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Canapa dell’Etna, da Linguaglossa l’azienda che produce cannabis legale

Dal 2018 Carmelo D'Agostino coltiva con i sementi permessi dalla legge la cosiddetta "canapa light", che serve non solo a scopi ricreativi ma anche per cosmesi ed erboristeria. Il tutto alle pendici dell'Etna, dove il particolare clima dà "una qualità ritenuta superiore dai nostri clienti"

Bioplastiche, biocarburanti, cibi biologici e persino produzione di energia, naturalmente bio. Sono tutti utilizzi potenziali per la canapa. Anche in Sicilia, da qualche anno, esiste un particolare fermento per trovare soluzioni innovative per l’utilizzo industriale di questa pianta della quale “non si butta via niente, tanto da essere definita il maiale vegetale”. Parola di Carmelo D’Agostino, imprenditore agricolo che dal 2018 coltiva con i sementi permessi dalla legge 242 del 2016 la cosiddetta “canapa light”, che serve non solo a scopi ricreativi ma anche per cosmesi ed erboristeria. Il tutto alle pendici dell’Etna, dove il particolare clima dà “una qualità ritenuta superiore dai nostri clienti”. L’azienda ha sede nel territorio di Linguaglossa, e ha un nome evocativo “Canapa dell’Etna”. D’Agostino non ha dubbi: “Il feedback dei nostri clienti ci dice che la qualità è migliore, questo è un territorio unico”. E gli ormai quattro anni di attività in un settore completamente nuovo sembrano confermarlo.

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Produzione in terra e in serra

I limiti della cosiddetta “canapa light” sono dopo molti anni di commercio ben noti, ovvero contenere lo 0,2 per cento di principio attivo tetraidrocannabinolo o thc, “con un limite di tolleranza fino allo 0,5. Ma è il Cbd che dà le proprietà rilassanti utili anche in medicina”, specifica D’Agostino, che ci accoglie nella sua azienda in contrada Arrigo. Qui ci accoglie subito un campo interamente coltivato con la canapa, circa 250 metri quadri con un migliaio di piante. Ma il vero centro della produzione è al chiuso, dentro delle serre con luce e ventilazione controllata, con mille piante ognuna. Questo serve “per avere più controllo sulla qualità della produzione”. La serra è quindi non a caso piena di ventilatori e luci artificiali, anche in pieno giorno “per avere 12 re di luce e 12 di buio in qualunque parte dell’anno”, specifica l’imprenditore. Mille piante, in fiore ogni due mesi, hanno alla fine un valore sul mercato compreso “tra i 4 e i 5 mila euro”. L’azienda, che conta un paio di serre in produzione “green house”, dà lavoro a seconda dei momenti della produzione a “cinque o sei persone”. Le inflorescenze vengono poi essiccate e impacchettate direttamente in azienda, pronte per la vendita, anche online. Tutte cose possibili perché “questa azienda nasce per la coltivazione di funghi, e ne abbiamo convertito una parte”, spiega D’Agostino.

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Tante possibilità, ma limiti normativi

La produzione, però, potrebbe avere un valore aggiunto ben superiore. Solo in Sicilia sono stati avviati negli ultimi anni, tra i tanti, una organizzazione di filiera, un progetto per realizzarne mattoni e nelle scorse settimane è persino arrivato un finanziamento a dei giovanissimi studenti del liceo Archimede di Acireale per trasformarla in energia. La canapa era largamente utilizzata in passato anche come fibra tessile, mentre a oggi la produzione di una azienda come Canapa dell’Etna può limitarsi alla sola infiorescenza. “Purtroppo mancano aziende di trasformazione per le altre parti della pianta come foglie e rami della canapa”. Effetti, indiretti, della “liberalizzazione light” del 2016, che per D’Arrigo non è altro che “incertezza normativa”. 

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I controlli sulla produzione e sui documenti

Secondo gli attivisti che negli scorsi mesi hanno organizzato, anche in Sicilia, le giornate “Cannabis for future” per sensibilizzare la liberalizzazione della coltivazione di canapa, il mercato avrebbe una potenzialità da “dieci miliardi di euro l’anno”. Molto più concretamente però la normativa limitata introdotta sei anni fa porta, di tanto in tanto, anche a severi controlli da parte delle forze dell’ordine. D’Arrigo racconta come titolari degli stessi siano di norma gli agenti del Corpo forestale, ma che “spesso questi vengano fatti anche da altre forze dell’ordine”. La prassi, da cui è passata anche l’azienda di Linguaglossa, prevede “un sequestro preventivo, da noi durato alcuni giorni, della produzione, in attesa dei risultati degli accertamenti”. Accertamenti che riguardano non solo la presenza di Thc nelle piante, ma soprattutto la parte documentale. Le sementi devono infatti essere obbligatoriamente quelle previste dalla normativa italiana, a sua volta derivata da quella europea, con una cinquantina di possibilità. E le sementi devono essere acquistate obbligatoriamente da produttori specifici. E il tutto deve essere tracciato. “Per fortuna, in questi due anni di pandemia in cui c’è stato un vero e proprio boom di richieste di canapa light, non si è finora mai trattato di un grande costo”, specifica D’Agostino. Preoccupato, per il futuro, più dalla situazione generale: “L’energia e le materie prime costano sempre di più. Ma fin quando ci sarà richiesta e mercato, noi continueremo”, assicura il titolare di Canapa dell’Etna.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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