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Caro carburante, in Sicilia trasporti a rischio. Fermi e proteste dal 14 marzo

Gli autotrasportatori spengono i motori e chiedono al governo Draghi interventi sulle accise. In agitazione anche i benzinai, alle prese con margini di guadagno sempre più esigui. Da lunedì la protesta delle associazioni di categoria, che avvertono: "Possibili blocchi spontanei"

Tir fermi e benzinai al buio. Lunedì 14 marzo saranno diverse le sigle che protesteranno contro il caro carburante, aprendo una settimana di fuoco per l’autotrasporto siciliano. Sulla spinta della guerra in Ucraina il gasolio ha sfondato il tetto dei due euro al litro, e non si possono escludere altri aumenti. “Noi abbiamo tenuto in piedi il paese durante la pandemia. Non pretendiamo un premio, ma che almeno il Governo ci metta in condizioni di lavorare”, dice a FocuSicilia Antonio Mollica, membro della segreteria nazionale di TrasportoUnito, che ha proclamato il fermo per lunedì 14 marzo. Un’iniziativa simile a quella annunciata da Unatras – che riunisce diverse associazioni datoriali – a partire dal 19 marzo, per chiedere risposte all’Esecutivo. “La situazione è critica, martedì 15 marzo saremo ricevuti dal ministro dei Trasporti Enrico Giovannini per portare le istanze della categoria”, dice Giorgio Stracquadanio, segretario regionale di Fita Cna Sicilia. In agitazione anche i gestori delle stazioni di servizio. A partire dalle 19 di lunedì spegneranno la luce, “per protestare contro aumenti che costringono noi titolari a lavorare in perdita”, spiega il presidente regionale di Figisc Confcommercio Riccardo Di Benedetto.

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La questione delle accise

Il conflitto nell’Europa dell’Est è arrivato a complicare una situazione già critica. Il prezzo dei carburanti era infatti in crescita da tempo, tanto che già a febbraio i camionisti siciliani avevano protestato bloccando l’isola. “Abbiamo bisogno di risposte immediate, perché con queste tariffe è diventato impossibile lavorare”, dice Mollica, autotrasportatore siciliano di lungo corso da poco in pensione. Per il rappresentante di TrasportoUnito “il Governo non ha fatto abbastanza, né in sede regionale né nazionale”, e il rischio è quello di danneggiare il settore “mettendo in pericolo la nostra economia, a partire dal comparto dell’ortofrutta”. L’associazione ha elaborato delle proposte da sottoporre a Roma. “Chiediamo che il rimborso trimestrale delle accise, che in questi anni ci ha permesso di sopravvivere, diventi almeno bimestrale”, dice Mollica. Il dirigente di TrasportoUnito si spinge più lontano. “Se il Governo volesse fare qualcosa di davvero risolutivo dovrebbe azzerare per un anno tutte le accise. Questo ci consentirebbe di ricominciare a vivere, ma è una cosa che temo non accadrà mai”. In ogni caso la protesta dell’associazione andrà avanti “finché non ci saranno date risposte chiare, perché a queste condizioni non conviene più accendere il motore”.

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L’iniziativa di Unatras

Un altro fronte è quello aperto da Unatras, associazione che riunisce le sigle di settore Confartigianato Trasporti, Fai, Cna Fita, Fiap, Unitai, Assotir, SnaCasartigiani. I camionisti sono pronti a incrociare le braccia dal 19 marzo, se l’incontro con il Governo di martedì 15 non darà risultati. Gli associati lamentano “il costante e ormai insostenibile aumento del costo del carburante”, aggravato dal fatto che la committenza “non riconosce i maggiori costi dovuti agli stessi aumenti”. In questa situazione per i trasportatori è più conveniente “lasciare i mezzi sui piazzali piuttosto che continuare a viaggiare”, ragione per cui l’associazione non esclude “iniziative spontanee di protesta” anche prima di giorno 19. Le risposte del governo Draghi, al momento, si sono rivelate insufficienti. Unatras cita gli 80 milioni stanziati alcuni giorni fa con il cosiddetto “Decreto Energia”, “che certamente non risolvono i problemi della categoria”. In mancanza di misure più coraggiose, l’associazione potrebbe non limitarsi a un fermo temporaneo. Quello di giorno 19 è infatti “il primo passo di una vertenza che, se malauguratamente restasse senza risposte, potrebbe sfociare in ulteriori e più incisive iniziative”.

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La protesta dei benzinai

Sul piede di guerra, come detto, anche Figisc, la federazione italiana che tutela i gestori degli impianti di carburante. Come detto, lunedì sera i benzinai spegneranno le luci, per chiedere al Governo un intervento sulle accise che possa migliorare i margini di guadagno. “A noi converrebbe chiudere le pompe la notte, visto che delle poche centinaia di euro di incasso ci resta in tasca una cifra ridicola”, dice il presidente regionale Di Benedetto. Attualmente, spiega, sui 2,20 euro al litro della vendita al pubblico il gestore dell’impianto guadagna circa tre centesimi. “Una cifra sulla quale dobbiamo pagare l’Iva, le tasse, le consulenze fiscali ed eventuali commissioni sulle carte di credito, che ormai rappresentano il principale mezzo d’acquisto”. Risultato? “Molti dei nostri associati stanno lavorando in perdita”. Anche Figisc Confcommercio ha elaborato delle proposte per il Governo, a partire dall’applicazione della legge 244/2007, che conterrebbe alcuni strumenti fiscali per venire incontro agli operatori. “Si potrebbe anche intervenire su alcune vecchie accise, per consentire ai benzinai un margine di guadagno accettabile”, conclude Di Benedetto.

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Le mosse delle altre associazioni

Nei prossimi giorni anche altre associazioni del settore trasporti daranno vita ad azioni di protesta. Al centro delle richieste, ancora una volta, la revisione delle accise. Il presidente regionale di Fairc Confesercenti Alberto Palella segnala “un aumento del 30 per cento” del prezzo del carburante, “che diventa drammatico perché riduce notevolmente i margini di guadagno”. Da qui la mobilitazione dell’associazione “per fare arrivare al governo nazionale una richiesta chiara e precisa: eliminare le accise sui carburanti per autotrazione”. In campo anche Confindustria Catania, che nelle scorse ore ha inviato una lettera al prefetto Maria Carmela Librizzi, lamentando “la continua escalation dei prezzi dell’energia, la carenza e l’aumento dei costi delle materie prime”. Gli industriali etnei chiedono quindi di “avviare al più presto un tavolo di confronto tra tutte le parti sociali” per evitare che il settore possa ritrovarsi “in mezzo ad una tempesta perfetta che potrebbe avere conseguenze irreversibili sulla nostra economia”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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