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Calaforno, parla l’imprenditore a sette mesi dall’incendio: “Tradito dallo Stato”

Dopo il momento del dolore e gli attestati di solidarietà, spiega il coltivatore Angelica, le imprese della zona sono rimaste sole. Lettera ai deputati per chiedere un intervento

Sette mesi fa un rogo distruggeva il bosco di Calaforno, polmone verde nel cuore degli iblei, tra Monterosso e Giarratana. L’11 agosto 2021 le fiamme hanno avvolto l’area boschiva, che prende il nome dalla “Grotta di Calaforno”, un ipogeo ed una necropoli con resti ancora ben conservati. Alcune aziende della zona ne hanno fatto le spese. L’incendio ha mandato in fumo l’uliveto di proprietà di Melchiorre Angelica: il 90 per cento degli alberi di ulivo, risalenti al 1725, ereditati dal padre, sono andati distrutti. Il raccolto delle olive di ottobre/novembre si è pressoché dissolto. Dopo il momento del dolore e gli attestati di solidarietà, gli imprenditori della zona sono rimasti soli. Si sono rimboccati le maniche per ricominciare, ma le difficoltà sono quasi insormontabili. Servono molti anni per reimpiantare un uliveto e portarlo alla piena produzione. Nel frattempo, l’imprenditore è costretto a fare i conti con le lungaggini e gli ostacoli della burocrazia, con un sistema della pubblica amministrazione che spesso lascia da soli gli imprenditori e non li sostiene. Uno stato che, come sostiene Angelica, lo ha “tradito tre volte”.

Lettera ai parlamentari

Angelica ha scritto una lettera a tutti i parlamentari della provincia di Ragusa e del sudest siciliano. “Il sogno di mio padre è passato a mio figlio che ha scelto di impegnarsi anche lui nell’azienda di famiglia portando la ventata di innovazione che i giovani riescono a dare”, scrive, “Abbiamo assunto tantissimi impegni per far crescere l’azienda finché un maledetto giorno della torrida estate 2021 degli imbecilli criminali hanno appiccato un incendio e ridotto in cenere l’incantevole bosco di Calaforno”. L’azione dei piromani ha distrutto tutto, ma i danni sono stati maggiori proprio perché, secondo Angelica, non tutto era stato fatto bene. “Quel giorno abbiamo dovuto attendere tre ore prima che arrivassero i mezzi anti-incendio e il giorno successivo per vedere un Canadair e nel frattempo il fuoco ha divorato tutto”, racconta, “Un’azienda che sopravviveva da tre secoli è stata ridotta in cenere. Lo Stato mi ha tradito una seconda volta nel momento in cui non ha ammesso le proprie colpe per la cattiva gestione del parco di Calaforno dove era molto carente la manutenzione. E mi ha tradito una terza volta, con il colpo di grazia definitivo: a settembre scorso ho chiesto il rimborso di una parte dell’Iva a credito della mia azienda, una cifra non enorme, 29.000 euro, ma di vitale importanza per la sopravvivenza della mia azienda, in questo momento. A cinque mesi dalla richiesta la mia pratica non è stata ancora esaminata. Ci è stato detto gentilmente che l’Agenzia delle Entrate è carente di personale”.

Imprenditori non garantiti

L’imprenditore è scoraggiato: “Come dare fiducia allo Stato che quando invia un avviso ti accertamento da 60 giorni di tempo per pagare, altrimenti ti strangola e quando invece deve pagare non ha i soldi, non ha i funzionari, non ha il tempo? Anche io imprenditore, anche io cittadino, dovrei essere legittimato a pagare “quando ho il tempo”! Con che animo possiamo sopportare i tributi quando lo stesso Stato ti nega il tuo diritto ad avere rapidamente il rimborso dell’Iva? Come faccio a credere in uno Stato che costringe i nostri figli migliori a lasciare la loro terra con una laurea in tasca per garantire l’eccellenza di uffici pubblici del nord o delle aziende in ogni parte del mondo? Ma soprattutto come faccio a dire a mio figlio, che dopo di me ha abbracciato il sogno di suo nonno, di rimanere in Sicilia, di non raggiungere la sorella a Milano, dove i rimborsi sono molto tempestivi, gli uffici pieni di funzionari del Sud che garantiscono servizi alla collettività?”. Ai parlamentari lancia un appello: “Vi siete dimenticati di noi cittadini, di noi imprenditori?” E c’è anche questo alla base del no voto e della sfiducia nella politica.

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