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Caro gasolio, si ferma la pesca siciliana. “Aumenti del 100%, tempesta perfetta”

A pesare sulla categoria, dice il presidente di Fedagripesca Nino Accetta, è il rincaro del carburante spinto dal conflitto nell'Europa dell'est, ma anche "il maltempo e le norme per la riduzione dello sforzo di pesca". La strategia dell'assessore regionale Toni Scilla

Se fosse un film sarebbe La tempesta perfetta. Invece è la realtà, che costringe i pescherecci siciliani a rimanere in porto, per non correre il rischio di rimetterci a causa del caro gasolio. “La guerra in Ucraina, con il balzo del petrolio, è la grande onda della scena finale. La bufera, però, era in corso da tempo”, dice a FocuSicilia Nino Accetta, presidente di Fedagripesca, la federazione di Confcooperative che associa oltre tremila realtà agricole, agroalimentari e della pesca. Per l’associazione, “i costi corrono con aumenti che sono quasi del 100 per cento rispetto ai mesi appena trascorsi”. A pesare sulla categoria, ben prima del conflitto nell’Europa dell’est, “il maltempo e le norme per la riduzione dello sforzo di pesca, che hanno ridotto sempre più le giornate in mare”. Per far fronte a questa situazione, nelle scorse ore, le marinerie italiane hanno deciso uno sciopero di sette giorni, a cui anche la Sicilia aderirà. Intanto la Regione pensa a dei ristori. “Stiamo valutando come intervenire, la situazione è insostenibile”, dice l’assessore regionale alla Pesca Toni Scilla. Eventuali soluzioni, precisa l’assessore, potranno venire soltanto “dal governo nazionale ma soprattutto da Bruxelles, con la revisione di regole spesso asfissianti per il comparto”.

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Il dettaglio dei rincari

Come altre categorie produttive, a cominciare dall’agricoltura, anche la pesca gode di agevolazioni sul carburante. Malgrado ciò, da qualche mese i prezzi hanno avuto un’impennata. Il raddoppio di cui parla Fedagripesca appare evidente confrontando i dati attuali con quelli pre-pandemia. “A febbraio di due anni fa un litro di gasolio agevolato costava dai 30 ai 50 centesimi, in base al luogo di rifornimento, mentre oggi si è superato un euro al litro”, spiega Accetta. Nei primi mesi del 2020, c’è da dire, le condizioni di mercato erano particolarmente favorevoli, tanto che il petrolio per la prima volta nella storia venne venduto a prezzo negativo. Due anni dopo le cose sono ben diverse. Accetta spiega quanto. “In termini percentuali il carburante, che prima copriva circa il 30 per cento delle spese giornaliere, oggi supera il 60 per cento”. Il presidente di Fedagripesca fa un esempio concreto. “Un peschereccio di medie dimensioni, che prima della pandemia impiegava circa mille euro di carburante al giorno, oggi ne impiega dai 2.500 ai tremila”.

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Il caso di Lampedusa

Il discorso diventa ancora più complicato per imbarcazioni di dimensioni maggiori. “Non esiste soltanto lo strascico. Ci sono pescherecci molto grandi, per la pesca del pescespada, dell’alalunga, del tonno, il cui costo di carburante arrivava ai cinquemila euro prima già della pandemia”. Consumi enormi, che con il caro gasolio sono divenuti insostenibili. “Pensate quanto dovrebbero pagare oggi queste imbarcazioni per mettersi in mare”, osserva il presidente. Da qui la decisione di fermare le attività, soprattutto nella zona dell’Adriatico “ma anche qui in Sicilia, visto che in alcuni porti come quello Lampedusa, dove ci sono maggiori prezzi di trasporto, il carburante ha superato un euro e dieci centesimi al litro”. Nella lunga storia delle marinerie le oscillazioni del carburante non sono mancate, precisa Accetta, “ma una situazione come quella che stiamo vivendo oggi non si era mai verificata”. Una tempesta perfetta, appunto, con la grande onda della guerra in Ucraina che “rischia di darci il colpo di grazia”.

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Il problema dei regolamenti

Con questi numeri, continua Accetta, mettere in mare una bara è “assolutamente insostenibile”. Un peschereccio, spiega il presidente di Fedragripesca, “non è come uno stabilimento di terra, in cui si può lavorare riducendo il personale. A bordo tutti sono indispensabili, nessuno escluso”. Ciò comporta che gli aumenti del carburante “non possono essere recuperati da altre parti”, ma soltanto aumentando la quantità di pescato “che però è sottoposto a rigide regolamentazioni da parte dello Stato e dell’Unione europea, pensiamo al gambero rosso e al gambero bianco”. Il riferimento è alle giornate di “fermo biologico” in cui le navi non possono pescare per consentire alle specie di riprodursi. Regole che la categoria contesta da anni, e che diventano “pericolose” in un momento come questo. “Il rischio è che i nostri mercati siano invasi da prodotti provenienti dall’estero, più di quanto non accada adesso”, avverte il presidente di Fedagripesca.

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Gli interventi della Regione

Una situazione che preoccupa anche l’assessore regionale all’Agricoltura Toni Scilla. “Nelle prossime settimane distribuiremo quattro milioni di euro di aiuti legati al Covid, dopo i 15 milioni erogati nel 2021”, annuncia l’assessore. Il tema del caro carburanti, tuttavia, merita un intervento specifico. “Dobbiamo valutare con Roma un contributo emergenziale, e sul lungo periodo semplificare le regole europee che impongono al settore dei lacci e lacciuoli spesso inutili”. Un altro aiuto, paradossalmente, potrebbe venire proprio dalla ferma obbligatoria. “Il ministero ha appena pubblicato il decreto, a breve pubblicheremo quello di recepimento regionale”. L’idea, spiega Scilla, è che le imprese possano sfruttare il periodo di ferma obbligatoria di trenta giorni per superare questo periodo, sperando di ricominciare a lavorare con una situazione energetica migliore. “Dobbiamo difendere la specificità della pesca del Mediterraneo, che è ben diversa da quella dell’Atlantico e merita misure di sostegno adeguate”, conclude Scilla.

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Le richieste al governo

I rappresentanti delle marinerie italiane che nelle scorse ore hanno deciso lo sciopero incontreranno mercoledì il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, che ha competenza sul settore della pesca. Come scrive l’Associazione produttori pesca, un’ipotesi sarebbe quella di “far entrare il comparto della pesca tra quelli che vedranno un sostegno nel prossimo Decreto”. A livello territoriale Fedagripesca ha avviato da tempo le interlocuzioni, ai tavoli regionali e nazionali. “Abbiamo incontrato a più riprese l’assessore Scilla, a Mazara del Vallo e a Sciacca, ma anche il sottosegretario Francesco Battistoni, per capire come intervenire”. Accetta ribadisce che servono “misure appropriate”, che riportino il prezzo del gasolio agevolato “a un costo sostenibile per le imprese della pesca”. Senza tali interventi, conclude, molte aziende non avranno altra scelta che rimanere in porto. “Speriamo di essere ascoltati, prima che la tempesta travolga il nostro settore”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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