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Carceri, il progetto “Fuori le mura” ha avviato al lavoro 20 persone in Sicilia

Il progetto "Fuori le Mura" promuove il primo inserimento o il reinserimento lavorativo e sociale delle persone sottoposte a misure e sanzioni di comunità, o in regime di detenzione in carcere e finanziato da Fondazione con il Sud. I risultati sono stati presentati giorno 15 aprile a Gela. Presentate le due "Opere di Riparazione" realizzate dai detenuti della Casa circondariale di Gela

Oltre 200 partecipanti, 52 destinatari di tirocini, 20 avviamenti al lavoro. Ma anche due laboratori di arte terapia e due opere realizzate con materiale di scarto che oggi abbelliscono una parte importante della città di Gela. Questi in sintesi i risultati del progetto “Fuori le Mura”, illustrati lunedì 15 aprile nella pinacoteca comunale del Comune di Gela all’interno del convegno dal titolo “La Giustizia per la Bellezza di Comunità“. Il progetto promuove il primo inserimento o il reinserimento lavorativo e sociale delle persone sottoposte a misure e sanzioni di comunità o in regime di detenzione in carcere, ed è stato finanziato da Fondazione con il Sud. La Cooperativa Prospettiva Futuro è capofila della partnership tra enti del terzo settore, della pubblica amministrazione e del privato, e ha condotto il progetto sul territorio regionale, compresa la Casa Circondariale di Gela e il Comune di Gela. Al termine dell’incontro sono state svelate due opere realizzate dai partecipanti al progetto con l’artista Luigi Giocolano, Responsabile dei Laboratori di Arteterapia di “Fuori le Mura”. Le due “Opere della Riparazione”, copie di maschere classiche conservate presso il Museo Archeologico di Gela, il “sileno” e la “gorgone”, sono ora visibili nelle scalinate di Via Scontrino e di Via Pietro Vasile, alle spalle del Palazzo di Città.

Consiglio: “Uno dei progetti più significativi in Italia”

“A Gela oggi si tirano le fila di uno dei progetti più significativi che Fondazione con il Sud ha finanziato nell’ambito di questa linea che guarda alle carceri e al reinserimento lavorativo. Si tratta di uno degli otto progetti finanziati su oltre ottanta proposte, e ha messo insieme 22 partner. A collaborare enti del terzo settore ma anche tanto pubblico”, spiega  Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione con iI Sud. Che prosegue: “Nonostante le difficoltà del Covid, il progetto è riuscito a formare e a inserire al lavoro un numero significativo di persone, e alcune con contratto a tempo indeterminato. Dare un lavoro dignitoso alle persone è la via per evitare la recidiva”. Accanto all’inserimento lavorativo “anche tanta attività di mentoring per queste persone e c’è anche l’Arte, potentissimo strumento di rigenerazione e ogni qualvolta i nostri partner lo utilizzano vediamo risultati positivi. L’Arte è uno strumento di riavvicinamento alla bellezza, al lavorare insieme, alla comunità, e qui c’è un bellissimo esempio da questo punto di vista”. Consiglio ha anche annunciato che il progetto, avviato ad agosto 2020 e prorogato fino a fine giugno 2024, proseguirà anche in futuro.

Gela città simbolo, “un territorio ferito”

Per Domenico Palermo,direttore del progetto, non è un caso che queste attività si siano concentrate a Gela. Si tratta infatti “di un territorio ferito, un luogo esemplare per realizzare queste opere che simboleggiano il passaggio da una pena alla realizzazione di un’opera”. Eppure, inizialmente, i “laboratori d’arte erano solo un pezzetto del progetto. Andando avanti abbiamo capito che ne erano il cuore”. Nell’ambito di “Fuori le Mura”, informa Palermo, “su 209 partecipanti, 98 sono state formate nell’arte della raccolta e del riciclo dei rifiuti, e 52 persone sono state avviate al lavoro. Di queste 52, 44 erano in esecuzione penale esterna, 8 venivano da istituti penitenziari”. Inoltre nel lavoro di follow-up, eseguito con un focus su 26 partecipanti, si è visto “come solo in 2 siano ricaduti nella recidiva”. 

L’azienda Dusty ha assunto 9 persone

Partner principale per il reinserimento lavorativo è stata l’azienda Dusty srl, che ha accolto in tirocinio 31 persone, assumendone in totale 9. Altre 13 hanno proseguito il percorso lavorativo presso altre aziende. Afferma Rossella Pezzino De Geronimo, Amministratore Unico di Dusty srl che si occupa di gestione ambientale: “Abbiamo partecipato con il cuore a questo progetto. Non è la prima volta che partecipiamo a progetti sociali nella nostra storia aziendale iniziata 43 anni fa. Ma svilupparli con Fondazione con il Sud e diverse carceri in Sicilia è stato un passo avanti per noi. Siamo per l’inclusione, noi seminiamo bellezza che non è solo un fatto estetico ma è inclusione, abbraccio, solidarietà, rispetto per la persona e per l’ambiente”. Pezzino De Geronimo interviene anche sul peso sociale di avviare al lavoro “chi ha sbagliato. Tutti possono sbagliare. Trovare un lavoro dà dignità, una dignità alla persona, si sente utile per la società”.

Il risultato per il Comune di Gela

Per il Comune di Gela è intervenuto l’assessore ai servizi sociali Ugo Costa, che ha ricordato la sua esperienza nel campo sociale in un contesto difficile. “Per 35 anni sono stato direttore del centro formazione dei salesiani, molti di quei ragazzi che partecipavano ai corsi sono stati protagonisti degli anni bui della guerra di mafia. L’esperienza mi ha detto che di questi progetti ne dovremmo fare a bizzeffe. Finché ci saremo come amministrazione siamo disponibili per crearne per cercare di risollevare questo territorio”. A Costa fa eco il Presidente del Tribunale di Gela Roberto Riggio: “Rieducazione e reinserimento. Questo è quello a cui servono questi progetti, che spero abbia un proseguimento nel tempo. In particolare qui si opera per restituire qualcosa alla città”. 

Il ruolo dell’Esecuzione penale esterna

All’interno del progetto, un ruolo chiave è stato quello degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna. Anna Internicola, Direttrice dell’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna della Sicilia, non intervenuta in sala, ha inviato un messaggio nel quale ricorda che “si tratta di un progetto che ha raggiunto ottimi risultati, come il reinserimento lavorativo. In secondo luogo ha mostrato la Giustizia di comunità, con collaborazione tra non profit e istituzioni e ben 4 uffici penali. Mi auguro che questo modo di procedere porti i suoi frutti”. E i frutti, secondo Rosanna Provenzano,  Referente dell’Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna (UIEPE) nel progetto e già Direttrice dell’Ufficio di esecuzione penale (UEPE) di Caltanissetta, sono evidenti. A cominciare dalla gestione della rete di soggetti coinvolti. “Qui oggi sono presenti i cosiddetti stakeholder. Senza questa collaborazione non si poteva fare nulla. Le istituzioni hanno dei rappresentanti ma questi portano qualcosa del proprio essere personale. C’è stata una collaborazione forte e spesso bastava anche una telefonata informale per risolvere le problematiche più importanti velocemente”, ha ricordato. 

La pubblica sicurezza, la prevenzione e l’educazione

Emanuele Ricifari, Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, ah ricordato il ruolo delle autorità di pubblica sicurezza. “Noi come autorità di pubblica sicurezza nell’immaginario collettivo, siamo coloro che inseguono i banditi o al più gestiscono manifestazioni di piazza. La nostra attività è però perlopiù quella dell’analisi sociale, sempre più scientifica. Gestiamo informazioni e lo facciamo per prevenire, la nostra prima funzione”. Ricifari prosegue: “L’intervento sulla marginalità è una delle attività di prevenzione più importanti per alleviare la recidiva. E queste attività non sono possibili senza la partecipazione delle autorità di pubblica sicurezza. L’emergenza principale che viviamo oggi è quella educativa essendo noi quelli chiamati istituzionalmente a gestire le emergenze e prevenire non possiamo che essere coinvolti. Ma bisogna lavorare per tornare al dibattito e non alla polarizzazione delle posizioni. C’è troppa distanza nella conoscenza dei cittadini tra percezione e realtà”, conclude Ricifari. La tematica viene ripresa da Lucia Musti, Procuratore della Repubblica f.f. del Tribunale di Gela, “questo progetto non arricchisce solo il Comune, ma la comunità”, esordisce. E suggerisce di coinvolgere di più i giovani. “Magari sui Social ci saranno dei giovani che sui Social possono veicolare questi messaggi. Evitando di dire o è bianco o è nero. Certi argomenti devono essere sviluppati nella coscienza collettiva. Il progetto Fuori le Mura porta il concetto di riciclaggio e reimpiego di beni in modo positivo. I soggetti si riciclano alla legalità con la materiale percezione dell’attuazione dell’articolo 27 della Costituzione, che punta alla rieducazione e al reinserimento nella società. E l’Arte e la cultura sono agli antipodi dell’illegalità”, spiega.

Il risultato “artistico” con sileno e gorgone

Per Giovanni Quadrio Supervisore dei Laboratori “Fuori le Mura”, quello fatto sui parecipanti è stato “un un percorso di riparazione vero, da materiale di scarto in opera d’arte. La gorgone e il sileno sono meravigliose immagini, opportunità straordinaria che rappresentano la sfida di un percorso di risignificazione. E anche di rigenerazione ambientale. I laboratori sono solo primo passo verso un cambiamento, verso qualcosa si più ampio. Le persone che hanno partecipato a questo gruppo lo hanno fatto pienamente. E non a caso hanno chiesto che la loro opera fosse di fronte al mare, che guardasse il mare. Perché loro non lo possono fare”. Quadrio spiega anche la scelta del mosaico, che ha una “motivazione storica e culturale, a Gela. Poi il mosaico è un unire parti spezzettate, e prevede pazienza. Costringe a stare dentro le regole, pena il fallimento”. Luigi Giocolano, l’artista Responsabile dei Laboratori di Arteterapia, dichiara: “Per me era la prima volta in un progetto nelle carceri, pur avendo già fatto interventi sociali a Londra, dove ho vissuto fino a 7 anni fa. Siamo molto soddisfatti anche del risultato artistico, professionale. Sono di Gela, sono doppiamente felice per questo”. In collegamento è intervenuto Salvo Emanuele Leotta, Direttore dell’UDEPE di Caltanissetta, è intervenuto in collegamento. “Tutti – ha dichiarato Leotta – possiamo costruire a promuovere il valore della cooperazione sana, valore che in qualche modo pensiamo sia stato premiato dalla Fondazione con il Sud. Opere a più mani diventano simbolo di un momento di lavoro. Occasione di rinascita e reinserimento. Esperienze come questa valorizzano il processo come si è arrivati qui con una trama comune, veicolano al meglio il paradigma della giustizia di comunità. Le tessere del mosaico che doniamo oggi trovano il loro respiro in un disegno più grande”. 

Un progetto complesso, dentro le carceri

Per Glauco Lamartina, Presidente della Cooperativa Prospettiva, “è un piacere lavorare con Fondazione con il Sud perché si riesce sempre a utilizzare al meglio il finanziamento e andare incontro ai bisogni dell’utenza. Questo progetto è stato importante perché abbiamo potuto dire sì alle proposte che venivano dagli istituti penali. Il progetto ha sperimentato un rapporto diverso tra profit e privato sociale, in una situazione complessa come quella siciliana mettere su un progetto del genere non era facile. Quando abbiamo presentato la proposta Fondazione con il Sud aveva delle perplessità. Ma la scommessa è stata fatta e credo vinta”. Walter Bressi, Direttore della Casa Circondariale di Gela, ha ricordato che “progetti del genere sono i motivi per cui noi operatori penitenziari ci  impegniamo quotidianamente. Non sono qualcosa di estemporaneo, la legge le prevede specificamente. Questo significa che non stiamo solo cercando di mettere a frutto con attività artistiche talenti individuali, ma che cerchiamo di seguire il dettato costituzionale. O almeno, ci proviamo. Del resto è un compito enorme che non riguarda solo l’amministrazione penitenziaria”. Per Cesira Rinaldi, Direttrice della CC di Gela all’avvio del progetto e fino al 2023, “il lavoro che è stato proposto nel 2020 ha assunto un significato duplice. Era il momento buio del Covid che ha chiuso le porte del carcere più di quanto si possa immaginare. Nessuna attività, nessun incontro con i familiari se non con le videochiamate. Non si poteva fare socialità. L’arrivo della proposta di questo progetto ci ha fatto sentire riciclati ad una nuova vita perché era un momento storico in cui non esistevamo più come comunità penitenziaria fuori dalle mura”.

Il riscatto personale

Maria A. Giordano, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Gela, ricorda come “se dobbiamo evitare la recidiva, bisogna stare dentro e fuori le mura di un carcere. Ma soprattutto fuori, perché non bisogna essere tentato di rientrare dentro”. L’Avvocata Giordano ricorda anche un ricordo positivo di un giovane quattordicenne ristretto nella Casa Circondariale minorile, che “ha fatto un percorso di studio all’interno della Casa Circondariale, si è diplomato, ha proseguito lo studio ancora in carcere e ha poi vinto un importante premio letterario con una sua opera”. “Ringraziamo per questo percorso, per averci coinvolto. Ogni iniziativa di questo tipo ci alimenta, ci rafforza. Abbiamo conosciuto le persone che hanno costruito queste opere ed è stato tutto molto bello perché sono stati coinvolti i bambini che fanno attività nella nostra associazione, presente da 30 anni”, ha affermato Luciana Carfi, Presidente del Circolo ARCI “Le Nuvole” di Gela.

Cos’è il progetto “Fuori le Mura”  

“Fuori le Mura” è un progetto imperniato sul lavoro come fattore centrale del processo di inclusione sociale, sostenuto dalla Fondazione “Con I Sud” nell’ambito dell’Iniziativa Carceri 2019 “E vado a lavorare”. In attuazione dal 1 agosto 2020 nelle province di Catania, Messina, Caltanissetta e Palermo, promuove il primo inserimento o il reinserimento lavorativo e sociale delle persone sottoposte a misure e sanzioni di comunità, o in regime di detenzione in carcere, con l’intento di elevarne il tasso di occupabilità e ridurne, almeno nel lungo periodo, la recidiva. Esso nasce dalla coprogettazione di una solida e qualificata rete sociale pubblico-privata costituita da Enti del Terzo Settore, come la Cooperativa sociale “Prospettiva Futuro” di Catania; della Pubblica Amministrazione, come l’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UIEPE) per la Sicilia; e del privato profit come la DUSTY srl, leader nel settore dell’igiene urbana e della sostenibilità ambientale. Della vasta partnership, guidata da Prospettiva Futuro, fanno parte anche l’Impresa Sociale “Arché” di Catania, specializzata nella formazione professionale, le Case Circondariali di Catania “Piazza Lanza”, di Gela (CL) e di Palermo “Ucciardone”, la Casa di Reclusione di S. Cataldo (CL), il Centro Astalli per l’Assistenza agli Immigrati di Catania, il Centro di Accoglienza Padre Nostro di Palermo, il Consorzio di Cooperative Sociali “Il Nodo” di Catania, la Cooperativa Sociale “Golem” di Valguarnera (EN), l’Istituto Penale per Minorenni di Catania e gli UEPE di Caltanissetta/Enna, Catania, Messina e Palermo, nonché l’Ufficio del Garante dei Diritti dei Detenuti della Regione Siciliana. Obiettivo specifico del progetto è il potenziamento della capacità d’inserimento nel mercato del lavoro di soggetti in espiazione di condanne penali definitive in carcere o in regime di esecuzione di misure alternative e sostitutive, mediante interventi di formazione professionale, tirocini e rapporti di lavoro attivati prevalentemente presso l’azienda partner.  

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