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Bus sull’Etna, Legambiente ricorre al Tar: “Grave impatto sull’ecosistema”

L'associazione ambientalista chiede di fermare le "navette" che da Bronte e Maletto conducono i turisti sul vulcano, lamentando le conseguenze su flora e fauna

Legambiente Catania, assistita dall’avvocato Elio Guarnaccia, ha presentato ricorso dinanzi al Tar Catania contro il provvedimento dell’Ente Parco che autorizza i comuni di Bronte e Maletto ad attivare servizi turistici di bus navetta nelle zone maggiormente protette del Parco dell’Etna. Si tratta, in particolare, dei tracciati già esistenti nelle aree A, B e C del parco dell’Etna, sul versante ovest del Vulcano, ricompresi tra Piano dei Grilli (1100 metri sul livello del mare) e Monte la Nave (1900 mt s.l.m). Già in precedenza, Legambiente Catania, insieme alle principali associazioni ambientaliste catanesi, ha tentato di avviare un dialogo con l’Ente Parco preoccupata per i gravissimi impatti di tale iniziativa sull’ecosistema del vulcano. Il ricorso, insieme a quelli presentati dalle altre associazioni ambientaliste coinvolte, sarà discusso in sede cautelare, presumibilmente a metà dicembre, dinanzi alla seconda sezione del TAR etneo.

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Lo scontro con il Parco

Le associazioni che fanno parte di un tavolo partecipato insieme al Parco dell’Etna, capeggiate dalla Lipu, hanno chiesto anche l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione, sia nell’ambito del tavolo che con istanza dettagliatamente motivata. Inoltre, la vicenda è stata oggetto di interrogazione parlamentare all’ARS, lo scorso 27 ottobre 2021. Tuttavia l’Ente Parco non ha ritirato il provvedimento amministrativo costringendo le associazioni ad adire le vie legali. Innanzi tutto, il ricorso denuncia il macroscopico errore commesso dall’Ente Parco, che, al fine di trovare un appiglio che potesse consentire l’accesso dei bus navetta, cita una disposizione del regolamento del Parco che in realtà disciplina l’accesso di mezzi autorizzati ai soli crateri sommitali, esclusivamente per motivi di servizio o di sorveglianza vulcanica.

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I motivi del ricorso

Peraltro, è arcinoto che gli stessi atti istitutivi e regolatori del Parco dell’Etna fissano un pacifico e generalizzato divieto di transito con mezzi motorizzati in quelle zone, di particolare interesse naturalistico e paesaggistico, dove, tanto per comprendere il livello di tutela garantito, sono addirittura vietati l’uso di strumenti musicali, schiamazzi e richiami ad alta voce. Inoltre, Legambiente contesta l’assoluto difetto di istruttoria e valutazione che l’Ente Parco avrebbe dovuto svolgere circa l’impatto su flora e fauna dei rumori e degli ingressi di mezzi e persone derivanti dall’iniziativa turistica. Impatto non da poco se si considera che si tratta di dodici tratte di bus navetta giornaliere, per un carico quotidiano di 120 persone.

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I rischi ambientali

Dall’analisi della documentazione è, inoltre, sorprendentemente emerso che l’Ente Parco non ha mai posto in essere, neanche in passato, una valutazione in tal senso, non sussistendo alcun documento che fotografi la situazione del carico antropico del Parco dell’Etna: dunque un’autorizzazione senza la minima consapevolezza dell’impatto delle attività con essa autorizzata. Secondo la presidente del circolo Legambiente di Catania, Viola Sorbello, “l’Ente Parco ha rilasciato questa autorizzazione senza acquisire il preventivo parere del Comitato tecnico scientifico, le cui funzioni sono svolte dal Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale (C.R.P.P.N.), sebbene la ‘viabilità interna nel parco’ e ‘l’accesso e transito con veicoli a motore’ siano materie su cui è obbligatorio acquisire il parere dell’organo tecnico scientifico”. 

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Redazione
Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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