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Carenza medici: l’assessorato siciliano accelera sui dipartimenti interaziendali

Nota dell’assessore Volo inviata a tutti i commissari delle aziende per aprire entro 10 giorni un tavolo tecnico e prevedere la copertura dei turni vacanti negli ospedali della provincia attraverso la collaborazione di tutti i presidi. Tanti i problemi da superare però. La coperta è corta e formare nuovi medici non è certo operazione immediata

Dipartimenti interaziendali di emergenza-urgenza. L’assessore regionale alla Salute, Giovanna Volo, il 5 gennaio ha inviato ai commissari straordinari delle aziende sanitarie dell’isola una nota per avviare la programmazione del piano predisposto recentemente che mira quantomeno a tamponare la grave carenza di medici nelle discipline di emergenza e in quelle di Cardiologia esplosa solo poche settimane fa in attesa dei risultati dei nuovi concorsi banditi. Tanti gli aspetti controversi, a cominciare dal fatto che il numero dei medici è limitato e se uno lo sposti da una parte ti mancherà dall’altra. Il numero chiuso nelle Università sembra proprio stia dando i suoi frutti, in negativo però. Va inoltre considerato che il contratto ne prevede l’esclusività nella azienda di appartenenza.

Cronica mancanza di sanitari

La decisione di creare dei dipartimenti che mettano insieme le aziende scaturisce dall’emergenza che si è verificata poco più di un mese fa nel reparto di Cardiologia dell’ospedale “Gravina” di Caltagirone, dove per alcuni giorni è stata sospesa l’attività della Rete dell’infarto proprio a causa della mancanza di sanitari. Un episodio che ha messo in luce quello che i medici andavano ripetendo da prima della pandemia e cioè che esiste su tutto il territorio siciliano, ma anche in quello della penisola, una gravissima mancanza di specialisti nelle discipline di emergenza-urgenza. La causa sta, anche, in una serie di scelte e di errori fatti nel passato dagli organismi decisionali, partendo da quello banale, ma fondamentale, del mancato raffronto nel corso degli ultimi ani tra i medici pensionati e quelli occorrenti per coprire i vuoti di organico. Scelte che hanno impoverito gli organici riducendoli all’osso mese dopo mese, soprattutto in alcuni ospedali periferici. In alcuni della della provincia etnea, come nel Pronto soccorso di Militello, ci sono reparti che hanno in organico un solo medico. In altri casi, come a Giarre, invece, i turni sono coperti da altri colleghi che arrivano dagli ospedali della grande città.

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Un dipartimento per ogni provincia

Nella nota l’assessore scrive: “Al fine di fronteggiare la cronica carenza di dirigenti medici e di altre figure professionali in atto registrata in seno alle Unità operative che compongono i vari dipartimenti di emergenza-urgenza presenti nella nostra regione, questo assessorato sta programmando la definizione di un unico Dipartimento interaziendale per provincia che accorpi funzionalmente le specifiche strutture al momento operanti nel relativo ambito”. “Ciascuna delle aziende coinvolte – aggiunge l’assessore – dovrà fornire entro 10 giorni dal ricevimento della presente un nominativo, preferibilmente relativo ad una delle figure apicali delle discipline coinvolte, al fine di costituire un tavolo tecnico che, in appoggio agli uffici di questo assessorato, concorrerà alla definizione di compiti e funzioni in forma di riferimento tecnico del provvedimento in adozione”.

Mutua integrazione dei fabbisogni di personale

Quindi la disposizione a provvedere urgentemente alla copertura dei posti vacanti. “Nelle more – scrive ancora la responsabile dell’assessorato – le Ss. Ll. sono inviate, con ogni sollecitudine che la delicatezza del caso merita, ad avviare, tramite accordi diretti tre le specifiche strutture, un sistema di mutua integrazione dei fabbisogni di personale localmente emergenti, ivi compresa la trasversale copertura dei turni previsti nelle singole unità operative, mediante lo spostamento temporaneo di figure specialistiche corrispondenti. Resta inteso che a tale sistema dovrà ricorrere solo nei casi di massima necessità-urgenza una volta infruttuosamente esaurite tutte le manovre di tipo organizzativo e gestionale a disposizione dei singoli titolari apicali delle strutture operative in sofferenza”.

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Pochi favorevoli tanti contrari

Il documento programmatico dell’assessore sembra sia stato accolto con pochi pareri favorevoli e soprattutto contrari dagli ambienti medici delle aziende ospedaliere delle città, soprattutto in quelle aziende che rischiano di veder diminuire l’offerta sanitaria in discipline delicate come quelle dell’emergenza. Inoltre la tanto invocata collaborazione interaziendale tra varie aziende giunge in un momento di particolare sofferenza anche degli organici dei grandi ospedali che pur essendo con una percentuale di medici di gran lunga superiore di quella che si registra negli ospedali della provincia, non raggiunge il cento per cento di copertura. Resta da comprendere anche il meccanismo di accordo temporaneo tra una azienda e un’altra, fermo restando che il medico che potrebbe essere coinvolto potrebbe anche rifiutarsi di raggiungere un altro ospedale visto che il contratto ne prevede l’esclusività nella azienda di appartenenza e quindi procedere a impugnare i provvedimento.

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Concorsi insufficienti e a volte deserti

Inoltre la verifica della possibilità di coprire i turni tramite spostamento di personale rischia di mettere in difficoltà i primari stessi sulla copertura poi dei turni nel proprio reparto.
Un altro problema riguarda quei pochi concorsi banditi. Ci sono ospedali periferici – si prenda ad esempio quello di Lipari, nelle Isole Eolie – dove i concorsi dell’Asp nelle discipline salvavita o vanno deserti, oppure quando hanno un vincitore, questo successivamente rifiuta prediligendo un concorso bandito nei grandi ospedali, dove maggiore è la possibilità di fare esperienza e soprattutto carriera. Qualche giorno prima di Natale l’assessore Volo, rispondendo ad alcune domande della stampa, aveva detto, riferendosi proprio alla carenza di personale medico in alcuni reparti di emergenza-urgenza che “Sono già in corso numerose procedure concorsuali bandite dalle aziende e dagli enti del servizio sanitario regionale per ampliare gli organici. Inoltre mi sto confrontando con i rettori della Sicilia nell’ipotesi operativa di un maggiore impiego di specializzandi dove possibile”.

Interlocuzione con i rettori

Uno dei nodi sta proprio nel numero chiuso e nella carenza di nuovi specializzandi. Ma un altro neo riguarda la fuga dei medici dai reparti di urgenza, come i Pronto soccorso, dove i direttori di dipartimento si ritrovano anche a fare opera di convincimento su alcuni colleghi che preferiscono, dopo anni di prima linea, partecipare a concorsi per medico di famiglia, per andare a coprire un posto ben meno carico di responsabilità giudiziarie rispetto a quello attuale. Una problematica che ha spinto molti esperti interpellati negli ultimi mesi a dire che per queste figure professionali bisogna rivedere il contratto che deve prevedere innanzittutto una paga ben più alta di quella dei colleghi di altre discipline”.

Meglio un’ambulanza che un ospedale senza medico

A tornare recentemente sull’argomento il l prof. Corrado Tamburino, direttore del dipartimento di Cardiologia del Policlinico di Catania, che ha dichiarato, riferendosi proprio alla mancanza di queste figure che “i medici dei reparti di Emergenza-Urgenza ricevono una paga da schifo”. Inoltre Tamburino ha aperto anche un altro fronte, quello di alcuni piccoli ospedali spiegando che al punto in cui ci troviamo non sarebbe errato procedere con qualche chiusura e un rafforzamento del presidio di ambulanze 118. “Viste le evidenti carenze di medici – aveva detto l’illustre Cardiologo – ci sono motivi per credere che oggi sarebbe meglio avere una ambulanza di 118 in più in un determinato centro periferico, piuttosto che un ospedale malfunzionante nella stessa area”.

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Ospedali di comunità

L’assessore, sempre nel corso dell’intervista, si è soffermata anche sugli ospedali di comunità, previsti dal nuovo Piano della rete territoriale di assistenza, dicendo che per la copertura organica in un primo tempo “verrà utilizzato personale già impegnato in varie attività territoriali dai dipartimenti di prevenzione o di cure primarie. Potremmo anche reimpiegare il personale recuperato dall’emergenza Covid. Infine – ha concluso – ci confronteremo coi medici di Medicina generale e gli specialisti ambulatoriali”. Forse una delle chiavi di volta, oltre al confronto con i Rettori, potrebbe essere proprio quella dei Medici di Medicina generale e gli specialisti convenzionati.

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Giuseppe Bonaccorsi
Giuseppe Bonaccorsi
Giornalista professionista con un passato di redattore esperto per molti decenni al quotidiano "La Siclia". Ha collaborato attivamente con diverse testate regionali e nazionali e per anni con l'agenzia stampa "Quotidiani associati". Attualmente collaboratore di diverse testate giornalistiche nazionali e regionali e in particolare de "Il dubbio", il "Fatto quotidiano". Nel recente passato anche collaboratore del "Domani".

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