’Ersu di Palermo, per esempio, segnala “le notevoli difficoltà che le Amministrazioni hanno manifestato nel trasferire le risorse nel corso degli anni trascorsi”.

Le proteste degli studenti

Tornando all’Ateneo catanese, gli studenti chiedono risposte. Anche attraverso una raccolta firme, come nel caso dei rappresentanti del Movimento universitario autorganizzato. “Se analizziamo la situazione a livello regionale, scopriamo come l’Ersu di Palermo sia riuscito ad assegnare le borse ad una percentuale di gran lunga maggiore”, scrive il gruppo sui social. La sede palermitana avrebbe garantito “maggiore fruibilità a studenti e studentesse”, raggiungendo una copertura “del 75 per cento degli aventi diritto”. Situazione diversa a Catania e Messina, dove gli Atenei “sono rimasti senza agevolazioni”, con parte della componente studentesca “in balia della precarietà”. Una situazione resa più insidiosa dal perdurare della pandemia.

Non solo borse di studio

I compiti dell’Ersu non si esauriscono con le borse di studio. È l’ente, per esempio, a erogare il contributo una tantum sugli affitti previsto per quest’anno. Si tratta di 500 euro per gli studenti a carico dei nuclei familiari di provenienza, in possesso dello status di “fuori sede” e di un contratto di locazione a titolo oneroso valido alla data del 28 febbraio 2020. La procedura online è stata attivata lo scorso 7 aprile e si chiuderà a fine mese. L’intervento è finanziato dalla Legge di stabilità regionale 2020-2022, per un importo di cinque milioni. La partita più importante, però, resta quella delle borse. Maggiori notizie dovrebbero arrivare con la pubblicazione dell’ultima finanziaria regionale. Sperando che gli studenti siciliani non debbano più trovarsi, come ammonisce il Miur, “in una situazione svantaggiata rispetto al resto d’Italia”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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